Amalasunta governa come reggente del figlio Atalarico dal 526 e prova a continuare la politica di conciliazione del padre Teodorico. È vicina alla cultura romana e mantiene rapporti con Costantinopoli, una scelta che alimenta l’opposizione di una parte dell’aristocrazia gotica. Morto Atalarico nel 534, associa al trono il cugino Teodato. L’accordo dura pochissimo: Amalasunta viene isolata sul lago di Bolsena e uccisa nel 535. La sua morte offre a Giustiniano un argomento politico per aprire l’intervento bizantino in Italia e trasforma una crisi dinastica in guerra.
Il ruolo di Papa Vigilio
Nel 535 Giustiniano apre la campagna per ricondurre l’Italia sotto il controllo imperiale. Dopo la conquista della Sicilia e di Napoli, Belisario entra a Roma nel dicembre 536: da quel momento la città e le strade che la collegano ai porti diventano un sistema militare. La Via Portuense non è più soltanto il corridoio dei pellegrini e dei santuari suburbani, ma una delle direttrici da cui dipendono vettovagliamenti, spostamenti e comunicazioni con il mare. ( nell’immagine di copertina ) In un territorio conteso, frequentare una basilica fuori le mura significa attraversare campagne dove si muovono reparti, messaggeri e convogli. ( Fig. 1 ) Non possediamo un registro continuo dei pellegrinaggi portuensi durante la guerra: è dunque più corretto parlare di una forte discontinuità e di condizioni di accesso rese precarie dal conflitto, piuttosto che di una sospensione assoluta e documentata.

Vigilio e i santuari suburbani dentro la guerra
Sappiamo che il cammino dei pellegrini, dal Porto in direzione di Roma, in quel periodo è estremamente difficile.
La guerra investe direttamente anche il vertice della Chiesa romana. Nel marzo 537, mentre Vitige assedia Roma, papa Silverio viene deposto con l’accusa di aver trattato con i Goti; le fonti lasciano però seri dubbi sull’autenticità delle prove. Al suo posto viene eletto Vigilio, già legato alla corte di Costantinopoli. Il nuovo pontefice assume quindi la cattedra di Pietro dentro una città assediata e in un quadro nel quale politica imperiale, guerra e governo ecclesiastico sono inseparabili. La sua vicenda rende visibile il mutamento di scala: i santuari della Portuense appartengono a una Chiesa locale, ma il loro destino dipende ormai anche dalle decisioni di Belisario, di Giustiniano e della corte orientale. La frontiera fra Goti e Bizantini attraversa così anche l’autorità religiosa di Roma.
Sappiamo addirittura che i pellegrinaggi si interrompono, in alcuni luoghi come la Catacombe di Generosa.
L’assedio trasforma il suburbio in spazio strategico. Chi controlla porte, strade, acquedotti e accessi ai porti può affamare la città o mantenerla in vita. Le basiliche cimiteriali, le catacombe e gli insediamenti rurali della Portuense si trovano perciò in una fascia esposta: non sono fortezze, ma occupano un paesaggio attraversato dagli eserciti e dalle reti di rifornimento. ( Fig. 2 ) La guerra gotica durerà quasi vent’anni, con ripetute conquiste e riconquiste di Roma; il suo effetto non consiste soltanto nelle distruzioni puntuali, difficili da attribuire caso per caso, ma nella progressiva fragilità delle campagne, nella rarefazione degli abitati e nella difficoltà di mantenere con continuità edifici e servizi religiosi fuori dalle mura. È questo il quadro che prepara la lunga crisi dei santuari portuensi.

537: Vitige assedia Roma e controlla la riva destra
537 – Vitige
Vitige muove da Ravenna nel febbraio 537 e raggiunge Roma con un esercito ricostituito per riconquistare la capitale sottratta ai Goti da Belisario. Ai primi di marzo il campo ostrogoto si dispone davanti alle mura e comincia un assedio destinato a durare più di un anno. La strategia mira anzitutto a isolare la città: vengono interrotti gli acquedotti, sorvegliate le porte e contrastate le vie di rifornimento. ( Fig. 3 ) Belisario, consapevole che il tempo lavora contro gli assediati, riduce il numero delle bocche da sfamare facendo allontanare donne, bambini e parte della popolazione servile. Roma torna così a vivere una condizione che sembrava appartenere a secoli lontani: le mura definiscono il confine fra una città compressa dalla fame e una campagna divenuta teatro operativo.
Gli Ostrogoti controllano tutta la riva destra del Tevere fino al mare.
537 d.C. – Ostia, i Goti e Belisario
Il nodo decisivo è il rapporto con il mare. In una prima fase i Goti riescono a impadronirsi di Porto, tentando di spezzare il collegamento che consente a Roma di ricevere viveri e rinforzi. Il controllo della riva destra del Tevere e delle direttrici portuensi assume quindi un valore che supera la geografia locale: significa intervenire sulla logistica dell’intero assedio. Belisario reagisce cercando approdi e percorsi alternativi e mantenendo aperti i collegamenti con la Campania e con le basi imperiali. La Portuense si trova nel mezzo di questa contesa. Il paesaggio dei santuari, dei campi e delle antiche infrastrutture romane viene letto dagli eserciti come una rete di transito: ponti, strade, rive e punti fortificabili diventano strumenti per controllare il flusso delle risorse.

Ostia, Belisario e la resistenza dei rifornimenti
Un anno importante nella vita della città è il 537 d.C. In quell’anno Roma è assediata dai Goti, e Ostia torna ad essere un nodo strategico, perché via mare arrivano i rifornimenti di viveri destinati all’Urbe assediata. ( Fig. 4 ) Alla difesa di Ostia presiede il generale bizantino Belisario.
Papa Vigilio (537-555) può così tornare ad indossare le vesti di patrono civico di Roma, ed esegue alcuni restauri sui luoghi che più hanno patito dalle scorribande dei barbari. Dei suoi interventi alle Catacombe di Generosa rimane traccia in un’epigrafe marmorea che in latino recita: “In questa galleria vedrai i corpi dei Santi Fratelli. E saprai, con infinito dolore, che essi colsero il più bel frutto della vita, pagandolo col sangue. […] Da qui, o pellegrino, inizia la visita ai Santi che l’empia tribù gotica – orribile a dirsi! – scaccia dalle loro tombe”. La lapide, annotata dal De Rossi, è purtroppo andata perduta.
Contrariamente alle previsioni, il mondo non è finito. Ma agli inizi del VI secolo, Roma, immiserita e ammantata di paura, si presenta come una città fantasma di appena 50.000 abitanti.
È in quest’epoca che un’altra tribù barbarica, gli Ostrogoti, torna ad assediarla. Il generale Vitige, per un anno intero – fra il 537 e il 538 -, con un esercito di 30.000 uomini attacca le sole 5 mila unità a difesa di Roma, guidate dal valoroso generale bizantino Belisario. Belisario rattoppa al meglio le sgangherate Mura Aureliane e riesce fortunosamente a tenere i barbari fuori dalla cerchia cittadina. Fuori dalle mura tuttavia si crea il deserto: chi può si rifugia in città, oppure emigra.

In copertina:
LA VIA SOTTO ASSEDIO. Nel 537 la Via Portuense diventa un corridoio di guerra: carri, messaggeri, civili e pattuglie attraversano un paesaggio suburbano insicuro. La strada collega Roma al sistema fluviale e marittimo mentre l’assedio stringe la città. Archivio Magnifici 5, ID0343 (ricostruzione AI supervisionata).
(articolo aggiornato il 10 Settembre 2026)



