— Il piano del 1873 destina Ostiense e Portuense alla città produttiva

Ma, a parte questi episodi, lo scenario agreste rimane tale fino all’Unità d’Italia. Nel 1873 Roma, nuova capitale del Regno, si dota del suo primo Piano regolatore generale. Questa pianificazione urbanistica destina le aree comprese tra Testaccio e la Basilica di San Paolo alle prime industrie pesanti della città. L’area è pianeggiante, e solcata da almeno tre vie di comunicazione: il Tevere con il suo porto di Ripa, la Via Ostiense e la ferrovia. In quest’area sorgeranno dunque le prime attività industriali della città: il mattatoio, i mercati generali, lo stabilimento del gas, ecc.

Il 1873 è tra l’altro anche l’anno in cui l’archeologo Heinrich Dressel compie le prime indagini archeologiche a Testaccio, rivelando per la prima volta il valore di questo quadrante.

— Muraglioni, mattatoio e servizi costruiscono il nuovo quadrante industriale

L’Unità d’Italia porta per Roma, e per Trastevere, una serie di capovoglimenti urbanistici. Il primo di essi è la costruzione dei Muraglioni lungo il Tevere. Si tratta di potenti arginature e opere di sopraelevazione del lungotevere, che mettono la città in sicurezza idraulica, al riparo da inondazioni e dalle malattie connesse ad ambienti insalubri. Da allora Trastevere non conosce più allagamenti, e la situazione sanitaria migliora sensibilmente. Intere porzioni del quartiere – quelle a ridosso del fiume – tuttavia scompaiono, e il quartiere perde anzi quella sua caratteristica portuale e rivierasca che ha sin dalle origini.

Poco dopo – siamo nel 1886 – viene completato un secondo intervento urbanistico: l’apertura di Viale del Re (che oggi si chiama con il più anonimo nome di viale Trastevere. L’intervento sposta l’asse viario principale dal lungotevere all’interno. Da allora il quartiere si ritrova tagliato esattamente in due da un grande viale alberato sul modello dei boulevards parigini o torinesi. Il quartiere ne acquista il respiro e la permeabilità che mai ha conosciuto. Il nuovo Ponte Garibaldi permette ora un accesso carrabile in centro città.

Insieme con viale del Re vengono realizzate cinque grandi piazze, dotando il quartiere di spazi aperti: piazza Trilussa, piazza Belli, piazza Sonnino, piazza Mastai (con la bella fontana) e, più internamente, piazza S. Cosimato. Tra gli edifici moderni del quartiere che fioriscono in questo periodo meritano di essere ricordati il monumentale edificio del Ministero della Pubblica Istruzione e, successivamente, Villa Leone-Caetani (1922, architetto Tullio Passarelli, oggi sede dei Padri Barnabiti).

Il Casale Jacobini è un edificio rurale di fine Ottocento, sito in via Gavorrano, 18-42, al Trullo. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza.

— Ponte Galeria diventa il bivio ferroviario verso Fiumicino

La Stazione di Ponte Galeria è uno scalo ferroviario posto alla diramazione fra la Dorsale Tirrenica e la Linea per Fiumicino.

Entra in servizio il 6 maggio 1878, a servizio della diramazione a binario unico per Fiumicino, con il nome di Ponte Galera.

— Industria e infrastrutture spingono Roma oltre le vecchie mura

A fine Ottocento la parte interna alle Mura viene messa in sicurezza idraulica con dei muraglioni sul Tevere, e quindi bonificata dalla malaria e resa idonea all’insediamento umano. In quest’area, esempio unico a Roma, si pianifica l’urbanizzazione del quartiere operaio di Testaccio, concepito secondo i criteri dell’urbanizzazione industriale: ovvero una piccola città, del tutto autonoma da Roma, vicina eppure allo stesso tempo separata dall’Urbe.

La popolazione è costituita dagli operai salariati in servizio nelle nuove attività industriali lungo l’Ostiense e dalle maestranze del porto di Ripa. Facile immaginare che il moderno Testaccio assumesse sin dall’inizio una sua specifica identità umana, accompagnata da una pessima nomea. Un’indagine del 1884 del Comune di Roma indica proprio Testaccio come l’area in cui si registra il primato nazionale del consumo di alcoolici.

Intanto il nuovo quartiere prendeva forma. Nel 1888 su progetto di Gioacchino Herzoch vede la luce il nuovo mattatoio, mentre nel 1906 sorge la prima parrocchia del quartiere: Santa Maria Liberatrice, sulla piazza omonima. Questa chiesa sarà da sempre molto cara al popolo testaccino. Il titolo parrocchiale è quello di una precedente chiesa che si trovava al Foro Romano: proprio in quegli anni la vecchia chiesa viene demolita per far posto ai rivolgimenti urbanistici di Roma, e il titolo si spostava nella nuova chiesa di Testaccio. Ancora oggi l’altare della chiesa di Testaccio è quello antico della vecchia chiesa, spostato in un sol blocco, mentre il mosaico sulla facciata riproduce le decorazioni della vecchia chiesa.

(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)