Il cimitero di Generosa si trova sul Monte delle Piche, presso l’antico tracciato della Via Campana-Portuensis. Tomassetti lo identifica con il complesso scoperto nell’area indicata dalle fonti come ad sextum Philippi e richiama De Rossi, che nell’Ottocento mise in relazione le memorie cristiane con il vicino santuario degli Arvali. La topografia è decisiva: il cimitero cristiano occupa un paesaggio già segnato da cave, proprietà rurali e memorie religiose più antiche ( immagine di copertina ).
L’ingresso alle Catacombe di Generosa si apre sul colle del Monte delle Piche, entro un edificio in mattoni del primo Novecento. Oltre il portone di ferro, un breve vestibolo conserva due lastre marmoree iscritte provenienti dall’area sovrastante e dal vicino Oratorio damasiano, ricollocate qui in età moderna. Il passaggio dalla superficie al sottosuolo comincia quindi fra frammenti che appartengono già alla lunga storia del sito.
Pochi gradini conducono alla Spelonca magna, la grande cavità che inaugura il percorso sotterraneo. Probabilmente era l’antico ergastolum della cava, un vasto ambiente di servizio legato agli uomini impiegati nell’estrazione del tufo: lo suggeriscono le dimensioni e la presenza di un pozzo per l’acqua. Lungo le pareti, frammenti di colonne e altri marmi di riuso ricordano che Generosa è cresciuta trasformando continuamente spazi e materiali precedenti.
Sul lato sinistro un breve corridoio cieco conserva una porzione di frontone dedicatorio, residuo dell’Oratorio di superficie, e una catasta di tegole. Sono i tavelloni che un tempo chiudevano i loculi; recano bolli di fabbrica di epoche diverse e il più antico risale all’età di Domiziano. Materiali prodotti secoli prima vengono così rimessi in opera nelle sepolture cristiane del IV secolo.
All’estremità della Spelonca, in un settore oggi non visitabile, un passaggio strettissimo immette in un ipogeo quadrangolare detto Camera etrusca. Quando fu scoperta era murata; sulla parete di fondo si vedeva un grande letto scavato nel tufo con uno scheletro disteso, secondo un uso che richiama le antiche tombe etrusche. Il sepolcro pagano viene inglobato nel reticolo del cimitero cristiano senza perdere del tutto la propria forma.
Tornando verso il centro della Spelonca, sulla destra si incontra l’Arcosolio di Generosa, attribuito alla matrona proprietaria della cava. La struttura – una soglia marmorea sormontata da un arco ribassato – nasce in contesto pagano e viene poi adattata all’uso cristiano. Sulla spalletta destra sopravvive un affresco decisivo: un giovane in tunica corta, con un flauto di Pan e due pecore ai piedi, raffigurava in origine Orfeo nell’Ade; nel IV secolo vi furono aggiunti una crux gammata sulla veste e la scritta pastor, trasformandolo nel Bonus Pastor. Orfeo diventa così Cristo Buon Pastore: un’immagine antica viene riletta senza essere cancellata.
La spalletta sinistra mostra una scena pastorale più sobria, riemersa dopo la rimozione del muro di sostruzione eretto nel VII secolo. Sulla parete frontale correva un piccolo ciclo pittorico oggi quasi perduto, nel quale sono stati riconosciuti il sacrificio di Abramo e la sostituzione di Isacco con il montone: immagini della fede provata e della misericordia. Nella lunetta interna una figura di orante, con le braccia aperte, riconduce infine lo spazio al gesto essenziale della preghiera ( Fig. 1 ).

La Tomba dei Martiri e la Coronatio
Lasciata la Spelonca magna si entra nell’ipogeo principale del cimitero, la Tomba dei Martiri. In origine era un ampio camerone rettangolare appartenente alla fase pagana della cava; alla fine del IV secolo viene ristretto con due pareti in laterizio, dietro le quali si aprono le cripte destinate ai martiri. L’antico spazio di lavoro viene così rimodellato attorno alla presenza delle sepolture venerate.
Oggi la Tomba dei Martiri appare come una sala raccolta. Dietro la parete di sinistra, affrescata, si trovava la cripta di Simplicio e Faustino; dietro quella di destra, con i laterizi a vista, la cripta di Beatrice, dei presbiteri Crispo e Giovanni e probabilmente di Rufiniano. Le sepolture venerabili trasformano l’antico ipogeo nel cuore del Cœmeterium Generosæ e orientano verso di sé l’intero sviluppo del complesso.
Sulla parete sinistra si conserva il grande affresco della Coronatio Martyrum. Cristo, in piedi al centro, tende una corona a Simplicio; accanto si riconoscono Beatrice, velata come una matrona romana, e Faustino con la palma del martirio; una quarta figura armata è interpretata come Rufiniano. Databile alla fine del IV secolo, l’immagine concentra in una sola scena la memoria del gruppo e indica ai pellegrini il punto verso cui rivolgere la devozione.
Il rapporto fra cripta e culto prosegue nella basilica che papa Damaso fece costruire alla fine del IV secolo sopra il cimitero. L’ingresso alla catacomba si apriva all’interno dell’edificio semisotterraneo: dall’abside una piccola fenestella confessionis metteva idealmente in rapporto con la tomba dei martiri, mentre una porta laterale conduceva alle gallerie. Nel 682 papa Leone II trasferì le reliquie nella basilica di Santa Bibiana sull’Esquilino; privata del centro vivo del culto, Generosa scivolò lentamente nell’oblio fino alle esplorazioni ottocentesche.
In pochi ambienti sovrapposti, Generosa conserva una trasformazione durata secoli: cava e sepolcro pagano, arcosolio riusato, cripta cristiana, pittura martiriale e basilica. Orfeo diventa Buon Pastore, il camerone della cava diventa Tomba dei Martiri, il sottosuolo produttivo diventa santuario. La continuità del luogo rende visibile il cambiamento del linguaggio religioso ( Fig. 2 ).

Le gallerie: il sonno dei morti, la geografia dei loculi
Prima di diventare cimitero cristiano, la collina di Generosa era una cava in galleria. Nel sottosuolo lavoravano uomini in condizioni servili o coercitive, impegnati nell’estrazione a colpi di piccone del cappellaccio romano, un tufo grigio-bruno usato per materiali edilizi e pozzolana. Il buio che più tardi accoglierà i morti apparteneva dunque, in origine, a un paesaggio di lavoro duro e ripetitivo.
Con le prime sepolture cristiane la cava cambia funzione e significato. Una fonte ricorda coloro che dormono iuxta viam Portuensem: il linguaggio del sonno offre al cimitero una nuova identità. L’arrivo della memoria di Simplicio, Faustino, Beatrice e Rufiniano rafforza questa trasformazione, e la cava Ad Sextum diventa il Cœmeterium Generosæ, un luogo funerario organizzato attorno ai martiri.
Da qui si sviluppano le gallerie cimiteriali, scavate nel tufo su un unico livello. Nel loro insieme formano un circuito che, attraverso curve e diramazioni, torna verso la Tomba dei Martiri. I defunti sono deposti in file di tre o quattro loculi sovrapposti; le sepolture si fanno più fitte vicino alla cripta martiriale e più rade man mano che ci si allontana, come se la devozione avesse lasciato una densità leggibile nella roccia.
I loculi seguono la forma del corpo, più profondi all’altezza del torso e più stretti verso i piedi. I corredi sono quasi assenti: il corpo, avvolto in un sudario, viene affidato alla tomba nell’attesa cristiana della resurrezione. I vani sono chiusi da tavelloni di terracotta legati con malta e solo una minoranza conserva un nome. Emilio Venditti sottolinea quanto predominino le sepolture anonime: per molte famiglie della Magliana contava soprattutto riposare il più vicino possibile ai martiri.
Per ritrovare fra tanti loculi quello di un congiunto si ricorre a graffiti mnemonici incisi sui tavelloni o sulla malta fresca: linee, piccoli segni geometrici, sassolini premuti prima che la superficie indurisca. Sono firme minime che guidano i parenti nel dedalo sotterraneo. Le epigrafi complete sono rare; più frequenti i simboli, dalla colomba al cristogramma chi-rho, talvolta affiancato da alpha e omega. Brevi formule di pace, vita e fede affidano alle pareti un linguaggio domestico della consolazione ( Fig. 3 ).

Generosa riemerge: basilica, gallerie e scavi moderni
Le gallerie strette e irregolari non erano adatte a grandi assemblee. Si scendeva soprattutto per pregare presso i defunti e venerare i martiri; sulla collina, vicino agli ingressi, si poteva consumare il refrigerium, il banchetto funerario. Agli incroci, piccole nicchie ospitavano lucerne: punti di luce che orientavano il cammino e rendevano meno ostile il passaggio nel sottosuolo.
Due diverticoli mostrano quanto il complesso fosse articolato. Uno conduce al Cimitero degli Infanti, con file di minuscoli loculi raccolti alle spalle della Tomba dei Martiri; un altro punta verso la Camera etrusca, dove una frana ha interrotto una galleria che in origine penetrava più profondamente nella collina. Roccia e crolli hanno riscritto il percorso, creando deviazioni e vicoli ciechi là dove il cimitero antico proseguiva.
Anche la cosiddetta Galleria dei Francesi è oggi sbarrata da cedimenti. Le frane fanno parte della storia materiale del sito: spiegano perché il tracciato percorribile sia soltanto una parte del cimitero antico e mostrano la fragilità del banco di tufo nel quale furono aperte le gallerie. Generosa è arrivata fino a noi anche attraverso perdite, riempimenti e interruzioni.
Dalla cava di cappellaccio alla necropoli cristiana, le gallerie conservano le tracce di una trasformazione lenta: loculi chiusi da tegole, graffiti mnemonici, lucerne, frane, restauri. Il coemeterium, il luogo del sonno, prende forma in questo paesaggio essenziale, dove la morte non è soltanto deposito dei corpi ma attesa della resurrezione.
Sopra il cimitero, anche la basilica martiriale ebbe più fasi. Tomassetti conserva i rilievi di De Rossi, le notizie sui restauri della Commissione di Archeologia Sacra dal 1901 e sugli sterri ripresi nel 1936. Marucchi, Huelsen e Silvagni discussero murature e iscrizioni; Styger, Josi e Testini riconsiderarono dimensioni, articolazione e fasi del complesso. Attraverso questa successione di rilievi, scavi e revisioni, un edificio scomparso in gran parte è tornato progressivamente leggibile.
Anche ad sextum Philippi ha alimentato una lunga discussione topografica. Le testimonianze lo collocano al VI miglio della Via Campana; un passo del cosmografo Etico sembrava spostarlo verso la biforcazione del Tevere e l’Isola Sacra. De Rossi tentò di conciliare i dati immaginando un vastissimo praedium, mentre Tomassetti difese la localizzazione della Magliana. Scavi, testi e topografia hanno infine ricomposto un quadro coerente: Generosa nasce dall’intreccio di cava, cimitero e basilica, sullo stesso colle che ne ha conservato le tracce ( Fig. 4 ).

In copertina:

(articolo aggiornato il 7 Settembre 2026)



