— 1478: Girolamo Riario entra nella congiura dei Pazzi
Girolamo ricambia tanta prodigalità facendosi fedele esecutore delle più torbide richieste dello zio papa: nel 1478 Girolamo è a Firenze, dove con il fratello Raffaele è tra gli animatori della Congiura dei Pazzi. Il progetto dei congiurati prevede l’assassinio di Lorenzo il Magnifico e di tutti i suoi parenti maschi, così da estinguerne la linea di successione. E una volta sgombrato il campo, il posto del Magnifico sarà suo!
La grande congiura scatta il 26 aprile 1478. Siamo nel Duomo di Firenze, mentre si celebra la messa. I congiurati irrompono e uccidono sul colpo il fratello del Magnifico; Lorenzo de’ Medici, invece, scampa miracolosamente. E se Lorenzo è vivo, la congiura è fallita! Ai congiurati non rimane che la fuga. Subito dopo scoppia la guerra.
L’attentato fallito produce un effetto opposto a quello sperato. Firenze si stringe intorno a Lorenzo, mentre i responsabili vengono inseguiti e puniti. Per i Riario la congiura segna il passaggio definitivo dalla politica di corte alla politica armata: il progetto dinastico sostenuto da Sisto IV entra apertamente nello scontro per gli equilibri dell’Italia centrale.
— Dalla guerra di Firenze a Forlì: la politica armata dei Riario
Giuliano della Rovere, oltre ad essere il nipote e il “delfino” di Papa Sisto (era nato nel 1443 e già nel 1471 è stato nominato già cardinale e vescovo) è il suo prediletto anche in campo diplomatico e militare. Papa Sisto gli affida importanti e variegate trattative, tutte con la medesima regola d’ingaggio: usare gli eserciti se gli strumenti della diplomazia avessero fallito. è successo così ad esempio a Città di Castello, dove Giuliano non esita a passare a fil di spada il signore locale Niccolò Vitelli e, per non sbagliare, anche tutti i suoi sostenitori, nonostante gli si siano sottomessi. In ricompensa Giuliano ne ottenne da Papa Sisto ben 8 vescovati e il titolo di ambasciatore in Francia.
Già dal 1473 intanto Papa Sisto ha organizzato per Girolamo un matrimonio d’oro: quello con Caterina Sforza, figlia del duca di Milano; il matrimonio si celebra nel 1477, e il dono di nozze per i due giovani è la signoria sulla città di Imola, dove i due si trasferiscono, nell’attesa che sia completato a Roma il nuovo Palazzo Riario (oggi Palazzo Altemps), iniziato nel 1477 su progetto dello stesso Melozzo da Forlì. Girolamo ricambia tanta prodigalità facendosi fedele esecutore delle direttive di Papa Sisto, anche le più torbide: nel 1478 Girolamo si reca a Firenze, dove insieme con il fratello Raffaele è tra gli animatori della Congiura dei Pazzi. Il progetto prevede l’assassinio del Signore di Firenze ¬- Lorenzo de’ Medici detto Il Magnifico – e di tutti i suoi parenti maschi: una volta sgombrato il campo da ogni erede Girolamo Riario avrebbe dovuto prenderne il posto. Gli eventi però volgono contro i congiurati, e a Papa Sisto non rimane che scomunicare frettolosamente Lorenzo de’ Medici, porre Firenze sotto interdetto, e muoverle guerra per due anni consecutivi. Nel 1480 appare ormai impossibile piegare Firenze con le armi, e Girolamo accetta di buon grado il titolo di Signore di Forlì, a scapito della famiglia degli Ordelaffi, detronizzata.
— 1480: Sclafenato e la gran caccia inaugurano la nuova Magliana
Intanto, mentre Girolamo è fuori Roma a ordire efferate congiure, il popolino mormora che un altro giovane di bell’aspetto abbia preso il posto di Girolamo tra i prediletti di Papa Sisto: si tratta del nobile milanese Gian Giacomo Sclafenato (1451-1497), che il pontefice eleva a “camerario”, cioè amministratore delle proprietà della Camera apostolica. Intorno al 1480 Papa Sisto lo invia alla Magliana, affidandogli la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica, su progetto architettonico di Jacopo da Pietrasanta. Di lì a breve intanto lo Sclafenato diventa cardinale (1483).
L’occasione per presentare alla nobiltà del tempo il nuovo cantiere della Magliana è la “Gran caccia” dell’anno 1480. Di questo evento mondano, durato mesi e al quale partecipava la nobiltà locale con un nutrito seguito di servitori, ci dà conto il cronista Giacomo Volterrano. Gli ospiti d’onore della Gran caccia è il duca Ernesto di Sassonia-Lawenbourg, e gran cerimoniere è Girolamo Riario. Appostati sul Rio Magliana, la caccia riserva abbondanti catture di prede, e memorabili scorpacciate campestri.
— 1482–1484: guerre, nave papale e fine di Sisto IV
Le guerre di Papa Sisto intanto proseguono senza sosta. Nel 1482 è la volta di Venezia, contro la quale ordisce un perfido inganno: prima invia Girolamo Riario nella repubblica lagunare, convincendo Venezia ad aggredire i duchi d’Este, signori di Ferrara, assicurando il sostegno papale; poi, a guerra iniziata, Papa Sisto mette Venezia sotto interdetto e la abbandona al destino delle armi. Nel frattempo però in soccorso degli Este sono arrivati gli Sforza da Milano e pure i Medici da Firenze: Venezia ne esce malconcia. Sisto IV è riuscito in un capolavoro di perfidia rinascimentale: ha impegnato in una guerra tutti i suoi avversari – Venezia, Ferrara, Firenze e Milano – senza spendere un solo ducato, e godendosi lo spettacolo da lontano. Le finanze papali, in quel periodo, prosperano: Papa Sisto rende la vendita delle indulgenze anche retroattiva alle anime dei defunti, raccoglie fondi per la nuova crociata contro i Turchi, legalizza persino i bordelli dietro pagamento di una licenza da trentamila ducati l’anno.
Dopo aver mosso guerra a tutti, Papa Sisto si gode la pace e riscopre la residenza della Magliana. Si è fatto costruire una speciale “nave bucinatoria” con cui fa avanti e indietro lungo il Tevere, fra Roma e Ostia, con tappa fissa alla Magliana. Una di queste scorribande sulla nave papale è narrata nelle cronache dell’Infessura: si ferma due volte alla Magliana, il 9 e il 12 novembre 1483. Ma il pontificato volge ormai al termine e la morte coglie Papa Sisto l’anno seguente, il 12 agosto 1484. “Ucciso dalla pace”, sentenzierà il solito Pasquino. La statua parlante di Roma liquida Papa Sisto con questo finto epitaffio: “Ingiusto e infido giace chi la pace odia tanto, in sempiterna pace / Orsù, gettate a brani le scellerate membra a lupi e cani!”.
Il periodo di sede vacante, nell’estate 1484, è caratterizzato da una fase di anarchia. Dal 12 agosto, giorno della morte del pontefice, Caterina Sforza moglie di Riario instaura la signoria a Roma, in nome del Sacro Collegio, insediandosi nella Rocca di Castel Sant’Angelo. Nonostante il nuovo papa sia stato eletto in gran fretta il successivo 29 agosto, Caterina rifiuterà di consegnargli le chiavi di Pietro fino al successivo 25 ottobre, giorno in cui la breve signoria romana di Caterina Sforza ha effettivamente termine.
(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)



