— La caduta dell’Impero francese lascia Pio IX senza protezione

Nel settembre 1870 la questione romana arriva al suo epilogo militare. Il Secondo Impero francese, che fino ad allora aveva protetto Pio IX, è caduto.

La protezione francese aveva tenuto in equilibrio la questione romana per anni. Nell’agosto 1870, mentre la guerra contro la Prussia travolge l’esercito di Napoleone III, il corpo francese di occupazione viene richiamato da Roma. Il 4 settembre cade anche l’Impero: per il governo italiano viene meno l’ostacolo internazionale che aveva impedito di intervenire direttamente nel Lazio. La crisi europea apre così, quasi improvvisamente, una finestra militare che trasforma una disputa diplomatica lunga decenni in un problema da risolvere sul terreno.

— Cadorna entra nel Lazio e stringe progressivamente l’assedio intorno a Roma

L’esercito del Regno d’Italia entra nel Lazio sotto il comando del generale Raffaele Cadorna e circonda Roma. L’obiettivo dichiarato è occupare la città evitando, per quanto possibile, un combattimento prolungato; il papa ordina comunque una resistenza sufficiente a mostrare che l’ingresso italiano non avviene con il suo consenso.

Cadorna non improvvisa l’operazione. Già a metà agosto ha ricevuto il comando del corpo di osservazione raccolto alla frontiera pontificia; quando arriva l’ordine di avanzare, nella notte tra l’11 e il 12 settembre, dispone di una forza largamente superiore a quella pontificia. La sproporzione è voluta: il governo cerca una vittoria rapida, sicura e con il minor numero possibile di vittime. Una divisione viene distaccata verso Civitavecchia, mentre il grosso delle truppe converge progressivamente su Roma.

— Bixio e le divisioni italiane stringono l’assedio intorno alle mura

L’attacco viene preparato su più settori delle Mura Aureliane. A sud-ovest la divisione di Nino Bixio minaccia il sistema difensivo del Gianicolo e di Porta San Pancrazio; altrove reparti italiani si dispongono davanti alle porte orientali e settentrionali. La pressione su diversi punti serve anche a impedire ai pontifici di concentrare le forze. Il Territorio Portuense torna così, ventun anni dopo il 1849, a trovarsi accanto a un fronte militare: ma questa volta non sono i francesi a restaurare il papa-re; è l’esercito italiano che si prepara a chiuderne il potere temporale.

Il dispositivo finale chiarisce la logica dell’assedio. Quattro divisioni vengono concentrate sul lato orientale della città, dove Cadorna intende portare l’azione principale; la divisione di Bixio opera invece a occidente con funzione diversiva, obbligando i pontifici a presidiare anche il settore gianicolense. La memoria del 1849 torna quasi capovolta: gli stessi accessi occidentali che avevano visto l’offensiva francese contro la Repubblica Romana diventano ora uno dei punti di pressione dell’esercito nazionale contro il potere restaurato allora dai francesi.

— Fallisce l’ultimo tentativo di accordo e Cadorna prepara l’attacco

Prima di aprire il fuoco, il governo italiano tenta ancora di presentare l’occupazione come soluzione politica e non come guerra contro il pontefice. Il risultato è però nullo: Pio IX non accetta un ingresso concordato delle truppe del Regno. A quel punto Cadorna deve trasformare l’accerchiamento in operazione militare, mantenendo tuttavia l’obiettivo di abbreviare lo scontro. È una guerra singolare: entrambe le parti sanno che la sproporzione delle forze rende improbabile una lunga difesa, ma il significato simbolico della resistenza resta enorme.

Anche la consegna pontificia mostra il carattere particolare dello scontro. Pio IX non chiede al generale Hermann Kanzler di salvare militarmente Roma a qualunque costo: vuole una resistenza sufficiente a rendere evidente la protesta della Santa Sede e autorizza l’apertura delle trattative quando l’attacco dimostra che la città verrà presa con la forza. Dall’altra parte Cadorna continua a privilegiare un’azione breve. La battaglia che si prepara è quindi insieme reale e simbolica: i cannoni devono aprire la città, ma soprattutto certificare davanti all’Europa che il papa non ha consegnato Roma volontariamente.

(articolo aggiornato il 6 Settembre 2026)