Le indagini archeologiche nei porti imperiali di Claudio e Traiano hanno restituito antiche darsene, empori e magazzini, edifici pubblici e religiosi, e pochissime case ( immagine di copertina ).
Gli studiosi ritengono infatti che il porto, almeno nella sua fase iniziale, non abbia avuto accanto a sé un abitato residenziale, prendendo in prestito le proprie maestranze dal vicino abitato di Ostia. Ogni giorno i “lavoratori del mare”, proprio come moderni pendolari, fanno la spola a piedi lungo la Via Flavia, la via litoranea tra Ostia e gli impianti portuali.
Proprio dalla Via Flavia ci giunge un ritratto corale di questa comunità Nel 1925 infatti, durante la bonifica di Isola Sacra, affiora una porzione di necropoli con 200 edifici funerari.
Sono sono celle familiari a pianta quadrata, a uno o due piani, con coperture a botte o terrazzate. La facciata presenta spesso un timpano triangolare con lesene; le murature sono in cortina di mattoni a vista. Le piccole finestre e porte hanno soglie, stipiti e architravi in travertino.
La necropoli rimane in uso dalla fine del I al IV secolo d.C ( Fig. 1 ).

La società e il proletariato di Portus raccontata dalle epigrafi
In facciata sono presenti iscrizioni incorniciate che riportano i nomi dei defunti, a volte anche in greco, affiancate spesso da formelle in bassorilievo, che raccontano per immagini aspirazioni terrene e identità professionali. Ne emerge il ritratto di un variegato ceto medio, formato per lo più da mercanti e piccoli imprenditori, tutti legati all’economia del mare. Spesso sono liberti, schiavi liberati.
Alcune scene di mestieri sono celebri, e si trovano oggi al Museo Ostiense. Come l’ostetrica che assiste al parto, affiancata dal marito medico; il fabbro che nella sua officina forgia e vende utensili; un panificatore con la sua mola spinta da un asino. E ancora un acquaiolo, un importatore di grano, un chirurgo con la sua sala operatoria.
Accanto a questo esuberante ceto medio, deve essere esistita una élite legata all’amministrazione statale del porto. Ce lo lasciano supporre alcune pregiate sculture e decorazioni in marmo. Il sarcofago delle Muse ad esempio deve essere appartenuto ad un uomo di cultura, forse uno scriva o un magistrato ( Fig. 2 ).

Gli altri siti di Isola Sacra completano il paesaggio funerario di Portus
Eppure, dell’estesa classe proletaria di facchini ai moli e scaricatori, che si suppone quantitativamente numerosa, nella necropoli non sembra esserci traccia. È vero, le celle quadrate hanno spesso un recinto, una sorta di giardinetto dove sono deposte a terra le anfore con le ceneri di affini e clienti; e non mancano, negli spazi liberi tra una tomba e l’altra, alcune povere sepolture a cassone o con tegole alla cappuccina. Ma la working class di Portus va cercata altrove.
Abbinato a Necropoli di Porto – Tombe Area ex ONC
L’area interessata al sito prende il nome dall’ex Opera Nazionale Combattenti, ente morale e assistenziale che dopo la fine della Prima Guerra Mondiale provvide alla suddivisone agricola del territorio. Si tratta di tombe scavate tra gli anni 1923 e 1938, il cui cattivo stato di conservazione ne determinano la ricopertura. Sono la testimonianza dell’esistenza di una grande necropoli ubicata nel settore nord dell’IsolaSacra, in un’area prossima all’antica linea di costa.
Abbinato a Necropoli di Porto – Iseo Portuense
Il rinvenimento nel 1969 nei pressi della ‘Fossa Traiana’ di una statua in bigio antico, femminile panneggiata con un grande serpente interpretato come il ‘genio benevolo’, ha fatto pensare al riconoscimento di un complesso santuariale attribuibile ad Iside Pharia. Ad avvalorare tale ipotesi ha contribuito il ritrovamento di un’ iscrizione che cita l’iseo portuense posto a protezione dei naviganti.
La statua della dea è oggi esposta nel Museo Ostiense ( Fig. 3 ).

Testimonianze del tempo di Traiano: Foro, Basilica Ulpia, Mercati traianei
Nel pieno dell’età di Traiano la prosperità di Portus ha un corrispettivo monumentale nel centro di Roma. Dopo le guerre daciche l’imperatore avvia il più vasto dei Fori imperiali, costruito anche per aumentare gli spazi destinati all’amministrazione della giustizia e per celebrare la vittoria. La piazza del Foro è organizzata come una grande scena pubblica, chiusa a nord dalla Basilica Ulpia e legata alle retrostanti biblioteche e alla Colonna Traiana.
La Basilica Ulpia, inaugurata all’inizio del II secolo, è un enorme edificio a più navate destinato a funzioni giudiziarie e amministrative. Accanto, il complesso oggi chiamato Mercati di Traiano sfrutta con una straordinaria architettura terrazzata il taglio del colle Quirinale. Porto, Foro e grandi cantieri appartengono alla stessa capacità organizzativa: governare flussi di merci, persone, denaro e informazioni su scala imperiale. Le tombe e le epigrafi di Isola Sacra raccontano chi rende possibile questa macchina; il Foro di Traiano ne mostra invece l’immagine ufficiale, monumentale e politica.
La datazione è significativa: il Foro viene inaugurato negli anni immediatamente successivi al grande ampliamento di Portus. Nello stesso periodo la capitale riceve merci su scala mediterranea e mette in scena, nel proprio centro monumentale, l’ordine e la ricchezza prodotti da quella rete ( Fig. 4 ).

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(articolo aggiornato il 3 Settembre 2026)



