— Dalle feste di Rospigliosi alla Casetta Mattei di Benedetto XIV

Negli stessi anni il principe, scapolo e ufficialmente a capo della casata (duca di Zagarolo), continua a delegare al fratello la gestione quotidiana di affitti, feudi e patrimoni. Lui preferisce restare nel mondo dei balocchi: una giostra più veloce del vento da cui è vietato scendere. Se si fermasse un momento, gli girerebbe il capo; tornerebbero ad assalirlo la paura e il pianto. Alla Magliana, intanto, il vento è cambiato.

Nel Settecento la Portuense esce da Porta Portese e si allunga come una lama chiara verso il Tevere, tra vigne, campi e casali isolati. A metà strada, tra Roma e Porto, compare una costruzione che fa da cerniera tra città e campagna: la “Casetta dei signori Mattei”. Nata come dimora rurale, diventa una tappa obbligata per chi si dirige a Porto e a Fiumicino, e finisce per entrare nel cerimoniale pontificio.

È il 29 aprile 1745. Prospero Lorenzo Lambertini, papa Benedetto XIV, parte da Roma diretto alla foce del Tevere. Gaetano Moroni, nel suo Dizionario di Erudizione storico-eclesiastica, registra l’episodio e annota che i cavalli della muta pontificia vengono cambiati proprio alla Casetta Mattei. La citazione conserva la precisione quasi teatrale del corteo:

“A 29 aprile 1745 Benedetto XIV parte da Roma e va a Porto, avendo seco in carrozza il cardinal Valenti segretario di stato e Colonna pro-maggiordomo; nelle due mute che lo seguivano, presero luogo nella 1. i prelati segretario de’ memoriali, pro-maestro di camera, elemosiniere e medico archiatro; nella 2. i cappellani segreti e gli aiutanti di camera. Gli altri si recano prima o dopo. La guardia svizzera l’accompagna sino a porta Portese. N. lati della carrozza pontificia cavalcano il foriere maggiore e il cavallerizzo maggiore. Si cambiano i cavalli alla casetta di Mattei della muta pontificia, ed a Porto è ricevuto dal cardinal vescovo; quindi inviossi verso Fiumicino, alla foce del Tevere. Tornato a Porto vi pranzò, e nella sera si restituì a Roma”.

— La comunità rurale reclama una cura stabile lungo la Portuense

Dietro questa scena solenne si muove una popolazione stabile: contadini, vignaroli, carrettieri, donne addette ai campi, sparsi nelle tenute nobiliari lungo la strada. Per i sacramenti, però, devono ancora fare riferimento alle grandi parrocchie trasteverine di Santa Maria in Trastevere e di S. Cecilia in Trastevere, spesso a ore di cammino. La campagna portuense è terra di passaggio, sì, ma anche tessuto abitato: e chiede una propria voce.

Lo attestano i documenti. Il breve “In supremæ potestatis” di Clemente XIII conferma che, precedentemente al 1781, nell’area esiste già una vicecura, svolta da un vicario rurale della parrocchia di Santa Maria in Trastevere: segno che la presenza di fedeli lungo la Portuense è ormai numerosa e continuativa.

— 1781: Pio VI fonda la Parrocchietta e apre il cimitero dei campagnoli

La svolta arriva con Pio VI. L’11 maggio 1781, con il breve “Divina virtutum”, il pontefice erige una nuova parrocchia affidata al clero diocesano di Roma. Il territorio parrocchiale viene ottenuto proprio da quello delle parrocchie di S. Maria in Trastevere e di S. Cecilia in Trastevere. La Chiesa del Casaletto diventa sede della Parrocchia Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto (la 24a del Vicariato di Roma), subito soprannominata dai romani “la Parrocchietta”.

Nello stesso 1781 nasce anche il Cimitero della Parrocchietta: un camposanto sorto a fianco dell’attuale chiesa di San Giuseppe al Casaletto come “fossa comune per i campagnoli indigenti”, senza croci né nomi, pensato per chi lavora tra vigne e campi e non può permettersi sepolture in città.

— I confini ecclesiastici trasformano la Portuense in dorsale di comunità

Infine, con un successivo atto del 28 dicembre 1781 vengono definiti i confini con la Diocesi suburbicaria di Porto e Santa Rufina (“Decreta Vicariatus”, anno 1781, foglio 399, atto del notaio rotale Odoardo Faraglia). Tra la sosta della carrozza pontificia alla Casetta Mattei (29 aprile 1745) e i decreti che fondano la Parrocchietta (11 maggio 1781) passa meno di mezzo secolo: abbastanza perché una strada – la Portuense – smetta di essere soltanto una via di transito e diventi una dorsale di comunità, con una chiesa “di casa”, un cimitero e confini precisi.

(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)