— Forte Portuense si completa con deposito delle polveri e ultime opere
Esse sono simili per struttura alla casamatta centrale, con la differenza che la cannoniera è orientata, anziché al bordeggio, al brandeggio, cioè lo spostamento della bocca da fuoco sull’asse orizzontale. Sulle cortine delle mezze caponiere si aprono delle caditoie (condotte inclinate per il lancio di bombe a mano contro gli attaccanti nel fossato).
Nel 1881 dunque Forte Portuense è ormai interamente costruito e la collina degli Irlandesi non c’è più. Al suo posto c’è una “tartaruga corazzata” da cui sporgono solo la casamatta frontale, le lunette laterali e la caponiera all’ingresso. La geometria complessiva disegna una articolata figura geometrica – un pentagono schiacciato e asimmetrico – che nel gergo militare ha il nome di “trapezio alla prussiana”.
Il compendio militare di Forte Portuense si completa con un Deposito delle polveri, in alcuni anfratti sotterranei ai Grottoni di Vigna Pia.
— La rete degli altri forti completa progressivamente il Campo trincerato
Già dal 1879 intanto il generale Bruzzo, divenuto Ministro della Guerra, ha trovato i fondi per i nuovi forti Ardeatino, Casilino, Prenestino, Tiburtino e Pietralata, commissionati a un nuovo progettista: Luigi Durand de la Penne.
In seguito si aggiungono altri tre forti – Antemne, Trionfale e Ostiense – e quattro batterie di raccordo: Tevere, Acqua Santa (Appia Pignatelli), Porta Furba e Nomentana.
Soffermiamoci per un momento, su Forte Ostiense. Si tratta di una fortificazione complementare al Forte Portuense, situata sulla riva opposta del Tevere.
In quegli anni il Genio militare esprime interesse anche per l’altopiano di Montecucco, dove progetta una terza fortificazione – Forte Magliana – che però non sarà mai realizzata. I tre forti – Portuense, Ostiense e Magliana – avrebbero dovuto costituire una piazza d’armi triangolare a presidio del Tevere, simile a quella che sarà realizzata a nord di Roma, con cardine su Forte Antemnæ.
— 1884: il Campo trincerato è completo ma già perde urgenza
Nel 1884 dunque, con il costo complessivo di 23 milioni di lire (circa la metà di quanto preventivato inizialmente), lo scavo della cerchia trincerata può dirsi completato. E già, purtroppo, fatalmente inadeguato ai tempi. Il limite principale è dato dalla rapida obsolescenza delle strutture, mentre le tecniche militari sono in continua evoluzione.
La forza principale, tuttavia, è che i francesi questo non lo sanno, e si attendono, in un ipotetico sbarco sulle coste romane, di trovare forti corazzati di livello tecnologico uguale o persino superiore al loro. Lo sbarco francese non avrà mai luogo.
— I forti entrano nell’abbandono e assumono nuove funzioni nel territorio
Il venir meno del rischio di uno sbarco dal mare fa sì che i forti, appena completati, vengano abbandonati poco dopo. Negli anni che seguono la loro costruzione, dei forti militari sostanzialmente non si sentirà più parlare.
La stampa tornerà a parlare dei forti militari soltanto il 23 aprile 1891, quando si verificherà un terribile fatto di cronaca: l’esplosione della polveriera esterna al Forte Portuense.
Il Forte è completamente armato fino alla Prima guerra mondiale, quando una buona parte dei cannoni è distaccato sul fronte del Carso (e a quanto sembrerebbe non è mai riconsegnata). Si tratta di artiglierie di piccolo calibro (21-100 mm), medio (101-210) o grosso (superiori). sono presenti sia mortai che obici (artiglierie con rapporto tra lunghezza della canna e calibro inferiore a 22) sia cannoni (lunghezze della canna superiori).
(articolo aggiornato il 7 Settembre 2026)



