— La resa pontificia chiude il potere temporale del papa sulla città

L’ingresso dei reparti italiani rende inutile proseguire la resistenza. Le forze pontificie ricevono l’ordine di cessare il fuoco e nei diversi settori della città, comprese le posizioni gianicolensi, iniziano le rese. I bersaglieri diventano il simbolo della presa di Roma, ma dietro l’immagine celebrativa c’è soprattutto la conclusione di un sistema politico plurisecolare: con la sconfitta dell’esercito pontificio Pio IX perde il controllo territoriale della città e il potere temporale dei papi entra nella sua fase finale.

La resa relativamente rapida limita la trasformazione di Roma in un campo di battaglia urbano. L’esercito italiano occupa i punti strategici e disarma progressivamente i reparti pontifici; la città assiste così al cambio di sovranità senza una lunga guerra nelle strade. Proprio questo contrasto rende il 20 settembre una data così potente nella memoria nazionale: poche ore di combattimento chiudono un conflitto politico durato decenni e aprono problemi nuovi, dalla convivenza con il papa alla costruzione amministrativa della futura capitale.

— Il plebiscito annette Roma al Regno e apre la lunga questione romana

Il passaggio istituzionale non si esaurisce il 20 settembre. Il 2 ottobre un plebiscito sancisce l’annessione di Roma e del Lazio al Regno d’Italia; nei mesi successivi vengono adattate amministrazioni, tribunali, servizi e proprietà al nuovo Stato. Il papa si considera prigioniero in Vaticano e non riconosce l’annessione, aprendo la lunga ‘questione romana’.

Il voto del 2 ottobre viene poi trasformato in diritto dello Stato. Alla fine di dicembre il Parlamento converte in legge il decreto che accetta il plebiscito delle province romane. Pio IX, al contrario, considera illegittima l’occupazione e non riconosce il nuovo assetto: la conquista militare risolve la sovranità territoriale su Roma, ma apre un conflitto politico e giuridico destinato a durare per decenni. La città entra nel Regno; il rapporto fra Regno e Santa Sede resta invece irrisolto.

— La capitale del Regno si trasferisce definitivamente a Roma

Per la città, invece, la direzione è ormai segnata: il 1° luglio 1871 Roma diventerà capitale del Regno. La Breccia è dunque insieme un evento militare e la soglia di una trasformazione urbana e istituzionale molto più grande.

Il trasferimento della capitale richiede un atto ulteriore. Il Parlamento approva all’inizio del 1871 la legge che dispone lo spostamento della sede del Governo a Roma; nei mesi successivi ministeri, uffici, corte e apparati amministrativi devono trovare posto in una città costruita per essere centro pontificio, non capitale di uno Stato nazionale. Il problema non è soltanto scegliere palazzi: occorre adattare servizi, comunicazioni e infrastrutture a una funzione politica completamente nuova. Da qui prende avvio la Roma capitale che il Libro successivo racconterà nel territorio.

— Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani e costruire il nuovo Stato

Da una parte ci sono le truppe italiane del generale Nino Bixio: dall’altra i difensori papalini. Le artiglierie italiane sono pronte a cannoneggiare le Mura Gianicolensi.

Riprendiamo il racconto. 1870, l’Italia è unita. Molte cose di qui a breve cambieranno, anche nelle placide lande dell’Agro romano.

Nel 1871 le “cose difficili” del Risorgimento sono state tutte fatte: le Guerre d’indipendenza hanno unito il Nord, Garibaldi ha sbarcato i Mille al Sud e l’Italia centrale ha votato i Plebisciti di annessione. Pio IX, l’ultimo papa-re, è stato sconfitto a Porta Pia, il 20 settembre 1870. Dal 1° luglio 1871 Roma è capitale.

Una volta che “l’Italia è fatta”, adesso però bisogna cominciare a “fare gli Italiani”: è qui forse che il difficile inizia per davvero. Occorrono scuole per veicolare una lingua nazionale; ferrovie e strade per unificare i mercati; servono anche ospedali, ministeri, tribunali, e anche difese militari. Già, difese militari. Perché non è affatto detto che l’Italia unita durerà per sempre: già una volta, pochi anni prima nel 1849, i francesi sono sbarcati dal mare, hanno espugnato le mura dittadine e hanno rimesso sul trono il Papa-Re. Roma, con le sue mura vecchie di 24 secoli, è un anello difensivo fragilissimo.

(articolo aggiornato il 7 Settembre 2026)