Quando il racconto di Turia lascia Ottaviano, il vincitore delle guerre civili è ormai padrone dello Stato. Rientrato a Roma, sceglie però di presentarsi non come un nuovo re, ma come il pacificatore che restituisce ordine alla Repubblica.

Nel 29 a.C. Ottaviano rientra a Roma e come primo atto e gesto simbolico chiude le porte del tempio di Giano, simbolo della pace ritrovata. Ottaviano è l’uomo che Roma ha a lungo atteso, è il pacificatore che ha saputo porre termine alle guerre civili.

L’Urbe mostra ancora ferite visibili: gli edifici sono bruciati, le strade non vengono più mantenute da anni; persino i templi sono stati officiati in maniera discontinua e necessitano di urgenti restauri ( Fig. 1 ).

È proprio attraverso i restauri urbani che Ottaviano manifesta, al popolo di Roma e al Senato, l’intenzione di restaurare l’antica Res publica e riportare indietro il tempo al periodo della prosperità ( immagine di copertina ).

Operai restaurano una strada e un piccolo tempio nella Roma tardo-repubblicana dopo le guerre civili.
FIG. 1 – ROMA TORNA A CURARE SE STESSA. Operai intervengono su selciato, murature e un piccolo tempio dopo le guerre civili. La scena traduce in lavoro quotidiano la politica di restauri con cui Ottaviano associa la pace al ritorno dell’ordine pubblico: un’immagine generata da AI con supervisione umana.

Restituire la Res publica per governarla: nasce il Principato

Il 16 gennaio dell’anno 27 a.C., intanto, Ottaviano si è presentato nella Curia, di fronte ai senatori. Ha riconsegnato nelle loro mani tutti quei poteri straordinari che gli hanno permesso di chiudere la fase delle guerre civili. Roma adesso non ha più bisogno di un uomo solo al comando, è il tempo di ripristinare la piena autorità senatoria.

I senatori sono ammaliati da tanta umiltà e rettitudine. Ma dietro quel gesto si nasconde un mondo. I senatori, riconoscenti, gli conferiscono in cambio un unico titolo, quello di “Augustus”, l’uomo inviato dagli dèi ( Fig. 2 ).

Accanto a questo titolo però, Ottaviano-Augusto ottiene anche “l’imperium proconsolare”, che gli assicura il controllo degli eserciti.

È proprio per esercitare uno di questi poteri, quello militare, che per un breve periodo tra il 25 e il 24 a.C. lascia Roma e raggiunge la Penisola Iberica, dove combatte vittoriosamente contro Cantabri e Asturi.

A Roma Ottaviano-Augusto lascia come suo fidato luogotenente il generale Agrippa. Agrippa ci prende gusto a portare avanti il programma di restaurazioni urbane volute da Ottaviano. I rifornimenti ai due grandi mercati, il Foro Boario e il Foro Olitorio, sono adesso regolari. Gli “horrea” (i magazzini lungo le rive del Tevere) si riempiono di merci. Le derrate alimentari sono ora abbondanti e accessibili.

Di ritorno a Roma, nel 23 a.C., Ottaviano Augusto opera una nuova sistemazione dei poteri. Amplia l’imperium sugli eserciti, che diventa “imperium proconsolare maius”: il suo controllo sugli altri comandanti provinciali adesso è completo. Di pari passo rende gli eserciti professionali, con stipendi regolari, congedi e assegnazioni di terre ai veterani.

Assume ora anche la “tribunicia potestas”, che gi conferisce il diritto di veto sulle decisioni del Senato e il diritto a un seggio permanente in Senato. Nei confronti del Senato adesso Augusto si presenta come “Princeps”, cioè il “primo cittadino”: spetta a lui votare per primo nelle decisioni senatorie. Difficile, per chi verrà dopo, votare in maniera diversa.

La transizione verso il Principato adesso è completa: una restaurazione formale della Res publica, in cui i poteri chiave, però, sono concentrati in un uomo solo.

Senatori nella Curia espongono onori civici legati al nuovo titolo di Augusto nel 27 a.C.
FIG. 2 – IL TITOLO DI AUGUSTO. Nella Curia, senatori e onori civici evocano il compromesso del 27 a.C.: le istituzioni repubblicane restano visibili, mentre il nuovo titolo concentra prestigio e autorità attorno a Ottaviano. È il linguaggio pubblico del Principato che prende forma (ricostruzione AI supervisionata)

Dal Palatino al Tevere: il potere personale prende forma nella città

In soli due anni, tra il 28 e il 27 a.C., Augusto restaura ben 82 templi. Ma il suo capolavoro di urbanistica (e insieme di comunicazione politica) è il grande restauro del Foro romano.

Per prima cosa completa la Curia Julia, la sede del Senato. Poco distante però inaugura anche il Tempio del Divo Giulio, che consacra la memoria di Cesare elevato al rango di divinità e legittima così Ottaviano stesso come “divi filius”, figlio di un dio. I due edifici si confrontano dialetticamente: la Curia è un “tempio civile” che riafferma l’autorità dei senatori e della Res publica; il tempio di Cesare è invece per loro un monito: l’autorità di Ottaviano proviene direttamente da un dio.

La Via Sacra che attraversa il Foro adesso è restaurata e fiancheggiata da edifici tirati a lucido. Diventa un corridoio cerimoniale e una scenografia di regime: ospiterà processioni religiose e trionfi militari.

Le processioni risalgono la Via Sacra, attraversano il Foro, sfilano tra archi e templi rinati. Dalle cave di Luni, in Toscana, un marmo bianchissimo riveste i vecchi edifici, e pavimenta le esedre.

A nord-est del Foro Ottaviano apre un nuovo grandioso cantiere: quello per il nuovo Foro di Augusto. Esso è la continuazione ideale del Foro romano, con un sistema di piazze comunicanti. Il cantiere, che durerà complessivamente per 25 anni, ha come cardine un nuovo edificio sacro: il tempio di Marte Ultore, dove la parola “ultor” significa “Marte il vendicatore”, a perenne memoria della punizione sanguinosa che ha colpido i Cesaricidi.

La piazza antistante, strutturata con portici ed esedre, è adornata con statue e memorie della grandezza romana. Il nuovo complesso del Foro di Augusto non rivaleggia né sostituisce il vecchio Foro romano: al contrario lo incornicia e implicitamente lo amplia e lo completa: l’antico Foro restaurato e solenne, il Foro di Augusto moderno e programmatico. La narrazione tra l’uno e l’altro è continua: Roma, ormai in via di guarigione dalle sue ferite, si mostra capitale del suo tempo.

Di pari passo, sul colle Palatino, Augusto acquista dei terreni per farne la sua nuova dimora privata, la Domus. Tra il 28 e il 25 a.C. un edificio preesistente viene restaurato. Tutto nella nuova casa di Augusto dimostra una sobrietà controllata: la casa è ricca ma non sfarzosa. Ottaviano dimostra così a tutti di essere diverso da chi lo ha precedeuto.

Accanto alla sua casa, nel 28 a.C., Augusto fa restaurare il Tempio di Apollo Palatino. Domus e santuario formano così un unico complesso che è insieme privato, pubblico e sacro: il dio della luce diventa garante della promessa di Ottaviano di una nuova età dell’oro. Accanto al santuario viene edificata anche una biblioteca pubblica.

Sul Palatino e sul vicino Esquilino le residenze aristocratiche si adeguano adesso agli standard di misura e equilibrio proprugnati da Ottaviano. Anche la Domus di Livia, moglie di Ottaviano, esprime un gusto misurato che rifiuta gli eccessi tardo-repubblicani, con decorazioni a linee nette e affreschi sobri.

Roma nel frattempo si anima di spettacoli: al Circo Massimo corrono le bighe, nel Campo Marzio si allestiscono giochi e “venationes” con animali esotici.

Nel 27 a.C. il Tevere esonda, e travolge nel fango i quartieri bassi dell’Urbe. Ottaviano impara la lezione e ne apre un cantiere continuo, diffuso, duraturo nel tempo: fa fare nel Tevere dragaggi regolari, la rimozione costante dei detriti e dei relitti, ordina la demolizione delle costruzioni che strozzano l’alveo, pianifica rettifiche nei tratti più tortuosi. Tra il 27 e il 23 a.C. una commissione coordina maestranze e chiatte: non nascono argini monumentali, ne nasce invece una manutenzione costante e quotidiana, che limiterà i danni delle piene eccezionali e mantiene scorrevole la navigazione. Ottaviano sperimenta un metodo di “governo del fiume” che in seguito sarà istituzionalizzato con una nuova magistratura cittadina: i “Curatores alvei Tiberis”, i curatori dell’alveo ( Fig. 3 ).

Squadre di lavoratori liberano il Tevere da sedimenti e detriti dopo l’esondazione del 27 a.C.
FIG. 3 – IL TEVERE COME CANTIERE PUBBLICO. Dopo l’esondazione del 27 a.C., squadre di lavoratori liberano il fiume da sedimenti, rami e relitti. La manutenzione dell’alveo rende visibile un potere che lega il nuovo ordine anche alla sicurezza e alla funzionalità quotidiana di Roma (ricostruzione AI supervisionata)

Imperium, tribunicia potestas ed eredi rendono stabile il sistema

Resta tuttavia ancora aperto un nodo: questi poteri non sono ereditari, alla morte di Augusto questi poteri ritorneranno nelle mani del Senato. Augusto sa che per compiere questo passo occorre ancora del tempo, ma intanto comincia a muovere le sue pedine per preparare la successione.

Augusto, non avendo figli maschi, fa sposare la sua unica figlia, Julia, con Marcello, un giovane nipote (figlio di sua sorella Ottavia) che Augusto vede di buon occhio come suo delfino.

Ma la sfortuna si accanisce (e lo farà varie altre volte in seguito) contro chiunque Augusto designi come erede: nel 23 a.C. muore. Marcello sarà il primo componente della famiglia di Augusto ad essere seppellito nel grande mausoleo circolare nel Campo Marzio di cui Augusto ha intrapreso la costruzione.

Nel biennio 23-22 a.C. Augusto procede senza sosta a riformare la macchina amministrativa dell’Urbe. Crea la “Cura annonæ” per rendere costante l’afflusso del grano e il suo stoccaggio in granai, per rendere continue le distribuzioni anche in periodi di carestia. Crea registri di atti pubblici (gli “acta”), fa incidere su tavole (“tabularia”) le decisioni pubbliche. Riorganizza le entrate pubbliche, affiancando una nuova cassa pubblica, il “Fiscus” imperiale, al vecchio “ærarium” senatorio. Nuovi magistrati, i “procuratores” scelti direttamente dal Princeps, sorvegliano sulle entrate e sulla correttezza dell’amministrazione pubblica ( Fig. 4 ).

Il 21 a.C. è l’anno di un nuovo tentativo di designare un erede al trono: Augusto fa risposare Julia, vedova di Marcello, con Marco Vipsanio Agrippa, il suo generale più fidato e di fatto il suo braccio destro. Nonostante il divario di età (Julia ha 18 anni, Agrippa 44) l’unione sembra fortunata: di lì a breve nasceranno due figli maschi, Gaio e Lucio.

Lavoratori trasferiscono grano in un magazzino romano durante le riforme annonarie del 23–22 a.C.
FIG. 4 – GRANO E AMMINISTRAZIONE. Sacchi, ceste e misure in un granaio evocano la cura annonae del 23–22 a.C. La riforma dell’approvvigionamento mostra il Principato nella sua dimensione materiale: governare Roma significa anche assicurare continuità al rifornimento di cibo (ricostruzione AI supervisionata)

In copertina:

Augusto si rivolge ai senatori nella Curia durante la restituzione dei poteri straordinari nel 27 a.C.
AUGUSTO DAVANTI AL SENATO. Nella Curia, Ottaviano restituisce formalmente i poteri straordinari e riceve il titolo di Augusto nel 27 a.C. Senatori, toghe e spazio civico rendono visibile il passaggio dalla guerra civile a un equilibrio che conserva le forme repubblicane (ricostruzione AI supervisionata)


(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)