La parte più consistente delle reliquie prende però la via del nord Europa, al seguito del monaco benedettino Wynfrith (680-754, canonizzato come San Bonifacio), incaricato di evangelizzare le regioni orientali della Germania. Il monaco raggiunge l’odierna Assia e il fiume Fulda, dove fonda un monastero, intorno al quale nel tempo crescerà una città fiorente. Ancora oggi nello stemma civico di Fulda sono presenti tre gigli, a ricordare i tre martiri della Magliana. Dal 1982 la città tedesca e la Magliana sono unite in gemellaggio, in nome dei comuni santi patroni.

682. Martiri Portuensi: il cammino delle reliquie

Le spoglie dei Martiri rimarranno lì fino al 682, anno della traslazione in Santa Bibiana all’Esquilino, accanto alla quale il Papa fa costruire un piccolo Oratorio dedicato ai Santi Martiri.

Da questa traslazione alla dispersione delle reliquie il passo è breve, tanto è vero che, nella canonica della Basilica di Santa Maria Maggiore, murata alla parete del primo piano, esiste il coperchio, ormai vuoto, di un sarcofago risalente al VII secolo che contenne i sacri corpi sul quale, con caratteri molto semplici, si legge la seguente dedica:

MARTYRES SIMPLICIVS ET FAVSTINVS

QVI PASSI SVNT IN FLVMEN TIBERE

ET POSITI SVNT IN CIMITERIVM

GENEROSES SVPER FILIPPI

Loro reliquie si trovano anche nelle chiese di San Nicola in Carcere a Monte Savello, in un santuario delle Marche e nella Cappella di San Lorenzo all’Escorial di Madrid. La parte più significativa delle reliquie si trova però in Germania, nelle città di Fulda, Lauterbach, Amorbach e Hainzell.

Una breve appendice è utile a questo punto, per dare notizie della memoria dei Santi Martiri quale attualmente viene celebrata nella Chiesa di Roma e fuori dai confini di questa; è necessario pertanto seguire l’ordine cronologico delle notizie che conosciamo. Come già accennato in precedenza, gli atti del Liber Pontificalis narrano della traslazione delle reliquie in Santa Bibiana ai tempi di Leone Il dove, in un piccolo Oratorio dedicato a San Paolo, tenuto dalle monache Benedettine, si continua a celebrare il culto ai Santi che, per forza maggiore, è stato interrotto alla Magliana. Ma, anche in questa sede, la sistemazione non è definitiva.

C’era nella Chiesa la norma che stabiliva di deporre alcune reliquie di martiri incastonandole nella pietra di ogni altare dove si officiava la Santa Messa. Si rese, pertanto, necessario ai Vescovi di attingere presso tutti i reliquiari dei Martiri esistenti in Roma, per fornire di reliquie il sempre crescente numero di altari che si consacravano.

Fu questa la causa del quasi totale frazionamento delle venerate spoglie dei Santi fratelli in piccole particole che finirono in moltissime chiese di Roma, d’Italia e anche all’estero.

Il fenomeno di questa dispersione dei resti dei Santi Simplicio, Faustino e Beatrice, se da un lato porta alla quasi disgregazione delle reliquie, dall’altra, in compenso, allarga enorme mente la notorietà e il culto dei Martiri a tutta la Chiesa, arricchendo di profondi valori spirituali le comunità toccate dal contatto con questi sacri avanzi.

Sul significato cristiano delle Catacombe scrive Emilio Venditti: “Qui, dopo tanti secoli, il martirio di Simplicio, Faustino e Beatrice appare ai nostri giorni, come un messaggio ancor più limpido di genuina fede e di trasparente esempio di vita. Questa tomba rimane come segno indelebile del trionfo cristiano dell’Amore sull’odio e sulla violenza nonché della vera libertà dello spirito sulla schiavitù e sull’intolleranza”.

Segue 682. San Nicola in carcere al Monte Savello

Il nostro breve percorso non può prescindere dall’affacciarci alla chiesa di S. Nicola in carcere, al Monte Savello, proprio accanto al Teatro di Marcello. Il “carcere” che dà il nome all’antichissima chiesa è il Carcere Tulliano al Foro Olitorio, sulle cui rovine insiste oggi San Nicola. Una tradizione che risale al Medioevo vuole che siano conservate qui ancora oggi le reliquie dei Martiri Portuensi. Le reliquie in realtà sono frazionate in molte parti, prendendo in taluni casi la via del Nord Europa. Ma pare che la parte più consistente delle reliquie sia stata deposta sotto l’altare maggiore di San Nicola. Altre reliquie degli stessi martiri si trovano in un sarcofago di porfido, mentre l’arco absidale, che riproduce il soggetto del Concilio di Nicea, riproduce in piccolo anche le immagini dei Martiri.

Segue 682. Alla canonica di Santa Maria Maggiore

Al primo piano della canonica attigua alla Basilica di S. Maria Maggiore, su via Liberiana, si conserva l’Arca dei Martiri Portuensi. Si tratta di un cassone in marmo dove la tradizione riteneva conservate le spoglie di Simplicio, Faustino e Beatrice, nel momento in cui le reliquie sono traslate dalle Catacombe di Generosa alla loro primitiva sede di Santa Bibiana, nel VII secolo Alla metà del Seicento, sotto il pontificato di Papa Urbano VIII Barberini, la chiesa di S. Bibiana viene investita da importanti ristrutturazioni, affidate al giovane Gianlorenzo Bernini. Bernini decide di abbattere l’antico oratorio dedicato ai Martiri, conservandone solo l’arca funeraria, che è traslata in S. Maria Maggiore.

Segue 682. Marche e Spagna

Si ha notizia di alcune reliquie dei Martiri Portuensi affidate ad alcuni reliquiari nelle Marche.

Reliquie dei Martiri Portuensi sono presenti anche in Spagna.

Fulda, Hainzell e la memoria europea dei Martiri Portuensi

Seicento – Fulda

I Martiri Portuensi sono oggi santi patroni della città tedesca di Fulda, oggi città d’arte celebre per il barocco e per le origini come comunità di monaci benedettini sulle rive dell’omonimo fiume Fulda.

La tradizione vuole che le reliquie dei Martiri Portuensi siano giunte qui nell’VIII secolo al seguito di San Bonifacio, evangelizzatore della Germania e oggi santo patrono della Germania. Le reliquie sono un dono papale per i monaci benedettini, il cui primitivo insediamento si trova sul Fiume Fulda. La leggenda vuole che le reliquie dei Martiri, una volta giunte presso il fiume, che allora non ha ponti, compirono il miracolo di arrestare le acque del fiume. Gli incaricati papali poterono così attraversarlo, proprio come Mosé sul Mar Rosso, senza bagnarsi i calzari.

Ancora oggi il simbolo cittadino (Stadwappen) di Fulda, suddiviso in due campi, riporta insieme la croce (simbolo dell’Abbazia) e i tre gigli, ad indicare rispettivamente Simplicio, Faustino e Beatrice. Il simbolo dei tre gigli è costante nel tempo e, da originario simbolo dell’abbazia benedettina è passato a indicare l’intera regione dell’Assia. Uno studioso tedesco, Ludwig Weth, autore del saggio “I Santi Simplicio Faustino e Beatrice e loro importanza per l’Abbazia e il territorio di Fulda”, elenca ad esempio alcune monete dell’Assia dell’Anno 1019, che già riportano il simbolo dei tre gigli.

Lo Stadwappen di alcune città limitrofe a Fulda – come Lauterbach, Geisa e Hammelburg – riporta similmente i tre gigli.

Il culto dei Martiri Portuensi è diffuso nella regione tedesca dell’Assia, oltre che nel capoluogo di Fulda, anche nelle cittadine di Lauterbach, Amorbach e Hainzell.

Quest’ultimo si trova a 15 chilometri da Fulda dove, attualmente, le reliquie dei Martiri sono conservate nella chiesa parrocchiale intitolata ai tre santi Santi Simplicio, Faustino e Beatrice.

Dal 1982 le due comunità di fede, di Hainzell e della Magliana, sono unite in un “gemellaggio di fede” che dura ormai da 35 anni. “Interessanti contatti – scrive Emilio Venditti – hanno ravvivato di recente il messaggio di fede trasmessoci da quegli antichi autentici testimoni del credo cristiano; tra le comunità di Magliana e di Fulda sono state allacciate iniziative culturali e religiose che, unite a scambi di visite, non mancheranno di dare frutti copiosi di fraternità, fioriti dalla comune radice ideale che è quella del culto degli eroici martiri romani”.

Tale legame ha avuto culmine il 29 luglio 1999, quando si è tenuta nella cittadina tedesca una solenne celebrazione, la quale ha aperto un intero anno di festeggiamenti dedicati ai Santi Martiri, alla presenza di monsignor Ludwig Schick, vescovo di Fulda.

Da Liutprando ad Adriano I: Roma chiama i Franchi

All’inizio dell’VIII secolo il re longobardo Liutprando tenta di estendere il proprio controllo sull’Italia. La lotta iconoclasta indebolisce i rapporti fra il papato e Bisanzio e offre al sovrano un’occasione per avanzare nei territori bizantini. Nel 728, giunto a contatto con l’area romana, Liutprando si accorda con il papa e restituisce territori alla Chiesa; la tradizione storiografica lega a questo passaggio la donazione di Sutri. Roma rimane così sospesa fra l’autorità imperiale orientale, la pressione longobarda e una crescente autonomia politica del papato.

Nel 772 diventa papa Adriano I. Di fronte alla nuova pressione longobarda chiede l’intervento di Carlo, re dei Franchi. Nel 774 Carlo conquista Pavia e assume anche il titolo di re dei Longobardi. Per Roma cambia il quadro politico: il papato si allontana definitivamente dalla dipendenza effettiva da Bisanzio e trova nei Franchi il principale protettore. Nelle campagne la Chiesa rafforza anche la gestione diretta delle grandi proprietà: le domus cultae organizzano coltivazioni, abitati e difesa in un territorio che deve tornare produttivo dopo secoli di crisi.

Domus culta e Carlo Magno: la Portuense entra nell’orbita franca

Dopo il 772. La Domus culta di Papa Adriano

Nell’VIII secolo Papa Adriano I vi edifica, al XII miglio della Via Portuense, la sua “domus culta”, cioè una masseria fortificata. Sappiamo che la cittadella rurale è “posita in Via Portuense, miliario ab urbe Roma plus aut minus duodecimo, cum fundis et casalibus, vineis acquimolis et lecticaria qui vocatur Asprula”. La formula “plus aut minus” non ci dà grande certezza sulla collocazione geografica del sito. Probabilmente esso si trovava nel raggio di un miglio all’incirca dall’abitato romano di Ponte Galeria, che sappiamo con certezza invece essere collocato all’XI miglio della Portuense.

L’insigne topografo ottocentesco Antonio Nibby ci fornisce alcune coordinate : “Presso Ponte Galera coincide per questa via l’XI miglio dalla Porta Antica. Di là fino a Porto per la strada moderna, che segue certamente le tracce dell’antica fin presso alla città, come si è riconosciuto nell’anno l822, quando questa strada è stata costruita, sono circa 5 miglia”.

Il rapporto fra Roma e i Franchi culmina nel Natale dell’800. Papa Leone III, rientrato in città dopo una grave crisi politica, incorona Carlo nella basilica di San Pietro. Il re dei Franchi viene acclamato imperatore e l’Occidente torna ad avere formalmente una dignità imperiale. Per Roma non è un ritorno all’antico Impero: il centro politico del nuovo sistema rimane oltre le Alpi e il papato acquista un ruolo decisivo nella legittimazione del sovrano. La città entra però stabilmente in un orizzonte occidentale e franco destinato a segnare l’Alto Medioevo.


(articolo aggiornato il 9 Settembre 2026)