— Torri e casali scandiscono il paesaggio fino a Ponte Galeria
E quando Nibby liquida la strada dalla Magliana a Ponte Galeria, la sua secchezza è già un giudizio sul vuoto intorno:
“Il casale suddetto tròvasi a circa 6 miglia [da Roma]; di là da esso, stretta a destra dalle falde de’ monti, a sinistra dal fiume, [la strada] nella linea più retta che poteva, si dirigeva a Ponte Galera, traversando gli odierni tenimenti di Tor Carbone, Campo di Merlo e Pisciarello”.
“Null’altro c’è da raccontare!”: nello stesso tratto di Agro romano, dunque, convivono due progetti opposti – a Montecucco un sogno neoclassico costruito con “l’arte, l’ingegno e l’or”; alla Magliana un potere più brutale che consuma il patrimonio senza conservarlo. Oggi la Torre Righetti, “proprietà privata”, “non è visitabile, è visibile da strada”; presenta “elementi di degrado” ma “è stata studiata dalla Soprintendenza”: frammento neoclassico e balcone sul Tevere, superstite di un’ambizione piantata nella campagna.
— Fiumicino di Valadier chiude sul mare il viaggio lungo la Portuense
Se si segue la Via Portuense fino alla foce, la storia si sposta dal dorso delle colline all’acqua ferma. L’area di Porto rimane “sostanzialmente spopolata fino all’epoca moderna” a causa dell’impaludamento che interessa tutto il tratto costiero presso la foce del Tevere. Dopo la grande stagione dell’antico emporio, la foce si fa malsana: canneti, dune, acque stagnanti; “le zanzare imperano” e il luogo resta ai margini della vita quotidiana di Roma. Si trovano soltanto “alcuni agglomerati di povere capanne di pescatori”, spesso a ridosso delle torri costruite a controllo e difesa dell’imbocco del fiume; tra queste, l’antenata della futura Torre Clementina.
La svolta arriva nel terzo decennio del XIX secolo, quando “in prossimità della Torre Clementina, è realizzato un vero e proprio borgo su progetto di Giuseppe Valadier – per questo definito Borgo Valadier – dal quale si sviluppa poi la città di Fiumicino”. Valadier, nato a Roma nel 1762, figlio d’orefici, porta nella grande architettura una precisione da laboratorio: misura, proporzioni, simmetrie. Nell’età del neoclassicismo pontificio diventa uno dei protagonisti della scena urbana romana. Tra il 1822 e il 1827 è “al culmine della carriera”: ridisegna il cuore monumentale con la sistemazione di piazza del Popolo, definisce la fontana e il basamento dell’obelisco, organizza il rapporto con il Pincio attraverso terrazzamenti, rampe e affacci panoramici.
Mentre modella il centro di Roma, lo sguardo di Valadier scivola lungo il fiume fino al mare. Come Architetto delle Fabbriche Camerali progetta per lo Stato pontificio un nuovo insediamento a Fiumicino, “tra il canale di Traiano e le torri Alessandrina e Clementina”. Su quel margine instabile immagina un piccolo organismo urbano ordinato: case affacciate sul fronte d’acqua, passaggi voltati verso gli edifici camerali, una chiesa centrale – Santa Maria Porto della Salute – e un viale alberato che lega l’abitato al paesaggio portuale, proiezione marittima del Territorio Portuense.
Il progetto prende corpo nel terzo decennio: presso la Torre Clementina nasce il Borgo Valadier, con “case basse e allineate” e una maglia regolare raccolta attorno alla torre e verso il fiume. La realizzazione, “conclusa a fine decennio”, semplifica il disegno originario ma ne conserva l’idea di fondo: armonizzare architettura, infrastrutture e natura. Il vecchio avamposto difensivo circondato da capanne diventa così il fulcro di un insediamento progettato a tavolino; da lì si sviluppa, lentamente ma con costanza, la futura Fiumicino: prima centro di pescatori e marinai, poi scalo portuale e infine comune autonomo, legato alla vita della capitale.
In filigrana, le quattro scene si tengono: la Via Portuense che si modernizza tra il 1822 e il 1827; Nibby e i suoi amici che la percorrono nel maggio 1827 trasformandola in un laboratorio di topografia; Montecucco che nel 1825 accoglie il capriccio neoclassico di Righetti mentre la Magliana si degrada; e infine la foce che, nel terzo decennio del XIX secolo, prova a diventare città con il Borgo Valadier. Strade, rovine, casali, torri e paludi: lo stesso territorio, in pochi anni, cambia lingua e destino.
— Borghetto Portuense e Fanella organizzano il paesaggio rurale
Di seguito una rassegna degli edifici che compongono il paesaggio portuense nell’Ottocento, tra insediamenti artigianali, caseggiati agricoli, ville signorili e opere idrauliche:
Il Borghetto Portuense è un insediamento artigianale ottocentesco, composto di un caseggiato principale affacciato su strada e vari corpi minori intorno a una corte interna. Vi si accede da via Portuense, 723 (incrocio della Fanella), attraversando un arco bugnato che in origine aveva insegne nobiliari. Il caseggiato maggiore sulla destra è su due piani contraffortati, con prospetti in laterizio e selce; il piano superiore è l’unico ad uso storico abitativo. Il tetto a capanna è oggi crollato in più punti. Sulla sinistra una piccola officina in laterizio/selce a doppia falda; in fondo alla corte un magazzino con struttura simile; tra questo e il corpo principale, una serie di superfetazioni disordinate.
Il Casale alla Fanella è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, in via della Fanella, 20. La documentazione presso le Belle Arti, risalente ad anni ormai lontani, descrive un caseggiato dal nobile e decadente aspetto, composto di tre corpi di fabbrica in linea, di crescente elevazione. Negli anni successivi i proprietari privati hanno eseguito un restauro che ha riportato al caseggiato funzionalità e bellezza, ripristinando tra l’altro le coperture lignee a doppia falda. Il casale è oggi circondato da un parco con alberi di alto fusto. Le informazioni in nostro possesso purtroppo si fermano qui: ci proponiamo di contattare direttamente i proprietari in cerca di altri dati, e di pubblicarli non appena disponibili.
Il Casale di via della Fanella, 40 è un lungo caseggiato rurale composto di due casali storici affiancati, racchiusi tra strutture terminali di edificazione più recente. I due casali sono ottocenteschi: il primo è longitudinale su due piani con ammezzato, copertura a doppia falda; il secondo, contiguo al lato corto del primo, ha pianta quadrangolare, altezza leggermente maggiore su tre piani e copertura a doppia falda. Una struttura addossata al primo appare più recente; un’ultima struttura addossata al secondo è di edificazione moderna. L’edificio è stato studiato dalla Soprintendenza.
— Casali e Vigna Girelli sopravvivono dentro la città moderna
Il Casale al 45 di via della Fanella è visibile già dal catasto del 1818, nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza.
Casale San Paolo è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, in via della Fanella, 41, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiastico e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza.
Il Villino alla Fanella è una dimora signorile verosimilmente ottocentesca, sul distacco della via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza.
Vigna Girelli è una proprietà fondiaria ottocentesca oggi urbanizzata e ormai priva degli originari caratteri agricoli. Le Belle Arti hanno rintracciato nel tessuto moderno quattro edifici che conservano caratteristiche peculiari, contrassegnati dai numeri inventariali 724, 730, 723 e 720: un casaletto della campagna romana, un borghetto agrario, un casale di epoca precedente e una stalla. Il Casaletto di Vigna Girelli (inventario 724) è in via di Vigna Girelli, 46, all’angolo con un’interpoderale: corpo unico a pianta rettangolare, pian terreno e primo piano, bella copertura a capriate lignee a doppia falda; in un tessuto urbano caotico e con frequenti superfetazioni abusive, è quello in cui i proprietari non hanno aggiunto nuove stanze. Al termine della via, dove perde i tratti urbani e prosegue su un tratto poderale, si trova il Borghetto Arpini (civico di riferimento 94): corpo principale dalla struttura originaria del casaletto della campagna romana, con successive aggiunte di corpi minori (in linea, laterali e distaccati) che gli hanno conferito l’aspetto di un borghetto rurale. Le Belle Arti segnalano inoltre, in via Coreglia Antelminelli, 52, la Stalla Lauricella (inventario 720): struttura modesta ma integra nelle forme originarie di “stalla della campagna romana”, uno spazio rettangolare aperto delimitato da colonne in muratura che reggono una copertura a capriate lignee a doppia falda; oggi gli spazi tra le colonne risultano tamponati in muratura e la funzione originaria di stalla è probabilmente divenuta quella di magazzino. Diverso dai precedenti è un casale di maggiori dimensioni visibile già dal Catasto del 1807, che le Belle Arti collocano al civico 24 di Coreglia Antelminelli: una ricognizione sul posto non ha permesso di individuarlo con certezza, poiché il civico 24 è il punto di partenza di un viale interno protetto da un alto cancello e nell’area sono presenti numerose edificazioni, moderne e preesistenti; ci proponiamo di bussare ai proprietari confidando in maggiori informazioni.
(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)



