— Colle & Concimi apre a Pietra Papa ma entra presto in crisi

Nei primi anni del Novecento si apre nella Piana di Pietra Papa un grande cantiere, per trasformare le fornaci della Colle & concimi in un moderno impianto chimico. Il progetto, firmato dall’ingegner Giulio Filippucci, è stato presentato al Comune di Roma il 3 ottobre 1899, per la “costruzione di magazzini, forni e depositi per gli acidi”, ma la partenza del cantiere è stata rallentata dalla prescrizione di setacciamento dei terreni, durante le opere di rimozione dei calcinacci. Il setacciamento restituisce alcuni ritrovamenti archeologici.

Vengono realizzate cinque piccole costruzioni ad un solo piano, in parte oggi perdute: una casina quadrata ad uso ufficio (oggi esistente, all’angolo tra via Pierantoni e via Costanzi); due corpi rettangolari affacciati sul Tevere (bombardati durante la Seconda guerra mondiale); un corpo quadrangolare con doppia fornace (oggi area coktail del Teatro India); e infine un caseggiato quadrangolare con tetto a doppia falda (oggi libreria del Teatro India). In questi ultimi caseggiati escono prodotti chimici variegati – in prevalenza fertilizzanti e collanti industriali -, tutti aventi come materia prima comune gli scarti della macellazione.

Due anni dopo, 1907, la Colle & concimi mette in cantiere un nuovo ampliamento. Sorgono sei nuovi edifici, che raddoppiano le superfici produttive: una casina quadrata su via Costanzi (oggi demolita); un corpo rettangolare con tetto a doppia falda (oggi in uso alla Croce Rossa), il caseggiato rettangolare con torretta su via Pierantoni (anch’esso parte della Croce Rossa); una palazzina su via Pierantoni (conservata in parte, oggi Ditta Medici); un corpo rettangolare sul lungotevere (demolito); e infine il piccolo caseggiato rettangolare con tetto a doppia falda (annesso alla libreria del Teatro India).

Questa seconda serie di ingrandimenti, tuttavia, non otterrà il successo commerciale atteso: la Colle & concimi entra in crisi. La produzione si interrompe nel 1912.

— Nathan e le bonifiche ridisegnano il quadrante Portuense

Il San Camillo-Forlanini-Spallanzani è un complesso ospedaliero, situato esternamente al Municipio XI ma con ingressi dai civici 292 e 232 della Via Portuense.

Nel 1903 il sindaco Ernesto Nathan predispone il progetto dell’”Ospedale Polivalente di Roma”, da realizzarsi sulla via Portuense. Su un’ampia e salubre superficie a verde – la ex Vigna San Carlo, 60 metri sopra il livello del mare, proprietà ecclesiastica ceduta a buon prezzo – avrebbero dovuto sorgere i padiglioni di strutture ospedaliere specializzate, autonome l’una rispetto all’altra, realizzando così quella che in termini moderni è definita “economia di scala” ed è alla base del funzionamento dei moderni ospedali policlinici.

Ci spostiamo ora sul Rio Galeria. Il Rio Galeria è un affluente di destra del Tevere, che nasce all’altezza della odierna via Trionfale e si immette nel Tevere presso l’abitato di Ponte Galeria, dopo una percorrenza di oltre 38 chilometri.

Il bacino del Rio Galeria comprende inoltre dei corsi d’acqua minori. Alcuni sono semplici rigagnoli, altri sono più grandi e sono persino navigabili e hanno sorgenti lontane, alle pendici del lago vulcanico di Bracciano e all’attuale borgo di Cesano. Quindi l’estensione del bacino del Rio Galeria è notevole: sono 158 chilometri quadrati, ad un’altitudine media di 95 metri sul livello del mare.

Il Rio Galeria oggi ha una portata d’acqua assai inferiore rispetto al passato: si presenta quasi completamente regimato, e regolato dai manufatti del Consorzio Tevere-Agro Romano, realizzati a seguito della bonifica iniziata sul finire dell’Ottocento. La bonifica ha dato lavoro ad un gran numero di braccianti, in buona parte provenienti dalla regione della Romagna, e viene attuata con l’uso di idrovore, collettori e canalizzazioni, ancora oggi presenti. L’intervento di bonifica ha modificato il territorio dando luogo ad una pianura piatta, con pochi ostacoli. Lo scenario di oggi insomma è molto diverso da quello antico.

— Baccelli passa dalla politica alla battaglia contro la malaria

Poco più avanti, in cima a Montecucco, abita l’anziano Guido Baccelli (1830-1916), insigne medico e ministro del Regno d’Italia, autore di lungimiranti riforme. La sua scelta di trasferirsi alla Magliana è curiosa: come medico e uomo politico ha dedicato la vita alla lotta antimalarica e alla bonifica dell’Agro romano; terminata la carriera pubblica, in una porzione di Agro è venuto anche ad abitarci.

Villa Baccelli è una dimora signorile, oggi ridotta a rudere, situata nella Collina di Montecucco. Il corpo pricipale a due piani (casa padronale) risale al Primo Ottocento, ed è contemporaneo delle vicine Torre Righetti, Torre Cocchi, Casale Zuccari. Il nuovo proprietario di fine Ottocento, l’insigne medico e ministro dell’Istruzione pubblica Guido Baccelli (1830-1916), realizza importanti sistemazioni architettoniche per trasformare la casa padronale in villa: un corpo di minori dimensioni ne diventa la Dipendenza, mentre un piccolo manufatto viene riadattato in Cappella privata. Viene costituito tutt’intorno un parco, dotato di una Vasca quadrata per la raccolta delle acque piovane. Nell’area si trovano anche alcune preesistenze: Grotte delle Fate, Villa Koch, Villa Usai, Casalone.

Guido Baccelli nasce a Roma il 25 novembre 1830, figlio dell’illustre chirurgo Antonio Baccelli.

Conduce gli studi giovanili con passione e talento ma con animo irrequieto. A 17 anni si iscrive tra i volontari della I Guerra d’Indipendenza: in tutta risposta la famiglia, che si oppone, lo segrega in Collegio. Quando nel 1849 i venti di rivoluzione soffiano impetuosi anche su Roma, ritroviamo il giovane Baccelli tra le barricate degli insorti garibaldini. La famiglia interviene nuovamente, e, con un’azione di forza, lo preleva direttamente dal campo di battaglia alle Mura Gianicolensi, dove i Patrioti romani subiscono con valore l’assalto delle preponderanti forze francesi. Il giovane Baccelli viene allora rinchiuso, in meditazione e in preghiera, nel borgo di San Vito Romano, per riflettere sulla sconsideratezza della sua passione rivoluzionaria: il suo posto non è con Garibaldi, è con il Papa Re.

Quando Pio IX torna sul suo trono, il giovane Guido, in virtù dei buoni uffici della famiglia, ottiene il perdono e viene riammesso al Collegio. Ma i guai per il ragazzo non sono finiti: quando viene sorpreso a scrivere su un muro della scuola un’invettiva contro il Pontefice, scatta l’inevitabile espulsione. È insomma un’adolescenza inquieta e decisamente atipica, per un ragazzo destinato a diventare in seguito ministro della Pubblica istruzione.

Baccelli viene avviato così agli studi universitari, dall’archiatra pontificio Benedetto Viale, e sotto la cappa della Restaurazione si dedica completamente agli studi: nel 1852 si laurea in medicina; nel 1853 in chirurgia; nel 1856 Baccelli ottiene l’incarico di professore all’ospedale Santo Spirito.

In quegli anni Baccelli dà alle stampe una poderosa sequenza di pubblicazioni sulle malattie cardiache e polmonari. Nel 1857 pubblica Ascoltazione e percussione nella Scuola Romana; l’anno seguente L’origine anatomica del tubercolo; nel 1859 La patologia del cuore e dell’aorta. Nel 1862 diventa titolare della cattedra di clinica medica. Si contraddistingue come un eccellente insegnate. Alterna le lezioni sul cadavere e le lezioni sul malato: insieme studio anatomico dei danni delle malattie e applicazione pratica delle terapie. Elabora il concetto dell’anatomismo clinico, condensato nella frase: “La clinica moderna è scuola di anatomia viva”.

Nel 1863, mentre nasce il figlio Alfredo, dimostra sperimentalmente la Legge di Baccelli sui rumori endocardiaci. Studia il soffio al cuore, elabora una spiegazione razionale dei movimenti cardiaci delle sistole e delle diastole. Dedica gli anni tra il 1863 e il 1864 alla pubblicazione di un’opera monumentale in tre volumi: Patologia del cuore e dell’aorta. Nel 1864 si dedica alla pettiroloquia e alla diplofonia; elabora un metodo per la diagnosi dei tumori alle ovaie e al pancreas. Nei congressi medici la sua parola è sempre quella più attesa. A soli 34 anni Baccelli è considerato un luminare.

L’altro grande interesse medico di Baccelli è la malaria: Baccelli è il primo a localizzare l’infezione nei globuli rossi. Scopre una nuova malattia, la febbre subcontinua tifoidea. Ottiene lusinghieri successi con l’audace metodo dell’introduzione del chinino per endovenosa. Cura la sifilide con il sublimato corrosivo, sempre per endovenosa. Cura lo scompenso cardiaco con la strofantina, con la somministrazione endovenosa. Trova una cura per il tetano, con le iniezioni sottocutanee di acido fenico.

Il clima politico intanto torna a surriscaldarsi: i piemontesi fanno breccia a Porta Pia, Pio IX è destituito. Questa volta Baccelli, memore delle disavventure giovanili, non prende parte alla lotta nazionale. Per ironia della sorte finisce che i Piemontesi lo considerano un reazionario, al punto che il suo incarico di direttore della Clinica medica del Santo Spirito vacilla. Eppure i suoi successi medici sono notevoli. In questo periodo i suoi studi sono dedicati alla polmonite. Ed elabora una nuova metodologia di diagnosi dei versamenti pleurici attraverso l’ascolto endoscopico, che porta il suo nome, il “Segno di Baccelli”.

Per due anni Baccelli è sempre in bilico: medico sicuro, patriota incerto. Per mettere a tacere i dubbi Baccelli si impegna attivamente in politica, con chiare connotazioni anticlericali. È conosciutissimo: non è difficile per lui farsi eleggere deputato (1874), mentre seguita senza sosta a pubblicare volumi scientifici: I tumori ovarici (1876) e La trasmissione dei suoni attraverso i liquidi endopleurici (1877). Nello stesso anno pubblica la sua prima opera politica: Discorsi sulla legge forestale. Nel 1878 pubblica quello che è a lungo considerato una pietra miliare della scienza clinica: La malaria.

L’occasione della vita Baccelli la ha quando Vittorio Emanuele II è colto da una improvvisa crisi respiratoria. Chiamato al capezzale del re morente, Baccelli fa la diagnosi di una polmonite: i polmoni del Re, sentenzia Baccelli, non funzionano più, l’illustre paziente è spacciato. Con il consenso della famiglia reale Baccelli tenta per la prima volta nella storia della medicina la somministrazione diretta di ossigeno nei polmoni, con respirazione indotta da macchine. È il primo caso di mantenimento artificiale in vita nella letteratura medica, letto persino da taluni in epoca moderna come il primo caso clinico di “accanimento terapeutico”.

Il re muore pochi giorni dopo ma prestigio di Baccelli è al culmine. E, avendo lottato per salvare la vita al Re d’Italia, nessuno nutre ormai più dubbi sui suoi sentimenti patriottici. La porta di una brillante carriera politica è aperta.

Il 2 gennaio 1881 il Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli lo nomina Ministro della Pubblica istruzione, nel breve Governo Cairoli III. Il successore di Cairoli, Agostino Depretis, conferma Baccelli nella sua carica nel Governo Depretis IV, e la riconferma arriverà pure per il Governo Depretis V, fino al 1884.

Da ministro, Baccelli tira fuori la grinta di un rivoluzionario. Dopo il discorso “L’autonomia dell’Università” (1881) trasferisce alcuni poteri tenuti dall’amministrazione centrale ai rettori delle università e ai prèsidi degli istituti superiori. Desta scalpore quando assegna una cattedra universitaria a allo psicologo Roberto Ardigò, ignorando l’ammonizione del precedente ministro che bollava le sue teorie come “difformi dalla coscienza della maggioranza dei contribuenti”.

— Montecucco, bonifica e tutela del verde chiudono la stagione pubblica

Con il Discorso al Re (1881) ottiene l’ampliamento degli organici degli istituti scientifici pratici e delle facoltà mediche. Nel 1883 pubblica il libro-manifesto Policlinico e Palazzo delle Scienze in Roma, nel quale preconizza la costruzione di un ospedale polivalente a Roma.

Nel 1884, ritornato un privato cittadino, Baccelli si dedica alla pubblicazione della produzione poetica del figlio Alfredo, ispirata a motivi paesistici, rievocazioni alpine e temi di varia umanità (Diva Natura, 1885).

È probabilmente in questo periodo, successivo al 1885, che Guido Baccelli rileva la proprietà di un casolare di campagna nella Collina di Montecucco. Non abbiamo indicazioni precise sull’atto d’acquisto ma è facile immaginare che Baccelli, lontano ormai dagli impegni di Governo, abbia pensato di trascorrere qui, nella quiete collinare, una ricca e serena vecchiaia. All’età di 55 anni, in quell’epoca, un uomo può già ritenere di aver detto gran parte di quello che c’è da dire. E Baccelli il suo messaggio al mondo l’ha in fondo ottimamente trasmesso: è possibile riformare dall’interno, portare la società a compiere grandi balzi in avanti senza necessariamente uscire dal solco della tradizione.

Baccelli compie sulla proprietà alcuni interventi di ristrutturazione e miglioria. Dopo i restauri il casale a due piani (già casa padronale) diventa una villa, sufficientemente degna per accogliere al suo interno un ministro del Regno con la sua famiglia. Così Emilio Venditti ne descrive la posizione: “Sul lato sud della Collina, tra il verde dei boschetti come tra gli ampi spazi adibiti a pascolo, rimangono alcuni vecchi e diroccati casolari, che la moderna civiltà del cemento armato, freddo e senza anima, ci fa ancor più apprezzare. Questi vecchi e melanconici casali in rovina hanno qualcosa da raccontare. Il più grande, alla fine del secolo scorso è una nobile villa di proprietà di Guido Baccelli… “.

Accanto alla villa viene sistemato il corpo di minori dimensioni della Dipendenza (970752), e infine un piccolo manufatto adibito a Cappella privata (970753). “Nella piccola cappella – riporta Emilio Venditti negli Anni Ottanta – sono ancora visibili tracce di affreschi con raffigurazioni sacre”.

Sappiamo però che in quegli anni Baccelli non si ritira completamente dalla vita pubblica. Sostiene attivamente il suo progetto di ospedale polivalente di Roma: il Policlinico (oggi Umberto I) vedrà la luce nel 1888. Dal 1893 dirige anche un’importante rivista medica, chiamata Il Policlinico.

Il 15 dicembre 1893 il primo ministro Francesco Crispi richiama Baccelli in servizio, di nuovo alla guida della Pubblica istruzione nel Governo Crispi III.

Sono passati 12 anni dal primo mandato, e lo spirito dei tempi questa volta è completamente diverso. Non occorre più fare balzi in avanti ma consolidare con saggezza i passi fatti sinora. Nei discorsi ufficiali, perfino nel “Discorso della Corona” del 1894, Baccelli tiene atteggiamenti estremamente cauti, in cui mette in guardia dall’elargire al popolo una cultura in misura superiore al necessario.

Baccelli mette in cantiere la riforma dei programmi elementari, che si traduce in un energico sfrondamento dei programmi, giustificato con l’esigenza di non affastellare troppe nozioni nella mente del fanciullo.

Parallelamente, Baccelli si dedica al patrimonio archeologico, d’arte e paesistico: istituisce la Galleria Nazionale d’Arte moderna; progetta la Passeggiata archeologica; ripristina il Pantheon (liberandolo dalle sovrastrutture) e le Terme di Caracalla; infine si dedica alla piantumazioni di alberi a Roma, e alla difesa delle zone panoramiche, favorendo le prime norme per la tutela del paesaggio. Baccelli intanto favorisce l’ascesa politica del figlio Alfredo, favorendone l’elezione a deputato (1895).

Pur non disponendo di informazioni certe al riguardo, è facile immaginare che Baccelli, mentre su scala nazionale provvedeva ad occuparsi del verde e del paesaggio, abbia riservato grandi cure alla sistemazione del suo parco privato intorno alla Villa di Montecucco. Per garantirne l’irrigazione si realizza, poco distante dalla villa, una grande Vasca quadrata per la raccolta delle acque (970754).

L’invaso consiste in una costruzione in muratura a pianta quadrangolare, parte fuori terra parte in scavo, il cui fondo e le pareti sono foderate di malta idraulica. La destinazione d’uso è la raccolta delle acque piovane, da reimpiegare per l’irrigazione. È probabile che la realizzazione della vasca sia stata commissionata dallo stesso ministro Baccelli, contestualmente all’impianto del giardino arboreo per la sua villa.

Dopo un periodo di riposo, Baccelli è nuovamente ministro sotto il breve Governo Pelloux I e il successivo Governo Pelloux II, dal giugno 1898 al giugno 1900. Baccelli può ora completare la riforma dei programmi elementari. Introduce i lavori manuali, agricoli e donneschi. E compensa il maggiore spazio dato all’educazione religiosa con l’introduzione di una nuova materia: l’educazione morale, civile e patriottica. Baccelli progetta anche, senza realizzarla, la Coscrizione scolastico-militare, insieme scuola elementare e addestramento alle armi, per i giovani tra i 16 e i 19 anni. Tra le materie previste: esercizio ginnico, arte militare, etica civile, etica militare, storia patria e disegno.

Il 4 agosto 1901 per Baccelli arriva un nuovo incarico, l’interim del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, sotto il Governo Zanardelli, assistito dal figlio Alfredo come sottosegretario all’Agricoltura.

Baccelli scopre in questa fase gli interessi sociali ed è il precursore della moderna ecologia: si dedica al bonificamento dell’Agro Romano, favorisce nelle scuole rurali la pratica dei campicelli scolastici; istituisce la cerimonia della Festa degli alberi. “Fu forse il contatto con la splendida campagna che circondava a quei tempi la sua villa a Montecucco – osserva Venditti – a suggerire al Baccelli l’istituzione della Festa degli alberi”. In quegli anni Baccelli combatte combatte anche l’afta epizootica diffondendo la pratica medica delle iniezioni di sublimato; promuove il miglioramento della coltura dei grani.

Ricopre incarichi minori fino al 1903, per poi ritirarsi, definitivamente, a vita privata. Il figlio Alfredo riferisce che il padre mantiene fino alla tarda vecchiaia una piena efficienza intellettuale e fisica. Baccelli anziano è ancora un oratore fluido, ispirato ai modelli classici; parla e scrive correntemente il latino. Il vecchio ministro torna ad aiutare il figlio, sostenendolo nella pubblicazione di una nuova raccolta poetica (Sentimenti, 1905) e variegate novelle e saggi. Il figlio pare però più interessato a una brillante carriera politica e accetta la carica di ministro delle Poste (1906).

(articolo aggiornato il 5 Settembre 2026)