Dopo il trauma del Sacco, la Magliana non recupera il ruolo di capitale estiva della corte. Clemente VII continua ad affidarla a cardinali vicini al governo pontificio, ma l’uso della tenuta è sempre meno legato allo spettacolo della corte e sempre più alla gestione di un bene. La stessa Roma ricostruisce lentamente le proprie istituzioni e il proprio prestigio, mentre l’esperienza del 1527 ha reso evidente che la crisi religiosa e quella politica non possono più essere separate.
Con Paolo III Farnese, eletto nel 1534, la Chiesa entra in una fase nuova. Il pontefice avvia una politica di riforma che porterà alla convocazione del Concilio di Trento e riconosce nel 1540 la Compagnia di Gesù. La risposta al protestantesimo non è più affidata soltanto alla diplomazia o alla repressione: richiede formazione del clero, nuovi ordini, controllo dottrinale e riorganizzazione delle strutture ecclesiastiche. Alla Magliana si succedono affidatari come Jean du Bellay e Carlo di Lorena-Guisa, ma il centro della storia non è più la villeggiatura papale.
La trasformazione interessa anche la campagna. Terre prima percepite come appendice delle grandi residenze vengono misurate per il loro rendimento, accorpate, lasciate in eredità, affittate o vendute. La proprietà rurale diventa un capitale da amministrare con attenzione, e le istituzioni religiose sono protagoniste di questa economia tanto quanto le famiglie nobili. La Magliana del secondo Cinquecento nasce da questa sovrapposizione fra riforma ecclesiastica e razionalizzazione fondiaria.
Nel 1538 Bernardina Rustici de’ Castellani destina a Lentulo Lentuli una proprietà formata da prato e grotticella nei pressi di Santa Passera. Lentulo ha fama di scapolo irrequieto ed è già padre di figli naturali; la donatrice inserisce quindi una condizione precisa: se non nasceranno discendenti legittimi, il fondo dovrà passare alle arciconfraternite del Gonfalone e del Sancta Sanctorum. In una clausola privata è già scritto il futuro di una porzione importante della campagna portuense.
Lentulo finisce per sposare Gerolama De Nigris e si dedica con crescente interesse alla terra. Nel 1545 acquista il vicino prato del casale delle Due Torri, primo passo di un ampliamento destinato a trasformare il lascito iniziale in una vera tenuta. Nello stesso anno il Concilio di Trento apre i propri lavori. Su scale diversissime, la Chiesa e la campagna stanno facendo la stessa cosa: ridefiniscono regole, confini e responsabilità dopo la crisi della prima metà del secolo.
1545–1565: dalla riforma cattolica a Pian Due Torri
Il Concilio di Trento procede fra interruzioni, trasferimenti e riprese, mentre a Roma si alternano Giulio III, il brevissimo Marcello II e Paolo IV. Anche la Magliana passa di mano fra affidatari diversi e resta inserita nel sistema della corte, ma soprattutto come proprietà da custodire. Il castello conserva prestigio e tracce del passato rinascimentale, senza più possedere quella centralità che aveva avuto sotto Leone X.
Il ritorno di un Medici sul soglio, con Pio IV dal 1559, produce un ultimo investimento simbolico. Nella corte della villa viene collocata una fontana a doppio bacino con le insegne della famiglia; le sette palle medicee dichiarano ancora il legame dinastico con il luogo. Pio IV frequenta la Magliana mentre porta a conclusione il Concilio nel 1563, quasi a sovrapporre per l’ultima volta il paesaggio della vecchia villeggiatura con quello della Chiesa riformata.
Accanto al pontefice si muove Carlo Borromeo. Dal 1562 Pio IV lo rende cardinale affidatario della Magliana. Il giovane lombardo, austero e concentrato sulla disciplina ecclesiastica, incarna un modello opposto a quello del prelato cortigiano: pochi anni dopo lascerà Roma per governare direttamente l’arcidiocesi di Milano. La sua parabola rende visibile la trasformazione della stessa idea di autorità ecclesiastica: il prestigio deve tradursi in presenza pastorale, controllo e riforma dei costumi.
Intanto Lentulo Lentuli amplia Pian Due Torri. Dopo l’acquisto del 1545 aggiunge altri fondi, una vigna, un canneto e strutture agricole che rendono l’insieme sempre più coerente. Quando muore nel 1556, però, la condizione fissata da Bernardina Rustici diventa operativa: non essendo nati eredi legittimi, le confraternite rivendicano il lascito. La controversia raggiunge la Sacra Rota e si prolunga per nove anni, trasformando una vicenda familiare in una questione di diritto patrimoniale.
Nel 1565 arriva la soluzione. La tenuta viene divisa in tre quote indivise: una resta a Gerolama De Nigris, le altre due passano al Gonfalone e al Sancta Sanctorum. Pian Due Torri acquista così un assetto destinato a durare e a produrre una lunga serie di atti amministrativi. Proprio mentre il Concilio ha concluso i suoi lavori, anche il territorio portuense esce da una lunga vertenza con regole più definite: quote, obblighi, diritti e manutenzioni prendono il posto dell’espansione informale del primo Cinquecento.
1566–1585: Pio V, Gregorio XIII e l’ultima stagione medicea
Con Pio V Ghislieri la riforma cattolica diventa disciplina quotidiana. Il pontefice applica con rigore le decisioni di Trento, interviene sulla formazione del clero e uniforma la vita liturgica con catechismo, breviario e messale. Il papato abbandona definitivamente il tono disinvolto della corte rinascimentale e propone un’immagine più severa di sé: ortodossia, controllo dei costumi e uniformità religiosa diventano strumenti di governo.
La vittoria cristiana di Lepanto nel 1571 offre a Pio V il grande evento simbolico del pontificato. Nella propaganda religiosa la battaglia viene associata alla devozione mariana e al Rosario, rafforzando l’idea di una Chiesa capace di ricomporre disciplina interna e difesa esterna della cristianità. Anche nel territorio romano confraternite, santuari e pratiche devozionali acquistano nuovo peso, mentre le residenze di campagna perdono la funzione di palcoscenico mondano.
Gregorio XIII Boncompagni, eletto nel 1572, prosegue su una linea più organizzativa. Rafforza collegi e nunziature, sostiene la formazione del clero e i gesuiti, amplia la rete con cui Roma tenta di governare una Chiesa ormai mondiale. Nel 1582 la bolla Inter gravissimas corregge il calendario giuliano: dieci giorni vengono soppressi e il nuovo computo entra in vigore nei paesi cattolici. Nello stesso anno Santa Passera riceve un nuovo intervento di restauro, piccolo segno locale di una stagione in cui devozione e cura delle istituzioni religiose procedono insieme.
Alla Magliana, tuttavia, sopravvive una fiammata medicea grazie a Ferdinando de’ Medici. Figlio di Cosimo I, conosce la tenuta fin dall’infanzia e vi ritorna da cardinale. Dal 1571 la prende in affitto e ne fa uno dei propri luoghi prediletti di caccia. La sua presenza riporta cavalli, battute, ospiti e investimenti in un paesaggio che da decenni non conosce più lo splendore di Leone X.
Ferdinando non si limita a usare la villa: tenta a lungo di acquistarla e la migliora come se fosse già sua. Fa restaurare ambienti e affreschi, interviene sul salone delle Muse, arricchisce le stanze degli ospiti e nel 1576 colloca nella tenuta il Cristo alla colonna di Alessandro Alberti. È un progetto consapevole di rinascita, ma resta isolato. La Roma della Controriforma può ancora concedersi la caccia; non può più ricreare la corte spensierata del primo Cinquecento.
1585–1587: Sisto V e la fine definitiva della Magliana medicea
Nel 1585 sale al soglio Felice Peretti con il nome di Sisto V. La sua elezione è sostenuta anche da Ferdinando de’ Medici, ma il nuovo pontefice imprime subito alla città un segno personale: governo energico, finanze controllate, grandi cantieri e un’idea di Roma come capitale da collegare, approvvigionare e rendere più funzionale. La Magliana rimane nell’orbita pontificia, ma il centro della trasformazione urbana si sposta altrove.
Sisto V interviene sulle infrastrutture e sul disegno della città. Nel 1586 viene inaugurata la via Felice, grande asse rettilineo fra Trinità dei Monti, Santa Maria Maggiore e Santa Croce in Gerusalemme; nello stesso anno Borgo viene riconosciuto formalmente come XIV rione. Il nuovo acquedotto dell’Acqua Felice, avviato in questi anni, serve l’espansione verso le alture orientali. La residenza estiva papale si orienta sempre più verso Monte Cavallo, il futuro Quirinale, più vicino al centro e meglio inserito nella nuova geografia del potere.
La politica di Sisto V non è estranea neppure al problema delle campagne malsane. Nel 1586 il pontefice avvia una grande bonifica delle paludi Pontine, collegando salute, agricoltura e approvvigionamento di Roma. È un contrasto significativo con il destino della Magliana, dove le piene del Tevere e il ristagno delle acque rendono invece sempre più difficile conservare la funzione residenziale del castello. Il paesaggio suburbano non scompare, ma viene valutato ormai per utilità, produttività e salubrità.
Ferdinando continua intanto a investire nella tenuta. Per rendere più ricche le battute acquista animali selvatici, fa predisporre una peschiera e organizza una ragnaia, una complessa rete per la cattura degli uccelli. Ogni miglioria rafforza il paradosso: il cardinale costruisce una residenza principesca che desidera possedere, ma la proprietà resta fuori dalla sua portata e il contesto romano si sta spostando verso altri luoghi.
Nel 1587 la morte improvvisa del fratello Francesco, granduca di Toscana, spezza il progetto. Ferdinando rinuncia alla porpora, lascia Roma e assume la guida della casata medicea. Con la sua partenza si interrompe l’ultimo rapporto diretto fra la Magliana e la dinastia di Leone X. Il castello perde il cardinale-cacciatore che aveva cercato di farne ancora una residenza di rango; da quel momento entra senza ritorno nella tarda Controriforma e nella storia di una campagna sempre più amministrata.
(articolo aggiornato il 13 Settembre 2026)



