Nel 117 d.C., alla morte di Traiano, l’Impero passa ad Adriano. È un passaggio di continuità e insieme di stile. Il nuovo principe rinuncia a spingere ancora più lontano le frontiere, consolida ciò che ha ricevuto e concepisce il governo come presenza: viaggia, ispeziona eserciti e città, attraversa le province, interviene nei cantieri. La sua cultura è profondamente greca; architettura, paesaggio e amministrazione diventano parti di uno stesso progetto. È il tempo della massima felicità dell’Impero: non perché siano scomparse guerre e tensioni, ma perché Roma sembra possedere insieme sicurezza, ricchezza, mobilità e una capacità quasi illimitata di trasformare lo spazio ( immagine di copertina ).

Villa Adriana, avviata presso Tivoli nei primi anni del regno e ampliata per decenni, è la manifestazione più spettacolare di questa pienezza. Non è una semplice residenza di campagna: è una città privata di padiglioni, terme, ninfei, portici, giardini e bacini d’acqua, nella quale esperienze raccolte durante i viaggi imperiali vengono tradotte in architettura. Il mondo conosciuto entra nella villa sotto forma di marmi, prospettive, nomi evocativi e soluzioni tecniche. L’acqua unisce gli ambienti e moltiplica i riflessi; il lusso diventa costruzione di un paesaggio capace di far percepire il dominio romano come ordine, varietà e piacere.

Su scala infinitamente minore, ma dentro lo stesso clima materiale, la Magliana restituisce un riflesso di quella prosperità. Nel 1976, durante lavori agricoli presso Casale Tocchella, in località Infernaccio, via della Magliana 854, emergono le strutture della villa romana dell’Infernaccio. Le indagini della Soprintendenza proseguono nel 1982-1983 e nel 1988; lo scavo resta incompleto.

La villa, sviluppata nel II secolo e trasformata nel tempo, comprende gli ambienti del dominus, un grande peristilio e circa venti vani con apparati decorativi diversi: marmi di Carrara, cipollino e grigio venato, mosaici bianchi e neri o policromi. Il nome del proprietario resta ignoto. Le indagini registrano anche un settore termale, configurato nelle trasformazioni del III secolo e alimentato da una sorgente idrotermale. La lunga durata è significativa: la ricchezza messa in moto nel pieno II secolo continua a produrre architettura e comfort oltre Adriano. La “massima felicità” lascia stanze, marmi, mosaici e bagni in un paesaggio suburbano che riflette, in proporzione, il linguaggio della corte ( Fig. 1 ).

Cortile di una villa suburbana di età adrianea lungo il corridoio portuense.
FIG. 1 – UNA VILLA SUBURBANA NELL’ETÀ DI ADRIANO. Un cortile con peristilio, vasca e attività domestiche evoca la prosperità delle residenze lungo il corridoio portuense nel II secolo d.C. La scena suggerisce il contesto di Casale Tocchella senza ricostruire il sito (ricostruzione AI generata con supervisione umana)

Pietra Papa: le terme riemerse dal Tevere

Più vicino alla città, nel quartiere Marconi, sulla riva sinistra del Tevere di fronte alla Basilica di San Paolo, il sito di Pietra Papa mostra un’altra faccia di questa lunga prosperità. Le strutture più antiche risalgono agli ultimi decenni della Repubblica; rifacimenti in laterizio, attestati da bolli del 123 d.C., collocano una fase importante del complesso in piena età adrianea. Terme, acqua, traffici fluviali e spazi di servizio si sovrappongono in un settore che vive in rapporto diretto con il fiume.

La riscoperta comincia nel 1915. Una piena del Tevere dilava il terreno e mette a nudo tre sale termali in opus reticulatum, indicate come A, B e C, con pavimenti musivi a tessere bianche e nere e scene legate alla palestra. Intorno compaiono il forno, la cisterna, la latrina e altri ambienti di servizio; verso il fiume si apre una struttura interpretata come piscina natatoria. Lo scavo del 1939, diretto da Giulio Jacopi, raggiunge le parti più sorprendenti del complesso: due piccoli ambienti sotterranei, D ed E, collegati fra loro e coperti di pitture nautiche e marine. Gli affreschi vengono distaccati e trasferiti al Museo Nazionale Romano.

La sala E misura circa 4,40 per 3 metri ed è coperta da una volta a crociera; la sala D, raggiungibile attraverso una piccola apertura, misura circa 4,20 per 2,50 metri e ha volta a botte. Entrambe presentano un fondo azzurro che trasforma le pareti in uno spazio d’acqua. I pavimenti oggi visibili appartengono al IV secolo: in E un mosaico policromo con grande esagono centrale, motivi geometrici, fiori, tralci e vasi; in D un mosaico bianco e nero a disegno geometrico. Pietra Papa non è dunque una fotografia immobile del 123, ma un organismo riutilizzato e modificato per secoli.

La funzione di D ed E resta discussa. Una prima lettura li considera parte del sistema termale: un rivestimento marmoreo corre alla base delle pareti fino a circa quarantacinque centimetri e ha fatto pensare a due vasche comunicanti, quasi un ninfeo sotterraneo. Ma le immagini complicano la spiegazione: barche fluviali e fauna marina convivono senza proporzioni realistiche, entro un repertorio che non descrive scientificamente il Tevere.

Le pitture mostrano pesci, molluschi e cefalopodi mediterranei. Una ricognizione zoologica ne ha distinto ventitré specie, con ricorrenza di scorfano rosso, sarago fasciato e delfino; molte erano commestibili e allevabili in vivaio. Da qui l’ipotesi che la struttura U davanti alle terme fosse una peschiera per conservare temporaneamente esemplari vivi e che il complesso potesse intrecciare bagno e attività legate al commercio ittico.

Jacopi ricondusse la mescolanza di acqua dolce e marina al repertorio nilotico ellenistico, nel quale il delta del Nilo rende plausibile l’incontro di ambienti diversi. Si è pensato a maestranze greco-egiziane o a imitatori romani, e anche a un committente mercantile legato ai traffici mediterranei. Un mercator potrebbe avere riutilizzato l’impianto per attività commerciali o residenziali, ma nessuna ipotesi chiude il caso. Sepolture in anfora e alla cappuccina e due ambienti interpretati come colombari confermano soltanto la lunga sovrapposizione di funzioni nell’area ( Fig. 2 ).

Archeologi mettono in luce murature romane alla Villa dell’Infernaccio.
FIG. 2 – GLI SCAVI ALLA VILLA DELL’INFERNACCIO. Una squadra archeologica mette in luce murature romane, lasciando visibili trincee e settori ancora non indagati. La scena insiste sul carattere parziale della conoscenza del sito e non inventa ambienti termali antichi (ricostruzione AI supervisionata)

Portunus e le acque dipinte di Pietra Papa

Se la funzione delle sale resta incerta, il programma figurativo possiede un centro più leggibile. All’ingresso una Nereide introduce al mondo delle acque: cavalca una creatura marina e apre una sequenza che non riproduce il Tevere in modo realistico, ma lo trasforma in paesaggio mitico. Le Nereidi appartengono alla tradizione greca del mare benevolo e pericoloso, della navigazione e dell’approdo; a Pietra Papa costituiscono la soglia figurativa entro cui si inserisce il dio romano del passaggio.

Sulle pareti compaiono piccole imbarcazioni dai colori vivaci, lintres e barchette lusorie condotte a remi, accostate a una nave di alto mare e ad altre navicelle fluviali. Il fiume locale comunica così con il Mediterraneo, l’approdo con il porto, la barca leggera con la grande navigazione. Le barchette traducono visivamente una società in movimento: sotto Adriano uomini, merci, modelli artistici e culti percorrono una rete imperiale che unisce sponde lontane.

Al centro della parete orientale, fra due imbarcazioni, compare una figura giovanile a cavallo di un delfino, tradizionalmente identificata con Portunus, anche se è stata proposta la lettura alternativa come Erote. La lettura portunale è coerente con il paesaggio fluviale: Portuno appartiene allo strato antico della religione romana ed è il dio dei porti e delle porte, degli approdi e delle soglie. Varrone lo definisce deus portuum portarumque: una formula che tiene insieme l’arrivo e il passaggio. Sul Tevere protegge la piccola navigazione, i commerci, gli imbarchi e l’atto elementare dell’attraversare.

Nei Portunalia del 17 agosto il culto ricorda che ogni porto è un punto di incontro fra mondi diversi. A Pietra Papa questa divinità indigena viene immersa in un repertorio ellenistico e marino senza perdere il proprio ruolo centrale. Nereidi e barchette preparano la scena; Portunus la domina. Il ragazzo sul delfino diventa così una sintesi dell’età adrianea: un Impero romano capace di assorbire linguaggi greci ed egiziani continuando a riconoscersi nei propri dèi del fiume. E il dio del transito introduce una prima ambiguità nella felicità: ogni passaggio implica che qualcosa venga lasciato alle spalle ( Fig. 3 ).

Tempio di Portunus presso il porto fluviale con mercanti e barcaioli.
FIG. 3 – PORTUNUS TRA SANTUARIO E PORTO FLUVIALE. Il tempio presso il Foro Boario è inserito in una scena continua con mercanti, barcaioli e facchini lungo la riva. L’immagine visualizza il legame fra culto, attraversamenti e scambi senza attribuire a Pietra Papa dettagli non attestati (ricostruzione AI supervisionata)

Argini e Ostia: l’Impero al culmine sul Tevere

A Pietra Papa la pittura delle acque convive con l’ingegneria delle acque. Fra gli ambienti termali e il fiume è emerso un lungo tratto di arginatura, databile a un momento successivo al 134 d.C. e generalmente ricondotto al quadro delle sistemazioni adrianee del Tevere. Il cantiere prosegue una storia secolare di delimitazioni: un cippo dell’area documenta un intervento augusteo del 7 a.C.; un altro richiama i consoli Marcio Censorino e Asinio Gallo. Il potere romano misura la riva, la segna e periodicamente deve ristabilire ciò che il fiume cancella.

Fra il 10 e il 14 settembre 1915, a Pian Due Torri, vengono estratti dalla sponda due cippi terminali con iscrizioni identiche. Essi attestano, sotto Adriano, una seconda restituzione della limitazione traianea; fra i due cippi erano ancora visibili ruderi antichi. La notizia, registrata da F. Fornari nelle Notizie degli Scavi del 1916, lega la Magliana alla politica adrianea del Tevere con una precisione rara: il ripristino concreto di un confine fluviale già fissato dal predecessore.

Negli anni Settanta Claudio Mocchegiani-Carpano indaga anche il letto del fiume davanti alle terme, riconoscendo resti sommersi di banchine in conglomerato cementizio e strutture in opera a sacco. Pietra Papa appare allora come un nodo rivierasco nel quale terme, approdo, traffici, arginature e forse commercio ittico dialogano con il Tevere. La prosperità adrianea è fatta anche di infrastrutture destinate a rendere stabile ciò che per natura si muove.

La stessa logica raggiunge la scala urbana a Ostia. Sotto Adriano la città tocca uno dei vertici della propria prosperità; l’imperatore ricopre due volte il duovirato, con una seconda magistratura attestata nel 126, segno di un interesse eccezionale per il governo locale e per il grande programma edilizio. Il Foro viene dominato dal Capitolium adrianeo; Basilica e Curia organizzano il centro civico. Intorno al porto fluviale, domus, terme, portici, mercati e horrea mostrano una città nella quale monumentalità e logistica appartengono allo stesso sistema.

Ostia rende visibile ciò che Villa Adriana, Casale Tocchella e Pietra Papa hanno mostrato su scale diverse: la ricchezza diventa materia, servizio e paesaggio. Negli ultimi anni del regno le rive del Tevere continuano a essere delimitate e ripristinate, mentre il sistema urbano-portuale appare ancora capace di espandersi e autoripararsi. Proprio il culmine, però, rende percepibile il suo contrario: ciò che viene restaurato è qualcosa che il tempo ha già cominciato a cancellare. Dietro la pienezza dell’Impero si apre così la domanda che accompagnerà gli ultimi anni di Adriano: quanto può durare il tempo migliore ( Fig. 4 )?

Spazio urbano di Ostia durante il rinnovamento dell’età di Adriano.
FIG. 4 – OSTIA NELL’APOGEO ADRIANEO. Una strada e uno spazio civico animati da costruttori, bottegai e viaggiatori restituiscono la città durante il rinnovamento del II secolo d.C. L’immagine richiama la prosperità urbana senza fondere in una veduta monumenti di luoghi diversi (ricostruzione AI supervisionata)

In copertina:

Complesso termale e ninfeo di Pietra Papa in funzione con bagnanti adulti lungo il Tevere.
PIETRA PAPA, BAGNI SUL TEVERE. Una ricostruzione prudente mostra il complesso termale e il ninfeo in funzione nel II secolo d.C., con bagnanti adulti e semplici architetture d’acqua sulla riva. La scena evoca il paesaggio suburbano senza proporre una planimetria certa del sito (ricostruzione AI supervisionata)


(articolo aggiornato il 6 Settembre 2026)