Il 1944 è un anno durissimo, tra paura e fame.

Un bambino di allora, Émile Venditti, rimpatriato da Marsiglia, è testimone di quelle sofferenze. Le racconterà anni dopo, nel libro Il Trullo. 1939-1989: “La razione giornaliera del pane è 100 grammi a persona”, scrive. Si vive di tessere

nn        rie e razioni. “L’oscuramento e il coprifuoco sono rigidamente imposti”.

Eppure, nelle case popolari sono presenti alcuni beni di lusso, che i rimpatriati hanno portato con sé dall’estero. Li chiamano “roba di prima”. Ad esempio i marmocchi giocano con palloni da football in gomma e le ragazze indossano elegantissime confezioni sartoriali estere. La loro cura personale è celebre nel circondario: il loro passaggio è preannunciato da inebrianti nuvole di profumo alle rose.

Ci sono anche alcune potenti radio, in grado di captare segnali clandestini. Tra le mura casalinghe, a bassissimo volume, si ascolta Radio Londra Le trasmissioni sono discontinue ma iniziano sempre con il caratteristico u-tu-tu tùm, un segnale che corrisponde alla lettera V dell’alfabeto Morse: V come vit toria. Tra un messaggio in codice e uno swing, diffondono notizie dal fronte: l’Italia sta perdendo la guerra.

In quei giorni la vita di Alfredo Monaco, il medico di campagna della Magliana, si fa pericolosissima. Monaco, che è anche medico di notte a Regina Cœli, ha visto le squadre di occupazione Schutzstaffel ― le temibili SS ― impadronirsi del III braccio del carcere e governarlo con ferocia. Il comandante militare Herbert Kappler non sa che Monaco fa parte della Resistenza e comanda la seconda di visione militare della “Brigata Matteotti” del Partito socialista clandestino, con quartier generale proprio a casa sua a Regina Cœli. Racconta sua moglie M cella: A Roma non c’è posto più sicuro! Mio marito porta e riceve notizie dai detenuti. Alcune guardie fedelissime lo informano di tutto     La mattina Monaco può muoversi liberamente tra Regina Cœli, il Forlanini e la Magliana. Dentro il tubercolosario, con la complicità di una suora, Marcella allestisce un arsenale. Il rischio è enorme.

Marcella Monaco rischia due volte l’arresto. Una prima volta un soldato te desco la ferma per controllarle un borsone. Lei gli rivolge un ampio sorriso ma terno e lui la lascia andare: “Mutti, vai vai!”. Il borsone di “Mamma Marcella” è pieno di pistole. Una seconda volta viene scoperta con un fucile nel cappotto, sul tram di piazza Sonnino: l’autista spalanca le porte e Marcella riesce a fuggire.

Il 15 ottobre viene arrestato Sandro Pertini. Finisce a Regina Cœli, dove già sono reclusi Giuseppe Saragat e altri cinque militanti socialisti. I tedeschi sanno che Pertini è il vicepresidente del Partito socialista: sotto tortura Pertini potreb be rivelare i nomi dell’intero organigramma. Occorre organizzare l’evasione. Al più presto.

È il 24 gennaio 1944. Poco prima delle 13 Marcella si presenta a Regina Cœli e fa protocollare sette falsi ordini di rilascio. Il direttore del carcere, Donato Carretta, la manda subito a chiamare. Carretta è un personaggio controverso:

nutre in segreto sentimenti antifascisti ma è all’oscuro del piano di evasione.

Spiega a Marcella che non può scarcerare i sette detenuti politici senza la vidimazione della questura. Poi la sorpresa: dice a Marcella che è sufficiente che dalla questura arrivi un assenso telefonico. Carretta la sta aiutando. Sono le 16,30. Il tempo è strettissimo: alle cinque scatterà il coprifuoco.

La signora Monaco raggiunge la Pai a San Callisto, dove un simpatizzante elet trotecnico crea un ponte telefonico con il carcere. Con sangue freddo il simpa tizzante impartisce al centralista l’ordine di “lasciare alla porta” i sette detenuti.

Mancano pochi minuti alle 17: i sette socialisti sono liberi. Poco dopo, dalla radio clandestina, si sente la voce di Paolo Treves: “Tu-tu-tu tùm, qui Radio Londra. Una patriota italiana ha fatto fuggire dal carcere Pertini e Saragat, massimi dirigenti del Partito Socialista Italiano e capi della Resistenza italiana…”.


(aggiornato il 25 Giugno 2021)


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