Mentre Galeria perde abitanti, verso ovest il Tevere piega alla Magliana e la pianura si apre in direzione di Maccarese. Qui si estende Campo Salino, basso e ventoso, segnato da canneti e acquitrini e poco adatto alle colture per le infiltrazioni di acqua salata provenienti dallo Stagno Maggiore. La stessa natura che altrove scoraggia la permanenza produce però un uso diverso del suolo: gli spazi aperti sono adatti ai cavalli, che possono muoversi in grandi branchi e abbeverarsi alle pozze salmastre.
Le carte permettono di vedere che questo scenario non nasce con le feste di metà Settecento. Nel 1692 Cingolani contrassegna Camposalino con il n. 138 e Salsare con il n. 140; nel 1696 Ameti riunisce Campo Salino dei Mattei e la Vignola dei Serlupi dentro un grande fondo che dal fosso di Galera arriva fino al territorio di Porto. De Rossi nel 1704 ripete i dati del catasto alessandrino (FAP., II, tavv. 164, 181 e 168). Prima di diventare pista, scuderia e palcoscenico, Campo Salino è dunque una costruzione patrimoniale: nomi, limiti e diritti preparano lo spazio che l’aristocrazia trasformerà in rappresentazione.
Anche Campo di Merlo documenta il radicamento dei Rospigliosi nella zona. Cingolani lo indica nel 1692 ai nn. 133 e 137; Ameti nel 1693 e 1696 registra Campo Merlo degli Alberini. Nel 1699 gli Alberini cedono la loro parte alla duchessa Camilla Pallavicini Rospigliosi (D. Orano, Marcello Alberini…, in RSR., 1895, p. 67). Nel 1704 De Rossi distingue ormai due casali: quello del duca Rospigliosi, di 279 rubbia e 2 quarte, verso Roma, e quello del duca Mattei Orsini, di 95 rubbia, verso il mare (FAP., II, tav. 168). L’ingresso della famiglia nel paesaggio ha quindi una base documentaria precisa, anteriore alla stagione equestre di Camillo.
Su questo paesaggio si proietta la famiglia Rospigliosi. Don Clemente Domenico, nato nel 1674 e pronipote di Clemente IX, vive fra il palazzo del Quirinale e le tenute dell’Agro. Nelle collezioni familiari quadri e marmi convivono con un interesse molto concreto per scuderie, animali e poderi. A Roma arriva anche il pittore fiammingo Kristiaan Reuder, specialista in cavalli e scene animali. Nel dipinto della Compera dei cavalli Clemente compare fra stallieri e destrieri: l’aristocrazia mette già in immagine il proprio rapporto con la campagna.
La differenza con Galeria non potrebbe essere più netta. Là la distanza da Roma e le condizioni ambientali consumano una comunità; qui la stessa periferia viene cercata proprio perché permette libertà, spazio e rappresentazione. Le due scene mostrano che il Settecento non produce una sola campagna, ma più campagne sovrapposte, determinate dalla posizione sociale di chi le attraversa.
Anche qui, però, la festa poggia su un’organizzazione materiale. Fattori, stallieri, allevatori, braccianti e servitori rendono possibile il tempo libero del principe. Campo Salino non è un parco astratto: è una tenuta che deve produrre foraggio, mantenere animali, sorvegliare acque e ricoveri. Il privilegio aristocratico consiste anche nel poter trasformare questo lavoro invisibile in un paesaggio di piacere. Reuder dipingerà soprattutto il risultato, non la fatica che lo sostiene. È proprio questa infrastruttura umana, quasi invisibile nei dipinti, a trasformare una pianura malsana in una macchina equestre capace di sostenere allevamento, corse e rappresentanza.
Camillo Rospigliosi e Johan Reuder costruiscono un regno equestre
Nel 1714 nasce Camillo Rospigliosi, figlio di Clemente e Giustina Borromeo Arese. Dopo il 1740 è ormai il “principino” più eccentrico della famiglia: cresce fra gallerie e scuderie, ama l’equitazione molto più degli affari e trasforma la propria immagine in un esercizio continuo di distinzione. Nel 1737 Agostino Massucci lo ritrae in frac rosso con galloni d’oro, ghette di seta e cavallo bianco. Poco dopo la morte del padre rinuncia di fatto al ruolo di capofamiglia, lasciando al fratello Giovan Battista titolo e responsabilità e riservandosi un appannaggio per feste, giochi e cavalli, oltre all’uso della tenuta di Campo Salino.
Accanto a lui compare Johan, o Giovanni, Reuder, figlio di Kristiaan. È un pittore meno disciplinato del padre: prospettive incerte, figure ingenue, colori vivaci. Proprio questa maniera, vicina alla bambocciata, si adatta però perfettamente al mondo del principino. Johan diventa pittore di famiglia, scudiero e compagno di scena; segue Camillo nelle tenute e registra ciò che l’aristocrazia vuole vedere di se stessa: movimento, festa, animali, folla.
Campo Salino diventa così un regno privato di scuderie e galoppi. Camillo seleziona razze, segue genealogie, cerca cavalli da corsa degni dei palii e trasforma una pianura difficile da coltivare in una risorsa spettacolare. L’ambiente non è stato domato: è stato reinterpretato. L’acqua salmastra e gli spazi aperti, che rendono incerta l’agricoltura, diventano elementi funzionali all’allevamento equestre.
I cavalli ricevono nomi che li trasformano quasi in personaggi: Gelsomina, Capriola, Polledruccia, Bicchierino, Leggiadro, Brigliadoro. Johan li ritrae uno dopo l’altro, componendo un archivio visivo della scuderia. Camillo, intanto, misura il proprio tempo con gare e scommesse. Nel diario Vinte e perse non registra grandi avvenimenti politici, ma corse, cavalli schierati, somme spese o incassate. Mentre lo Stato pontificio conta rendite e anime, il principino costruisce una contabilità privata della velocità e del gioco.
1745–1748: sulla Portuense sfilano papa, cavalli e giostre
La stessa strada che collega le tenute alla città è parte dello spettacolo. Il 29 aprile 1745 Benedetto XIV lascia Roma diretto a Porto. Gaetano Moroni ricorda la composizione del seguito pontificio e una sosta lungo la Via Portuense presso la Casetta Mattei. L’episodio mostra quanto la campagna resti inserita nei percorsi della corte: casali e osterie non sono soltanto strutture rurali, ma tappe di una mobilità che unisce Roma al Tevere e alla costa.
Nel 1747 Johan Reuder ritrae Aquilino, il cavallo prediletto di Camillo. Il principino si riconosce nell’animale nervoso e potente e trasforma il rapporto con i cavalli in un segno della propria identità. L’anno successivo decide di spingere oltre il gioco aristocratico. Al Castello della Magliana, antica residenza di caccia dei pontefici, organizza la “giostra della vaccina”, una tauromachia romana nella quale uomini, cani e cavalli affrontano un bovino dentro uno spazio gremito di invitati.
Il 15 settembre 1748 il castello brulica di ospiti. Il programma è feroce e insieme cerimoniale: il bovino viene liberato nella piazza, i cani lo assalgono, i cavalieri intervengono con le picche. Reuder fissa la scena nella Giostra dei tori alla Magliana: al centro un toro bianco ferito, intorno cani, cavalli, spettatori e architetture. Il paesaggio rurale diventa teatro, e la violenza animale viene trasformata in intrattenimento di corte. Tra i cavalli spicca Aquilino, che Camillo celebra con enfasi come «figlio del vento»: un animale elevato a emblema personale della velocità e del prestigio.
Il Castello della Magliana è perfetto per questa metamorfosi. La piazza d’armi diventa arena, le mura del Sangallo recinto, la Loggia del Bramante tribuna. Camillo usa un luogo segnato dalle villeggiature pontificie per inventare una corte personale: gioca al pallone con i popolani, organizza palii, chiude i ricevimenti con fuochi d’artificio. Dietro la scena continua a scorrere la successione dei cardinali commendatari, da Acquaviva a Gualterio, Bentivoglio, Portocarrero e Doria Pamphilj. L’istituzione resta, ma per un giorno la festa sembra appropriarsi dell’intero paesaggio.
La “gran carriera” chiude la stagione di Camillo nel 1763
Subito dopo Reuder realizza la Festa del principe Rospigliosi alla Villa della Magliana, grande scena popolata da oltre cento figure. L’interesse non è soltanto pittorico: il quadro registra come aristocratici, servitori, popolani, cavalli e architetture condividano temporaneamente lo stesso spazio. La festa produce una comunità effimera e gerarchica, costruita per essere vista. La campagna non è più sfondo neutro; è parte della rappresentazione sociale.
In alto compare la “gran carriera”. Il rettilineo della Magliana diventa pista per una corsa di uomini a cavallo, con la cinta merlata del castello sullo sfondo. È forse l’immagine più efficace della campagna aristocratica settecentesca: lo stesso territorio che a Galeria sembra fermarsi viene qui accelerato, percorso al galoppo e trasformato in immagine. Reuder documenta una modernità aristocratica fatta non di fabbriche o strade nuove, ma di velocità, consumo e spettacolo.
Camillo muore nel 1763. Con lui si chiude la fase più vistosa di questo teatro equestre. La morte del principino non cancella le tenute né le reti patrimoniali, ma riduce la capacità di un singolo personaggio di trasformare la campagna in una festa permanente. Dopo il silenzio di Galeria e il clamore della Magliana, il problema cambia natura: non più come l’aristocrazia usa la campagna, ma come chi vi abita stabilmente riesce a trasformarla in comunità.
La morte del principino, infatti, non scioglie la struttura patrimoniale che aveva reso possibile quel teatro. Nel catasto annonario del 1783 ricompare la distinzione fra Campo Salino e Salsare: Camposalino, chiamato anche Ponte Galera, risulta avere un’estensione di r. 284,2 ed è diviso in sei quarti, tre di monti – Valle Galera, Casale e Capo ai Prati – e tre di piani – Valle Galera, Quartaccio e Osteria -, oltre al prato dell’Ortaccio. I confini toccano Quartaccio di Ponte Galera, San Cosimato, Santa Cecilia lungo il fosso Galera, Castel Malnome, Torre Bufalara, Ponte Galera o Chiesola e il Tevere (NM., I, pp. 123-124, n. 137). Sotto il ricordo delle feste continua dunque a funzionare una geografia di proprietà, prati e limiti.
La pittura di Johan conserva intanto ciò che la cronaca amministrativa non avrebbe motivo di descrivere: posture, folla, cavalieri in corsa, bottai che fanno scorrere il vino, musicisti, mortaretti, nobili costretti a fuggire davanti al toro. Come le carte catastali avevano reso leggibile la proprietà, queste immagini rendono leggibile un uso sociale del territorio. Il loro valore sta proprio nel contrasto: mentre Galeria viene ricordata perché vuota, la Magliana di Reuder è ricordata perché sovraffollata per un giorno. Camillo aveva persino ridotto gare e cavalli a un proprio calendario privato, annotando in Vinte e perse risultati, animali schierati e somme giocate: la competizione diventava misura del tempo.
(articolo aggiornato il 15 Settembre 2026)



