Per comprendere i cambiamenti che stanno interessando il quadrante interno della Muratella bisogna guardare indietro di qualche decennio.
Dal 1991 fino al 2009 questo settore ha ospitato il “Centro Direzionale Alitalia”. Si trattava di un colosso di cinque edifici, distribuiti su una superficie di 106.000 metri quadrati, simbolo dell’avanguardia tecnologica e orgoglio della nostra compagnia di bandiera. Poi, con la crisi dell’azienda, è arrivata la dismissione, seguita da quindici lunghi anni di silenzio e abbandono.
Nel 2020 c’è stato un brutto incendio: da allora gli appassionati “urbex” – gli esploratori urbani – hanno documentato su YouTube lo stato desolante del luogo. Di pari passo le cronache hanno riportato notizie di furti di materiali tecnologici preziosi. Nell’agosto del 2023, per esempio, le forze dell’ordine sono intervenute per fermare il saccheggio di grandi quantità di rame e ferro, episodi che hanno consolidato nell’opinione pubblica l’idea di una “terra di nessuno”.
La svolta, per la Collina Alitalia, è arrivata nell’aprile del 2024. In quella data le ruspe hanno iniziato la demolizione dei vecchi edifici, noti tecnicamente con le sigle B, C, D ed E. Al loro posto sorgerà un nuovo quartiere.
Si tratta di un intervento strutturale radicale, reso possibile da un investimento privato che si aggira intorno ai 300 milioni di euro. L’obiettivo è ambizioso: cancellare definitivamente le tracce del vecchio quartier generale Alitalia, per lasciare spazio a un moderno abitato residenziale. Il piano generale – il masterplan – prevede la costruzione di circa 1300 nuove unità abitative.
Un pilastro del nuovo progetto è l’attenzione al sociale. Delle 1300 case previste, 320 saranno destinate all’housing sociale, ovvero affittate a canone calmierato. È una risposta concreta per quella fascia di popolazione che, pur non avendo i requisiti per l’assegnazione di case popolari, non riesce a sostenere i prezzi del libero mercato.
Ma l’idea non è realizzare soltanto delle case-dormitorio: le palazzine sorgeranno intorno a una grande piazza pedonale, pensata come luogo di incontro, dove apriranno negozi di vicinato e un supermercato.
Anche i servizi pubblici sono centrali nel progetto: è prevista la costruzione di un polo scolastico con scuola primaria e secondaria, dotato di un auditorium.
L’intera area è disegnata seguendo criteri di sostenibilità ambientale. Un percorso ciclo-pedonale attraverserà il quartiere, unendo le abitazioni ai servizi, mentre la mobilità sarà orientata verso il trasporto pubblico e la condivisione dei mezzi, con stazioni per il bike-sharing e il car-sharing.
Infine, il progetto prevede una ricucitura verde con il territorio: nuovi parchi e sentieri collegheranno il quartiere alla vicina Riserva naturale della Tenuta dei Massimi.
Dopo 18 mesi di demolizioni, il terreno è pronto per la ricostruzione, che dovrebbe concludersi entro il 2031. Il portale istituzionale Romasitrasforma.it conferma che, ad oggi, il cronoprogramma è rispettato.
L’odissea della scuola mai nata di via Pensuti: vent’anni di stop e ripartenze
Ci spostiamo di poco, e arriviamo nel tessuto residenziale della Muratella. Siamo su via Emilio Pensuti.
Qui però non si parla più di futuro, ma di un’attesa che dura da quasi vent’anni. Il completamento del plesso scolastico, fondamentale per le famiglie della zona, rimane infatti un obiettivo ancora molto distante.
L’ultimo capitolo di questa complessa vicenda burocratica si è svolto il 20 novembre 2025. Durante un’interrogazione in municipio, è emersa una realtà amara: i tempi per la consegna della scuola si allungano ancora, e non è neppure prevista una data per il taglio del nastro.
Nonostante le pressioni politiche e l’accesso agli atti del consigliere Fabrizio Santori, la risposta del Dipartimento Infrastrutture ha fotografato una situazione di stallo. Sebbene sia stato concesso il mutuo per la progettazione, affidata alla società pubblica “Risorse per Roma”, manca ancora l’approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica. Senza questo documento, i lavori non possono essere avviati.
La storia di questo cantiere è un esempio di come la pianificazione urbanistica possa complicarsi. Il progetto originale, datato 2005-2007, immaginava una scuola su più piani, costruita interamente in legno, secondo i principi di bioedilizia. Quell’idea è naufragata a causa di problemi strutturali e del dilavamento del terreno, costringendo addirittura alla demolizione dello scheletro già costruito.
Si è quindi deciso di cambiare rotta: il nuovo piano prevede un edificio più tradizionale, in cemento armato, sviluppato su un unico piano terra, capace di ospitare tre classi di materna e tre di asilo nido. Tuttavia, anche questa seconda versione ha incontrato ostacoli.
Oggi il cantiere è fermo e richiede interventi complessi prima di poter ripartire. Le strutture esistenti devono superare una verifica di idoneità statica: in parole povere, bisogna ricontrollarle, e non è detto che non debbano essere abbattute di nuovo.
Inoltre, il tempo trascorso ha reso il progetto obsoleto: le normative sugli impianti e sulla sicurezza sono cambiate e l’edificio va adeguato, operazione che richiederà fondi extra non ancora calcolati con precisione.
Le conseguenze di questi ritardi ricadono sulla vita quotidiana dei cittadini. I bambini che nel 2007 avrebbero dovuto inaugurare quelle aule, sono ormai studenti universitari. Le giovani coppie che oggi popolano la Muratella continuano a non avere asili vicino casa e sono costrette a un pendolarismo quotidiano, intasando il traffico per portare i figli a scuola.
La responsabilità politica è trasversale: cinque diverse amministrazioni si sono succedute alla guida di Roma senza riuscire a finire l’opera, tra cambi di ditte appaltatrici e documenti smarriti negli uffici.
L’assessore locale Angelo Vastola ha confermato che l’iter è ancora lungo. È probabile che la fine dei lavori slitti alla prossima consiliatura, nel 2027. O forse oltre.
Canile Muratella: lavori in corso per il primo ospedale veterinario pubblico
Un altro punto nevralgico del quartiere è il Canile comunale della Muratella, situato al civico 856 di via della Magliana.
Questa struttura sta attraversando una fase di profonda trasformazione, sia fisica che gestionale. Il complesso, che oggi occupa 30.000 metri quadrati organizzati in vari padiglioni, è diventato un grande cantiere dal 26 febbraio 2025. L’obiettivo è ambizioso: costruire qui il primo Ospedale veterinario pubblico di Roma.
L’investimento è significativo, pari a circa 6,5 milioni di euro. I lavori, che dureranno circa 21 mesi, si concentrano su un’area di quasi mille metri quadrati, recuperando spazi nell’edificio centrale e in una struttura sul retro. Il progetto esecutivo descrive una struttura sanitaria completa: ci saranno un pronto soccorso con infermeria, sale operatorie attrezzate, stanze per la degenza post-chirurgica e laboratori di analisi. Sarà un punto di riferimento fondamentale per la cura e il benessere degli animali in città.
Non si lavora però solo sugli edifici esistenti, ma si punta anche all’espansione. È in corso l’acquisizione di un terreno confinante di 1,3 ettari sul lato ovest, che permetterà di costruire tra i 30 e i 60 nuovi box per i cani e di creare un’area coperta di 120 metri quadrati, dove gli animali potranno correre e giocare: il cosiddetto “sgambamento”.
Anche il comfort è stato ripensato: sono previsti lavori per il risparmio energetico e la piantumazione di nuovi alberi per garantire ombra ai percorsi e ai box, durante le estati romane sempre più calde.
Tuttavia, se il cantiere procede, la gestione amministrativa è più complessa. Ci sono tensioni tra chi gestisce il rifugio e la Commissione comunale Ambiente. Il nodo del contendere riguarda i soldi e il personale: il gestore dichiara di impiegare 51 operatori, sei in più dei 45 previsti dal contratto, generando extra-costi che non è chiaro chi debba pagare. Con il contratto che scade a metà 2026, trovare un accordo sarà difficile.
Non mancano poi problemi di sicurezza: a fine 2024 ci sono stati furti di animali e intrusioni notturne, che hanno costretto ad attivare la vigilanza 24 ore su 24 e a potenziare le telecamere.
Nonostante le difficoltà, ci sono anche buone notizie. L’11 novembre 2025 il canile ha ricevuto un’eredità di 156.000 euro da un privato cittadino. Questi fondi si aggiungono ai nuovi servizi di welfare animale: dall’ottobre 2025 è attivo uno sportello per aiutare i proprietari in difficoltà a gestire il comportamento dei “cani problematici”, evitando così gli abbandoni, e dal luglio precedente il progetto “Homeless” offre cure gratuite agli animali dei senzatetto.
I numeri del 2024 raccontano un luogo vivo e complesso: sono transitati nella struttura 1464 cani, con un picco di ingressi in estate. Gli abbandoni di animali di affezione sono un problema più che mai attuale.
Via Candoni: difficile convivenza tra bus Atac e campo nomadi. Il Piano 2030
L’ultimo capitolo del nostro viaggio alla Muratella è forse il più difficile. Siamo a via Luigi Candoni.
Qui, separate solo da una striscia d’asfalto, convivono due realtà molto diverse tra loro e spesso in conflitto: da una parte il deposito dei veicoli Atac, l’azienda dei trasporti romana, e dall’altra il “Villaggio della solidarietà”, il “Campo Rom” come lo chiamano tutti, che si estende per 15.000 metri quadrati.
I rapporti tra queste due infrastrutture sono tesi da anni. Il 13 novembre 2025, un consiglio municipale straordinario ha affrontato il tema, confermando la linea decisa dal Comune già nel 2023: il Villaggio della solidarietà dovrà essere progressivamente superato, e quindi chiuso entro il 2030.
La strategia non prevede sgomberi improvvisi e traumatici, ma un percorso graduale per trovare case alternative ai circa 300 residenti attuali.
Nel frattempo, si discute di come migliorare la situazione logistica. Una proposta è aprire una seconda uscita per il deposito Atac verso via Portuense, così gli autobus non dovranno più passare obbligatoriamente davanti alle abitazioni del campo. Si pensa anche di spostare le cabine elettriche fuori dalla recinzione, dato che spesso vengono manomesse causando blackout pericolosi.
La sicurezza è il tema dominante. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2025, la cronaca ha registrato diversi lanci di oggetti e sassi contro gli autobus in transito o in sosta su via Candoni. Questi atti vandalici hanno danneggiato i mezzi, interrotto il servizio pubblico e messo a rischio l’incolumità degli autisti e dei passeggeri. Per questo motivo, le forze dell’ordine mantengono un controllo costante sulla zona.
Le operazioni di polizia sono frequenti. All’alba del 5 settembre 2025, un controllo nel campo ha portato al ritrovamento di materiale informatico e tecnologico di provenienza sospetta, oltre a container usati abusivamente come negozi di alimentari. Pochi giorni prima, il 27 agosto, un blitz aveva scoperto un magazzino di merce contraffatta o rubata: borse, cinture e vestiti di marca nascosti tra le baracche.
Anche il monitoraggio delle presenze è continuo: un censimento del 18 agosto 2025 ha contato 292 persone nel campo, con un numero molto alto di minorenni.
A preoccupare non è solo l’ordine pubblico, ma anche la sicurezza ambientale. Il 4 maggio 2025 un incendio è scoppiato dentro la rimessa Atac, distruggendo quattro autobus dismessi. La colonna di fumo nero è stata visibile per ore dai quartieri vicini.
Nonostante il Piano comunale – per ora sulla carta – e i controlli sul campo, l’obiettivo del 2030 sembra ancora lontano: la situazione in via Candoni resta una delle sfide più complesse per la città.
(articolo aggiornato il 4 Febbraio 2026)



