Nel pontificato di Damaso (366-384) Roma conosce una profonda rinascita religiosa. Il papa promuove il recupero sistematico delle catacombe e delle tombe dei martiri lungo le vie consolari, trasformando le necropoli suburbane in mete di pellegrinaggio e ridisegnando la geografia sacra della città ( immagine di copertina ).
Segno di questa politica sono le epigrafi “damasiane”, versi in latino classico che il papa fa incidere sui sepolcri dei martiri e degli apostoli. Realizzate dal calligrafo Furio Filocalo, esse raccontano le vicende dei santi e ribadiscono il ruolo speciale di Roma, che può vantare come cittadini gli apostoli Pietro e Paolo.
Quando la nostra strada glareata di Ponte Galeria entra in uso, l’Impero sta cambiando pelle. Dopo Costantino sono gli anni di Graziano, Valentiniano II e soprattutto di Teodosio I: nel 380 l’Editto di Tessalonica fa del cristianesimo niceno la religione ufficiale, relegando le altre forme di culto a “follie di menti ostinate”. Tra 381 e 391 una serie di leggi proibisce i sacrifici pubblici, chiude i templi e vieta l’accesso ai santuari pagani: il paganesimo sopravvive ormai ai margini, nei villaggi e nei boschi sacri.
Parlare di “tolleranza” nel tempo di Teodosio significa descrivere un equilibrio paradossale: i cristiani sono protetti e favoriti, mentre i culti tradizionali vengono progressivamente disinnescati. A Roma i templi restano al loro posto, ma i finanziamenti pubblici si spostano verso basiliche e santuari martiriali; lungo la Via Portuense e la Via Campana le catacombe cessano di essere rifugi clandestini e diventano tappe ufficiali dei pellegrinaggi, mentre boschi sacri come quello della Dea Dia alla Magliana entrano presto nel mirino delle confische imperiali ( Fig. 1 ).

Le epigrafi damasiane trasformano i sepolcri in monumenti pubblici
In questo scenario si inserisce la nostra strada di Ponte Galeria. Il termine viæ glarea stratæ, “strada glareata”, viene da Tito Livio, che oppone ai tratti urbani in basalto (“silice in Urbe”) le strade extraurbane in ghiaia compattata (“glarea extra Urbem”). Col tempo, soprattutto nelle fasi tarde dell’Impero, la soluzione economica prevale: lungo le grandi direttrici consolari si costruiscono sempre più tratti in pietrisco e ghiaia, poggiati su robuste massicciate.
Tra aprile e giugno 2001, in un’area di futura edificazione alla fine di via Lorenzo Allievi (oggi via Aldo Bibolini), i sondaggi di archeologia preventiva mettono in luce, sotto uno spesso strato di terreno moderno, un battuto di ciottoli e ghiaia: una strada glareata. Nel 2002 uno scavo estensivo porta alla luce un tratto di 145 metri con andamento est-ovest. La massicciata, in blocchi di calcare, tufo e puddinga, è allettata a secco; in più punti la superficie glareata è ancora conservata.
La carreggiata è sorprendentemente ampia, circa 8 metri: due carri possono incrociarsi per senso di marcia, come su una moderna strada a quattro corsie. Gli archeologi concludono che non si tratta di un semplice collegamento secondario, ma di un asse principale: un ramo della Via Portuense parallelo al Tevere, destinato al traffico pesante su carri trainati da buoi. La datazione, compresa tra il II e il IV secolo d.C., colloca l’uso della strada proprio nel tempo di Damaso e di Teodosio ( Fig. 2 ).

Teodosio cambia l’equilibrio religioso dell’Impero romano
Durante la stessa campagna viene rinvenuto anche un piccolo tesoretto di 250 monetine di bronzo deposto in una fossa poco profonda. I numismatici datano il complesso in età tardo-imperiale e riconoscono, su alcune monete, l’effigie di Flavio Valentiniano, cesare d’Occidente dal 364.
Nel 2005, a poche centinaia di metri di distanza, presso lo scavo dell’Acquedotto Portuense lungo l’autostrada Roma-Fiumicino, viene individuato un secondo tratto di strada glareata. Presenta tecniche costruttive affini ma non identiche al primo: pavimentazione in ciottoli di medie e piccole dimensioni e ghiaia su un vespaio di pezzame di tufo, e scavalca l’acquedotto in corrispondenza di una sua porzione crollata; viene datato a una fase successiva al disfacimento dell’acquedotto, quindi oltre il IV secolo.
Tra il novembre 2009 e il febbraio 2010 una terza campagna di scavi, diretta da Federica Andreacchio, indaga l’area destinata a nuovi edifici del Consorzio Cooperative di abitazione. Tre trincee ortogonali all’asse stradale consentono di seguire il tracciato della via Portuense-Campana e di documentarne un diverticolo largo tre metri, anch’esso glareato, che si dirige verso il Tevere. La strada principale e il suo braccio secondario giacciono sul medesimo piano altimetrico, circa 2,5 metri sotto l’attuale piano di campagna ( Fig. 3 ).

La strada glareata di Ponte Galeria attraversa la nuova Roma cristiana
La nostra strada glareata è dunque un’infrastruttura insieme economica e simbolica: lungo questo ramo della Portuense, in età teodosiana, viaggiano merci ma anche pellegrini, chierici e marmi diretti ai nuovi edifici cristiani del Lucus degli Arvali e dei santuari martiriali portuensi ( Fig. 4 ).

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(articolo aggiornato il 8 Settembre 2026)



