All’inizio del 2023 il sottosuolo torna nella cronaca del Territorio Portuense. Per quasi tre mesi resta interrotto un tratto di via della Magliana, in prossimità dell’incrocio con via del Ponte Pisano. Il riempimento della voragine richiede più tempo del previsto perché nello scavo si intrecciano cavi e tubazioni dei sottoservizi: prima di chiudere il cedimento occorre allargare l’area di lavoro e mettere in sicurezza le linee senza interrompere le forniture. Le verifiche individuano la causa immediata nella rottura di una tubazione Acea e nella fuoriuscita d’acqua da una fognatura mista; il 31 marzo la strada viene infine riaperta. Sotto una carreggiata moderna convivono terreni, riporti, reti tecniche e, in alcuni quadranti, vuoti scavati molti secoli prima ( immagine di copertina ).
Il 26 aprile cede via Giannetto Valli, davanti al civico 80. La voragine occupa circa dieci metri quadrati e raggiunge una profondità nell’ordine dei cinque metri; sette famiglie vengono evacuate in via precauzionale. Il danneggiamento della condotta idrica impone anche la sospensione temporanea dell’erogazione e l’impiego di autobotti, mentre le verifiche tecniche devono stabilire quando gli abitanti possano rientrare. Anche qui l’innesco immediato viene ricondotto a una conduttura idrica danneggiata. Via Valli attraversa però il III miglio dell’antica Via Campana-Portuensis, in un settore dove sondaggi e cronache registrano da decenni cavità e sprofondamenti.
La serie documentata comincia almeno nel 1978, quando un cedimento porta ad accertare vuoti sotterranei dimenticati. Seguono episodi nel 1989, nelle vicine via Statella e via Mancini nel 1991, in via Prospero Colonna nel 1995. Nel 2001 il georadar individua vaste aree con vuoti e una nuova voragine si apre su via Valli; altri cedimenti arrivano nel 2007 e nel 2008.
L’origine del paesaggio ipogeo è molto più antica. Lungo la Via Campana i Romani estraggono tufo e materiali piroclastici destinati alla crescita dell’Urbe. Le colline consentono di sviluppare gallerie sotterranee: nuclei estrattivi sono noti fra Valli e Mancini e, verso il II miglio, a Vigna Pia, sotto l’ex Forlanini e nel settore Paladini-Pellati-Bianchi. Quando l’attività termina, alcuni ambienti cambiano funzione. A Generosa una cava diventa necropoli e poi cœmeterium cristiano; altrove le gallerie vengono riutilizzate come cantine, ricoveri e spazi di servizio.
Una perdita idrica può erodere i terreni; un vuoto antropico può aumentare la vulnerabilità locale; ogni cedimento richiede una verifica propria. Nell’aprile 2023 via Giannetto Valli cede ancora dentro uno dei settori caveali più persistenti del Portuense. Nello stesso periodo un’altra ricerca prova a capire quale storia possa essersi conservata in quelle profondità ( Fig. 1 ).

Due martiri, due miglia e un cimitero perduto lungo la Portuense
Le cave della Campana-Portuensis custodiscono anche una geografia religiosa. Gli itinerari dei pellegrini dispongono lungo la Via Portuensis una sequenza di martiri: prima il cœmeterium di Ponziano, poi una tappa enigmatica legata a Giulio e Felice, infine Generosa. Giovanni Nino Verrando legge questa successione come un percorso reale e restringe l’area della ricerca fra i due cimiteri già identificati.
Il primo Felice appartiene alla memoria delle persecuzioni dioclezianee. La Passio Felicis, redatta secoli dopo i fatti, ambienta al II miglio una profonda latomia: qui colloca il martirio, la sepoltura e una piccola chiesa sorta a custodia della tomba. Il racconto agiografico richiede prudenza; il VI carme di Papa Damaso attesta comunque un tumulo venerato e un accesso a gallerie cimiteriali associato a Felice.
Un’altra fonte sposta lo sguardo al III miglio. Il Catalogo liberiano attribuisce a Papa Giulio la costruzione di una basilica “in Via Portese miliario III”. Louis Reekmans immagina quindi due nuclei distinti: Felice nelle latomie di Pozzo Pantaleo, al II miglio, e Giulio al III. Verrando colloca invece la basilica sulle alture prospicienti la via della Magliana e il Tevere.
A complicare il quadro entra Felice II, presbitero della Via Portuense e antipapa durante la disputa ariana, poi venerato come martire. La tradizione lega le sue spoglie alla basilica di Giulio. Nome, condizione sacerdotale, Portuense e martirio avvicinano le due memorie; Giovanni Battista de Rossi propone già nell’Ottocento una loro progressiva sovrapposizione.
Nel 2023 Antonello Anappo e Stefania Nisio riordinano gli indizi nel paper “Nuove ipotesi sul cimitero catacombale di San Felice”. La loro ipotesi ricompone le indicazioni del II e del III miglio in un santuario più esteso, con centralità sul III e occupazioni sotterranee verso il II. Le emersioni catacombali documentate lungo il costone della Magliana diventano possibili frammenti di un ambito più vasto.
Il 21 aprile la ricerca viene presentata al Drugstore Museum durante il seminario “Nuove ricerche sulla via Campana-Portuensis”. Anappo e Nisio discutono le coltivazioni minerarie e il cimitero scomparso di Felice al III miglio. Cinque giorni dopo cede via Giannetto Valli. La coincidenza temporale accosta due domande rivolte allo stesso sottosuolo: quali cavità attraversano ancora il quartiere e quale parte della sua storia possono aver conservato ( Fig. 2 )?

Dai Grottoni al pozzo Dongo: la ricerca entra nelle gallerie
La ricerca possiede precedenti concreti. Nel 1750 Eschinardi descrive un “Cimiterio Felice” raggiungibile da una vigna della Portuense; la ricostruzione di Anappo e Nisio conduce verso gli attuali Grottoni. Nel 1878, a Vigna Costa, da una cava di pozzolana emerge un ambulacro cristiano. Nel 1885 Vigna Jacobini restituisce grandi ipogei intonacati e dipinti; nel 1894 vengono segnalate altre tombe. Nell’agosto 1911 un sopralluogo della Soprintendenza ai Grottoni registra un cunicolo catacombale con loculi bisomi disposti su quattro ordini.
Nel secondo Novecento i Grottoni restano tuttavia parte della città vissuta. Sopra gli ambienti sotterranei sorge un complesso immobiliare; le cavità, ridotte anche dai crolli, continuano a essere usate come magazzini. Per un periodo ospitano perfino una discoteca, esperienza breve che aggiunge un ulteriore riuso moderno alla lunga stratificazione delle gallerie.
Nel marzo 2023 Anappo e Nisio tornano sul posto. Un primo sopralluogo al civico 53 attraversa gallerie molto trasformate. A fine mese la ricerca passa al civico 49, nella proprietà Dongo. Due grandi saloni con volte ad arco comunicano attraverso un breve traforo; nel secondo si apre un pozzo quadrangolare di circa un metro e mezzo per lato. Conserva una pedarola, una sequenza di incavi sfalsati usati per scendere e risalire. Il condotto prosegue verso l’alto e sembra continuare anche sotto il piano dei saloni.
Il 6 aprile arriva l’équipe speleologica di Sotterranei di Roma. Dopo la ventilazione e la preparazione delle imbracature, gli speleologi si calano. A circa sette metri sotto il piano di calpestio incontrano una galleria irregolare lunga, secondo la stima, una quarantina di metri e alta circa tre. L’acqua forma un lago sotterraneo; il fondo viene stimato a quota meno dieci metri. Il ramo principale sembra terminare in un secondo corridoio disposto a T.
I loculi descritti nel 1911 non compaiono. Parti delle gallerie restano sommerse o inaccessibili e l’identificazione con il cimitero di Felice rimane ipotetica. Anche la possibile lettura del condotto verticale come fenestella confessionis dipende da verifiche future e dal ritrovamento di elementi funerari riconoscibili.
Il 23 giugno via Giannetto Valli cede di nuovo nello stesso punto di aprile. Dopo il pompaggio dell’acqua la profondità viene stimata attorno ai dieci metri e si programmano indagini geoelettriche e carotaggi. Nel febbraio 2024, durante scavi per la fibra ottica, viene individuata una cavità sotto via dei Grottoni, vicino al sottopasso ferroviario; le verifiche riconducono il dissesto a un tratto fognario collassato.
Nello stesso 2024 RFI interviene sul vicino sottopasso, prima con lavori di messa in sicurezza e poi con la sostituzione del manufatto. Le fonti disponibili non stabiliscono un rapporto causale fra la voragine di febbraio e il cantiere ferroviario. In pochi metri si sovrappongono cavità storiche, reti moderne e infrastrutture contemporanee: tre strati diversi della stessa città ( Fig. 3 ).

Dal 2024 al 2026: cedimenti, consolidamenti e nuove mappe ipogee
La vicenda di via Giannetto Valli prosegue oltre l’emergenza del 2023. Il progetto preliminare per il consolidamento viene approvato nel 2016; la progettazione definitiva ed esecutiva prende forma dal 2018; il 21 maggio 2024 la Giunta capitolina approva il progetto esecutivo aggiornato. Il quadro economico raggiunge circa 4,55 milioni di euro.
Nel 2025 la Regione Lazio porta l’intervento alla gara e il 24 settembre aggiudica i lavori alla Minicucci Cairo Srl, prevedendo anche l’esecuzione anticipata per ridurre il rischio idrogeologico. Nella primavera 2026 le cronache locali riferiscono l’avvio operativo delle attività destinate al consolidamento e alla futura riapertura della strada.
Intanto la geografia dei cedimenti si allarga. Nel 2025 una nuova voragine interessa via Riccardo Bianchi e rimane transennata per mesi. Il punto ricade in un settore dove gli studi registrano antiche coltivazioni tra Paladini, Pellati, Bianchi e via delle Cave Portuensi. Nel 2026 Stefania Nisio richiama il caso parlando di un ambiente ipogeo ancora da indagare. La relazione causale con le cavità note resta da accertare.
Il 13 maggio 2026 ISPRA pubblica la nuova Carta delle Cavità Sotterranee di Roma. Il censimento integra fonti scientifiche, cartografia storica, banche dati, documentazione archeologica e indagini dirette; raccoglie circa 5.600 elementi puntuali e 1.500 lineari o poligonali su circa 350 chilometri quadrati. L’Istituto precisa che il quadro resta incompleto e richiede indagini di dettaglio sul singolo sito.
Alcuni vuoti sono cartografati da decenni; altri riemergono durante lavori stradali; altri vengono suggeriti da abbassamenti e cedimenti. Le gallerie possono appartenere a cave antiche, riusi funerari o trasformazioni moderne. Anche il cimitero di Felice rimane dentro questo margine di conoscenza: le fonti attestano il culto, gli avvistamenti documentano settori cimiteriali dispersi, il pozzo Dongo apre verso ambienti esplorati solo in parte. Manca ancora l’elemento capace di unire con certezza questi frammenti al perduto santuario.
Sotto Arvalia continua dunque a estendersi una geografia incompleta. In superficie le strade vengono consolidate e riparate; sotto, i vuoti conservano funzioni e date differenti. Ricerca archeologica e sicurezza urbana interrogano gli stessi metri di terreno con strumenti diversi. Dal sottosuolo il racconto risale ora alla superficie, dove nel 2023 un’altra stagione di trasformazioni prende la forma visibile dei cantieri ( Fig. 4 ).

In copertina:

(articolo aggiornato il 7 Settembre 2026)



