— Vigna Pia, casali e lavoratori danno forma alla comunità rurale
Anni dopo, nel 1889, il Convitto sarà ampliato con un corpo longitudinale più basso: il Padiglione di Leone XIII. Il 23 aprile 1891 l’intero complesso subirà seri danni, per lo scoppio della vicina Polveriera di Monteverde.
La Casa all’830 è una casa padronale di fine Ottocento, destinata in origine a residenza campagnola di una famiglia benestante. Ha sviluppo longitudinale su due piani, con tetto a doppia falda. Il lato maggiore, che ha funzione di facciata, è ingentilito da un balcone su cui si aprono le stanze padronali. L’edificio, oggi circondato da un fitto tessuto di palazzine moderne, si trova sul versante di destra della Via Portuense prima del grande avvallamento di Corviale; a fine Ottocento è l’unico edificio dell’altura, in posizione panoramica. Costituiva il punto iniziale di via delle Vigne (cui faceva da quinta prospettica), e gode di un affaccio sulle vigne portuensi fino all’Ansa del Tevere. È un edificio ancora oggi funzionale, di proprietà privata.
Le Belle Arti segnalano la presenza di un casale rurale di fronte al Cimitero. Il casale ingloba una torre semaforica della Via Portuense, e si presenta purtroppo in un brutto stato di conservazione.
L’agricoltore Qui riposa [un] agricolo solerte e laborioso. Morì il 18 marzo 1898 all’età di anni 58
La zappatrice Delizia del suol, esempio di virtù a chi la conobbe. Visse anni 70 e mesi 7
L’immigrato Nato a Fallerano in provincia di Fermo, morì al età giovanile [con errore grammaticale]
Il capo d’azienda Giusto nella azienda, forte nelle avversità, con i poveri benefico
Il maestro Insegnante comunale, con affettuose cure per tre lustri illumina le vergini menti, educandole ad amare Dio, famiglia e Patria
L’innamorato Dopo Dio nulla ha di più caro della sua diletta sposa
Il pazzo Di animo gentile e religioso, nell’età di 36 anni, non sano di mente, si diè la morte
Il camionista Col suo camion carico, al passaggio a livello mentre traversava alla Magliana, sopraggiungeva il treno che lo uccise
Il caduto Uomo laborioso è onesto [con errore grammaticale], periva miseramente di fatale infortunio ove lavorava
Il giovane dalla doppia sfortuna Nato a Rendinara [località colpita dal Terremoto di Avezzano], morì per terribile disgrazia sul lavoro
Due virtuosi Amato da tutti Di elette virtù
Il previdente Uomo onesto e laborioso, dedicato alla famiglia, eresse in vita per sé questa umile tomba
Due uomini di fede Uomo onesto e laborioso, visse gristianamente [errore ortografico]. Dediga [altro errore ortografico] la sua vita per la famiglia. Perì miseramente Sorretto da fede viva passa la sua vita nell’ideale cristiano. Suo vanto la famiglia, il lavoro, l’onestà
I polemici Nata il 9 maggio 1861, romana Romano, visse onesto e operoso, tutto dedito alla famiglia Soldato romano, cadeva colpito da piombo austriaco sulle vette del Trentino
— Le epigrafi e il cimitero diventano archivio sociale del territorio
Il malato di febbre quartana Rapito da repentino morbo, dopo 5 giorni di malattia volò
Due tempre forti Agricolo solerte e laborioso, visse nel lavoro cristianamente finché il fiero morbo lo rapì Morbo insidioso fiacca in breve la fibra robusta
I fratellini Qui riposano [tre] fratelli che nel periodo di giorni dodici il morbo crudele li rapiva
Piccoli angeli Omissis [si è scelto di non pubblicare gli epigrammi degli infanti]
Madre e figlia Spinta al sacrificio per salvare la figlia Pasquina, periva eroicamente [Epigramma della Madre] Nei primi passi della vita è ghermita dal destino [Epigramma della Figlia]
Due uomini di cristiana pazienza Dopo lunga e penosa malattia, sopportata cristianamente, lasciava la terra Dopo lunga e penosa malattia si addormenta nel Signore
La donna che seppe aspettare Nata a Torre Sabino è esempio di virtù come sposa e madre. Raggiunse [infine] il suo consorte
Il figlio I genitori e i parenti, quando lo conobbero, lo piangono [epigramma criptico]
Gli sposi Uomo di esemplare virtù, amato dalla moglie, il figlio e tutti quanti coloro che lo conobbero La numerosa figliolanza educa alla religione, al lavoro, all’onestà Sposo e padre esemplare, si sacrifica e visse per il bene della famiglia
Il padre affettuoso è sposo e padre affettuoso, amante del lavoro e della famiglia
Due padri di famiglia Uomo onesto e laborioso, amoroso verso la famiglia Trascorse una vita esemplare e laboriosa, dedicata all’affetto della sua famiglia
Tre madri affettuose è madre affettuosa, donna esemplare rapita sì presto è madre affettuosissima, moglie esemplare Sposa e madre affettuosa, di rare virtù
La madre equanime Madre di quattro figli, e tutti li adorava
Le madri cristiane Qui riposa in pace [una] madre affettuosa [che] alleva la famiglia cristianamente Donna, sposa e madre cristiana
Le spose Madre esemplare, cerca con amorosa tenacia di rendere sempre più bella la vita della sua famiglia Sposa e madre di alte virtù […] la cui virtù e l’eterna rugiata […] [incompleto e con errore ortografico]
Le donne di virtù civili Esempio di domestiche e civili virtù [Ne] sarà ricordata la fortezza d’animo [e] la sagacità operosa, nella cara famiglia e nelle associazioni
La donna delle pie opere Nobile esempio di fede antica e pietà operosa, modello di sposa e di madre
Uomini e donne che attendono nel sonno dei giusti Accanto all’amato sposo dorme il sonno dei giusti, in attesa della Risurrezione Generoso e pio, qui riposa in perenne attesa della Risurrezione Aspettando la Risurrezione riposano in pace le [sue] spoglie mortali Nella ridente serenità dei giusti si addormentava nel Signore
— La passerella di Ripetta rinasce alla Magliana e cambia le rotte
Spostiamoci ora in un altro quadrante della città. Siamo ai Prati di Castello – oggi semplicemente Prati -, per assistere a un evento di grande importanza: si inaugura il nuovo Ponte Cavour. L’anno è il 1901.
L’apertura al traffico carrabile del nuovo ponte coincide con lo smontaggio della vicina Passerella di Ripetta, un ponte di ferro costituito da una travata unica prefabbricata. La passerella è considerata già allora una vecchia ferraglia, buona solo per la fonderia.
Eppure, si decide di darle una seconda vita, rimontandola alla Magliana, per farne un attraversamento sul Tevere. Nel rimontaggio gli ingeneri comunali devono superare non pochi problemi: il fiume in quel tratto è largo 130 metri (la passerella appena cento) e ha correnti impetuose. Alle estremità vengono approntate delle “prolunghe”, mentre la passerella è tagliata in due e al centro è posizionato un levatoio, una sezione apribile per permettere il transito dei vaporetti, diretti al nuovo Porto fluviale Ostiense.
La memoria popolare descrive la passerella come un accrocco straordinariamente traballante: chi lo attraversa si fa il segno della croce.
I primi a beneficiare del nuovo attraversamento sul Tevere sono i pastori in transumanza dall’Abruzzo, diretti alle coste laziali, ai quali nuove norme sanitarie vietano ora di attraversare i ponti urbani di Roma con le greggi al seguito. La passerella diventa così il check-point delle pecore: non esistono infatti altri ponti sul Tevere, fra la città e il mare.
In breve, la Magliana diventa il crocevia di tutte le rotte migratorie.
Appena superata la passerella di ferro, nei pressi dell’imbocco al Tevere del fosso di Papa Leone, nasce una sosta di transumanza.
Gli abitanti del piccolo villaggio di capanne provengono in gran parte dallo stesso borgo montano, Rendinara (L’Aquila) e di cognome fanno quasi tutti Petrelli.
In una capanna è presente una scuola; un’altra è adibita a posto di distribuzione del chinino, per la profilassi anti-malarica. Nelle altre capanne, impiegate come dormitori, si conduce una vita ancestrale, con a terra le “rapazzole”, letti di paglia disposti a raggiera. Vi è un’unica cucina collettiva all’aperto e si banchetta intorno al focolare, seduti sul fianco e mangiando per terra.
Il piatto di tutti i giorni è il pancotto, cioè pane secco bollito con olio e sale, oppure la paniccia, che è una sua variante col siero di latte. Per companatico cipolle e cicoria. Nei giorni di festa capita di mangiare la pezzata, carne di pecora alla brace ripassata in padella, o le fagliatelle, le interiora dell’abbacchio.
La vita quotidiana si divide tra due attività: il vergaro che porta le pecore al pascolo e il caciaro che munge e fa i formaggi, come la ricotta fresca o il pecorino stagionato.
La sosta della Magliana si popola, e si svuota, seguendo cicli stagionali. La partenza per i monti è tra aprile e giugno, attraverso le consolari Appia e Casilina e tratturi montani; il ritorno è in autunno. “Settembre, andiamo. È tempo di migrare”, ricorda il poeta Gabriele d’Annunzio (I Pastori, Alcyone). “Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”.
Il Vecchio Ponte della Magliana è un ponte smontabile in acciaio, in uso fra il 1901 e il 1944. La struttura, chiamata dai Romani “Passerella”, è realizzata nel 1878 per l’attraversamento a pedaggio fra Prati e Ripetta. Nel 1901 il Comune di Roma smonta la struttura, ricollocandola alla Magliana. Nel 1910 la passerella è ormai parte integrante del paesaggio della Magliana e delle rotte stagionali che la attraversano.
— Pastori e famiglie abruzzesi fanno del ponte un crocevia territoriale
Nel 1873, ad appena due anni dalla proclamazione di Roma Capitale, il Conte Cahen è a capo del consorzio dei costruttori del nuovo comprensorio urbano dei Prati di Castello, oggi conosciuto con il nome di “Quartiere Prati”.
Il Conte chiede al Comune di Roma, anche a nome del Principe Odescalchi e del Conte Coello, di realizzare un nuovo ponte sul Tevere, per collegare alla città la nuova zona di espansione, e ricavarne così una forte valorizzare fondiaria dei terreni. Il Comune risponde favorevolmente e progetta in tempi rapidi il nuovo attraversamento sul Tevere, intitolato al Conte Cavour. La realizzazione però incontra inspiegabili lentezze: Ponte Cavour, in effetti, sarà completato solo 28 anni dopo.
Nel frattempo il Conte Cahen, che probabilmente ha già intuito quale mostro orribile sia la burocrazia del nascente Stato unitario italiano, si rivolge ad una società belga che costruisce ponti smontabili in acciaio, e ottiene dal Comune la licenza per installarne uno tra le due sponde di Prati di Castello e il Porto di Ripetta. Si tratta di un avveniristico ponte in acciaio a travata unica, carrabile, lungo esattamente 100 metri, che si appoggia su soli 8 tubolari in ghisa e calcestruzzo piantati direttamente nell’alveo del fiume. I costi sono sostenuti interamente dal consorzio guidato da Cahen, che ottiene di poter rientrare delle spese riscuotendo il pedaggio per l’attraversamento del ponte.
Il cantiere è aperto nel 1878 e, dopo appena un anno, la passerella viene aperta al transito il 14 marzo 1879, giorno del compleanno di Re Umberto I, che tiene a battesimo la nuova struttura.
Ventidue anni dopo, siamo nel 1901, Ponte Cavour viene finalmente completato, e il Comune, come da accordi, riscatta dai costruttori la Passerella, con una somma in denaro, smontandola.
Si decide in quel periodo di rimontarla alla Magliana. Bisogna superare in realtà più di un problema di ordine tecnologico: la passerella di 100 metri è troppo corta per congiungere le due sponde del fiume, che in quel tratto misura circa 130 metri. Il problema viene risolto “segando in due” la passerella, e lasciando nella nella parte centrale un ponte levatoio ad azionamento elettrico, apribile per il transito del vaporetti. La cambina di elettrificazione è ancora oggi visibile sulla sponda sinistra del fiume.
La scelta di questo luogo per l’edificazione del nuovo attraversamento non è casuale. Le nuove norme di bonifica sanitaria, che hanno introdotto il divieto di ingresso a Roma per i pastori impegnati nella transumanza, mettono anche in luce la mancanza di un ponte extra-urbano fra Roma e il mare. Le rotte della transumanza fra l’Abruzzo e il mare non sono certo in cima all’agenda dei politici del tempo ma il cul-de-sac in cui il Tevere pone Roma dal punto di vista militare, isolandola in caso di invasione straniera e impossibilitandola a ricevere rinforzi, convincono gli amministratori del tempo a collocare alla Magliana la passerella, in un punto allora in aperta campagna ma considerato intermedio tra l’Urbe e il mare.
I primi a beneficiare della passerella sono proprio i pastori. Ponte della Magliana diventa in breve l’unico crocevia delle rotte della transumanza a sud di Roma, e di lì a breve nasce, nei pressi del torrente Papa Leone, un “procoio”, piccolo villaggio di capanne mobili per la sosta dei pastori e degli armenti. Da questo insediamento, a partire dal 1915 nascerà la Borgata Petrelli.
(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)



