Ci spostiamo ora a via Giuseppe Ravizza, al civico 12. Entriamo in un condominio moderno, precisamente nell’autorimessa condominiale, e da una porticina in ferro ci ritroviamo dentro un sepolcro familiare del II secolo. È uno stanzone scavato nel tufo (metri 6,40 × 4,20), con volta a botte.
Il pavimento contiene fosse e banconi (sarcofagi a cassone) e le pareti sono organizzate a colombario, con le nicchiette disposte intorno al grande nicchione a arcosolio del pater familias.
La decorazione a fresco raffigura con grande cura quattro volatili in movimento – un airone, un pavone, una colomba e un’anatra – e tre cavalli marini.
I volatili rappresentano simbolicamente le anime dei defunti che, libere dai pesi terreni, sono finalmente pronte a levarsi in volo verso la dimensione ultraterrena. L’affresco più noto, posto alla destra dell’entrata, rappresenta un airone con tratti di grande realismo anatomico. Il volatile è rappresentato nell’atto di distendere le ali per alzarsi in volo, con colori di elegantissime tonalità che vanno dal grigio al rosa. L’animale afferra con le zampe un nastro flessuoso di color porpora.
Sopra la nicchia del pater familias si trova l’affresco di un pavone in movimento, a terra, con le ali ancora chiuse e la coda distesa. Sulla parete sinistra è presente una colomba già in volo che si abbevera in un vaso, sospesa in aria con un rapido batter di ali. Infine un quarto affresco raffigura un’anatra.
Compaiono anche tre piccoli affreschi di ippocampi o cavalli marini – animali fantastici dal corpo di serpenti e il busto di cavalli – con la funzione apotropaica di proteggere la tomba dagli spiriti dell’Ade. Due di essi si trovano nella nicchia del pater familias; un terzo è invece in una nicchia laterale. Nella tomba sono infine presenti altre decorazioni minori: un piattello da offerte, graziose roselline rosse sbocciate, una cesta con fiori, un candelabro, una maschera.
Poco distante, al di sotto della carreggiata stradale di via Ravizza, si trova un secondo sepolcro, non accessibile al pubblico, dedicato al defunto Epinico e a sua Moglie Primitiba. I loro nomi sono contenuti in un mosaico di buona fattura.



