Alla fine del IV secolo la religione cristiana è ormai maggioritaria e il paganesimo è relegato nelle campagne più conservatrici. Nel Lucus Fratrum Arvalium i due mondi hanno convissuto a lungo: le Catacombe di Generosa sorgono a soli cinquecento metri dal tempio rotondo della Dea Dia ( immagine di copertina ).
Nell’anno 382 le cose cambiano in modo radicale. L’imperatore Graziano emana una serie di decreti che smantellano l’istituto dell’”immunitas”, la norma giuridica che garantiva l’inviolabilità dei luoghi consacrati alla religione tradizionale. Vengono abolite le rendite dei templi, sciolti i collegi sacerdotali, confiscati i templi stessi e i terreni sacri alle divinità del pantheon classico. Anche il Lucus Fratrum Arvalium è travolto da questa svolta: diventa possibile abbattere gli alberi sacri alla Dea Dia ed edificare nuovi volumi fuori terra ( Fig. 1 ).

Damaso apre il cantiere della grande basilica sopra Generosa
Per il santuario pagano è l’anno della fine; per Papa Damaso è un nuovo inizio. Nel 382, nel bosco confiscato, il pontefice apre il cantiere di una grande basilica cimiteriale sopra le Catacombe di Generosa, dedicata ai Martiri Portuensi: è la cosiddetta Basilica Damasiana.
Gli architetti operano un ingente sbancamento del fianco della collina e innalzano sopra le gallerie ipogee una costruzione a pianta basilicale, del tipo “ad corpus”, cioè con l’altare allineato esattamente sopra la Tomba dei Martiri. Ciò comporta robusti interventi sulle fragili volte sotterranee: la Spelonca Magna viene rinforzata con poderose mura di sostruzione, fino ad assumere l’aspetto attuale di galleria a volte a botte sorrette da arcate in laterizio. La stessa Tomba dei Martiri è ristretta: due pareti in posizione mediana lasciano al centro un semplice corridoio, mentre i settori laterali si chiudono a formare stanze segrete per la custodia delle reliquie.
In superficie, nell’abside della nuova basilica, viene aperto l’Introitus ad Martyres, il nuovo ingresso delle catacombe. Accanto ad esso si ricava una piccola apertura sopraelevata, la fenestella confessionis, che mette in comunicazione visiva l’aula liturgica con la cripta martiriale e permetterà ai fedeli di calare fazzoletti e nastri trasformandoli in reliquie per contatto. La struttura nasce interamente “ad corpus”: ogni linea muraria è pensata per collegare l’altare con la sepoltura dei martiri.
La nuova conformazione edilizia segna un cambio di funzione decisivo: da cimitero locale a grande santuario per la venerazione dei martiri. Gli “utenti” non sono più solo i defunti della comunità rurale, ma pellegrini provenienti da tutta la diocesi di Roma e dalle province dell’impero. Se si escludono i santuari portuali di Porto e Ostia, la Basilica di Damaso è il primo santuario che si incontra lungo la Via Portuense-Campana in avvicinamento a Roma.
Al 382 risale anche la svolta giuridica che pone fine alla sepoltura ipogea. Venuta meno l’immunitas, gli editti antipagani rendono legale la sepoltura in superficie: le ultime diramazioni delle catacombe restano prive di loculi e il pavimento della basilica soprastante si riempie di tombe. L’uso cimiteriale delle Catacombe di Generosa cessa dunque nel 382, con l’edificazione della Basilica Damasiana e la trasformazione dell’area in santuario. Il complesso, molto frequentato nei secoli successivi, verrà infine abbandonato nel 682.
Nel 382 Damaso convoca a Roma un grande sinodo. Secondo le fonti successive, in quell’assemblea si discute il canone dei libri sacri del Nuovo Testamento, si riafferma la supremazia dottrinale della sede romana e si condanna definitivamente l’apollinarismo come eresia. Il concilio del 382, ricordato più tardi nel Decretum Gelasianum, contribuisce a fissare il profilo di Roma come custode dell’ortodossia nicena nell’impero.
La morte di Damaso, nell’aprile 384, chiude questo capitolo. Il papa lascia una città trasformata: nuove basiliche, iscrizioni monumentali e una rete di santuari martiriali che fanno di Roma una memoria viva del cristianesimo.
L’Oratorio Damasiano è una chiesa cristiana a tre navate che sorge ad corpus sopra la Tomba dei Martiri Portuensi, nel Lucus Fratrum Arvalium. Viene edificato da Papa Damaso nel 382, direttamente sopra le Catacombe di Generosa, e rimane in uso fino al 682, quando l’area viene abbandonata.
Dopo secoli di oblio, il complesso fu riscoperto nell’Ottocento da Wilhelm Henzen e Giovanni Battista De Rossi; gli scavi novecenteschi di Philippe Pergola ne chiarirono poi estensione e funzione ( Fig. 2 ).

Introitus e fenestella: il santuario viene costruito ad corpus
Le mura semicircolari dell’abside, ancora leggibili, conservano tracce d’intonaco e diffuse tessere musive. Nella calotta absidale si riconosce una decorazione a fondo rosso con angioletti, grappoli d’uva, conchiglie e delfini: un linguaggio simbolico legato all’eucaristia e alla salvezza.
Subito davanti all’abside si apre il presbiterio, un emiciclo pavimentato con lastre di marmo incise da epitaffi cristiani. Due gradini lo separano dalla zona più bassa delle navate, dove altre lastre funerarie testimoniano l’uso cimiteriale della basilica.
Guardando frontalmente l’abside, sulla parete destra una piccola portella immette nelle gallerie sotterranee: è l’Introitus ad Martyres, il sacro ingresso della catacomba. Le gallerie conducono alla cripta martiriale e ai loculi del cimitero cristiano, raccordando direttamente l’aula di culto con il cuore ipogeo del santuario.
A poca distanza dall’Introitus, nell’abside, si apre una piccola finestra sopraelevata, la fenestella confessionis. Tipica delle chiese paleocristiane costruite sopra tombe di martiri, permetteva ai fedeli di vedere la cripta e di calare panni e cordicelle verso la sepoltura venerata, trasformandoli in reliquie per contatto ( Fig. 3 ).

Il santuario, i pellegrini e il cimitero di superficie
La presenza congiunta di Introitus e fenestella mostra in modo concreto cosa significhi una costruzione ad corpus. Scrive Venditti che sarebbe stato più comodo costruire la chiesa qualche metro più in alto, risparmiando una grande quantità di sterro; ma il punto centrale del santuario doveva essere tassativamente la tomba originaria dei martiri, intoccabile. Tutta la basilica è costruita raccordando l’abside direttamente con l’ipogeo, secondo un modello che trova illustri paralleli nelle grandi basiliche romane di San Pietro e San Paolo.
Un’altra intuizione di De Rossi, confermata da Pergola, riguarda la funzione cimiteriale della basilica. Dal 382, venuta meno l’immunitas, si comincia a seppellire in superficie: il pavimento dell’oratorio-basilica si riempie di tombe alla cappuccina, con la salma coperta da tegole in coccio, e di sepolture in formæ, entro strutture in muratura. L’aula liturgica diventa al tempo stesso spazio di culto e campo santo, in continuità con il mondo sotterraneo delle catacombe collegate dall’Introitus ad Martyres e dalla fenestella confessionis ( Fig. 4 ).

In copertina:

(articolo aggiornato il 8 Settembre 2026)



