Il quartiere Marconi è un laboratorio della vita ad “alta densità”, con una densità abitativa che supera i 25.000 abitanti per chilometro quadrato.

Il profilo del quartiere emerge con chiarezza dai dati. I residenti sono 33.157, concentrati in appena 1,32 km²: costituiscono una massa critica che ogni giorno si muove, lavora e plasma abitudini e politiche. I residenti italiani sono 27.162, cui si affiancano 5995 stranieri (il 18%), con una crescita moderata rispetto al 16,9% di tre anni fa e senza significativi problemi di integrazione.

La piramide delle età rivela una doppia esigenza: da un lato, Marconi ha una solida base di oltre 2500 bambini e ragazzi sotto i 10 anni, che richiede scuole sicure e spazi gioco; dall’altro, c’è una consistente popolazione di oltre 8000 over-65, che genera una domanda complessa di accessibilità e servizi di prossimità per gli anziani.

Il capitale umano è robusto: un tasso di occupazione del 64,9% è molto alto, e c’è un livello di istruzione solido (quasi il 40% di diplomati e il 25% di laureati). Rappresenta una base fertile che spiega la nuova attrattività del quartiere per investimenti in cultura e formazione.

La forma urbana del quartiere, figlia del boom edilizio degli anni ‘50 e ‘60, con i suoi palazzi in cortina di 6-8 piani e i piani terra commerciali, rende Marconi un quartiere “pedonale” per natura, incentrato sui due lati dell’asse di grandi scorrimento di viale Guglielmo Marconi.

Questa stessa compressione, però, trasforma dettagli quotidiani – come il passaggio regolare degli autobus, attraversamenti stradali in sicurezza, persino un ascensore che se si blocca viene aggiustato prontamente – da semplici comodità a requisiti essenziali. A Marconi, la differenza tra un quartiere funzionale e disfunzionale non si misura in grandi opere, ma nella performance quotidiana delle sue micro-infrastrutture.

La nuova piazza della Radio: sopra città, sotto parcheggio

Ed è proprio perché la vita quotidiana a Marconi è così “compressa” che la creazione di nuovi spazi pubblici di aggregazione non rappresenta un lusso, ma una necessità strategica per il futuro del quartiere.

Il progetto di riqualificazione di piazza della Radio mira a dotare un quartiere densissimo, ma storicamente privo di una vera e propria piazza intesa come “centralità urbana”, di uno spazio pubblico riconoscibile come tale. L’intervento si presenta complesso, perché deve conciliare la crescente domanda di socialità e verde in superficie con il problema irrisolto del quartiere: la creazione di parcheggi nel sottosuolo.

Il concept della nuova piazza si snoda in due settori: nella nuova piazza della Radio ci saranno cioè due piazze affiancate, con funzioni sociali diverse. La prima parte sarà la “piazza di quartiere”, pensata per l’aggregazione. Avrà un playground e un’area eventi di circa 2000 mq e una area giochi per bambini. La seconda parte sarà la “piazza urbana”, pensata per dialogare con la città e dedicata alla mobilità dolce. Le due parti saranno separate da una fascia verde, chiamata “la villa in piazza”.

Il progetto integra arredi e funzioni allineate con le nuove esigenze urbane: una piccola ciclofficina, pensiline con pannelli fotovoltaici per la ricarica di dispositivi e bici elettriche, e punti di sosta per la micromobilità. Il recupero e la valorizzazione di un tratto del binario ottocentesco, emerso durante gli scavi, serve a radicare un progetto proiettato al futuro nella storia industriale del luogo, collegandolo idealmente all’ex Porto fluviale e alla linea ferroviaria dismessa.

Questa trasformazione in superficie è resa possibile dall’infrastruttura “invisibile” che si sta realizzando nel sottosuolo: un parcheggio interrato su tre livelli gestito dalla CAM, che offrirà 456 posti auto e 32 per le moto.

L’iter amministrativo, complesso, distingue tra il parcheggio (la cui delibera risale indietro al 2013) e la piazza (progettata più di recente): ciò rivela la complessità burocratica di simili interventi.

Tuttavia, la procedura “top down” adottata è cruciale: permette cioè di avviare i lavori in superficie subito dopo la chiusura del primo livello di parcheggio interrato, accelerando significativamente la consegna dello spazio pubblico ai cittadini e riducendo la durata complessiva del cantiere.

Lo scheletro Ex Città del Gusto: il destino dell’ex cittadella del cinema

Se piazza della Radio rappresenta un esempio di rigenerazione “costruttiva”, che cioè aggiunge nuovi valori e funzioni alla città, a poca distanza un altro sito pone la sfida opposta: quella di non perdere valori e funzioni che esistevano in passato e che oggi non esistono più.

Lo scheletro dell’ex Città del Gusto si presenta oggi come un enorme telaio in cemento armato, Il suo destino è al centro di una tensione fondamentale: quella tra la legittima aspirazione alla valorizzazione del proprio patrimonio da parte dei proprietari privati; e l’interesse collettivo a non sacrificare servizi e spazi pubblici che un tempo quell’area ospitava.

La complessa vicenda dell’immobile può essere sintetizzata in tre passaggi cruciali. Primo: la storia. L’edificio ha vissuto una parabola completa, trasformandosi da ex Consorzio Agrario a polo multifunzionale che ospitava un cinema multisala, la sede della tv del Gambero Rosso, servizi della ASL e un supermercato, fino all’apposizione dei sigilli nel 2018 per presunti abusi edilizi. Secondo: lo stallo. Il dissequestro, avvenuto nell’aprile del 2024 per prescrizione, non ha risolto il problema del degrado ma ha comunque riaperto la partita sul futuro dell’area, ora restituita ai proprietari. Terzo: l’intenzione privata. La proprietà, la società Zeis srl, ha manifestato nel tempo l’intenzione di sfruttare il “Piano Casa” per realizzare un complesso residenziale di circa 200 appartamenti.

Di fronte a questo stallo, la Giunta Gualtieri ha recentemente avviato l’iter per stralciare l’edificio dalla “Carta della Qualità”, cioè per la rimozione dei vincoli edilizi. Una scelta politica dalla duplice conseguenza. Pro: la rimozione dei vincoli può certamente sbloccare l’impasse, accelerando un intervento privato che metterebbe fine a un lungo periodo di abbandono e degrado. Contro: lo stralcio riduce drasticamente il controllo pubblico sulla qualità e la destinazione d’uso del progetto.

Il beneficio concreto è trasformare un relitto urbano in un pezzo di città viva; il rischio concreto è di sacrificare l’interesse collettivo in favore di una lottizzazione prevalentemente, se non unicamente, residenziale.

Nuovi spazi, parcheggi e vecchie fabbriche che diventano città

Mentre il futuro dell’ex Città del Gusto resta in divenire, la trasformazione di Marconi avanza su altri fronti: non con grandi piani unitari, ma attraverso una costellazione di interventi mirati.

La trasformazione di Marconi non è affidata infatti a un unico “masterplan” (come avviene ad esempio nel vicino quartiere Magliana), ma a un mosaico di interventi puntuali. La forza di questi processi risiede nella logica di “ricucitura urbana”: ogni progetto non si limita a riqualificare una singola area, ma tende a riconciliarla con il resto del quartiere, risolvendo problemi specifici e introducendo nuove funzioni a beneficio della comunità. Passiamoli in rassegna uno per uno.

L’intervento sull’area ex Vetreria Bacci ex API si configura come una “rigenerazione integrata”. Alla fine, le funzioni che ospiterà saranno miste: soprattutto realizzazione di nuove residenze, è vero, ma ci saranno anche spazi commerciali e uno spazio pubblico. Il progetto prevede la creazione di circa 200 posti auto in larga parte pertinenziali, con una quota ad uso pubblico a tariffa. Il progetto prevede anche l’apertura di un passaggio sicuro che “ricuce” il tessuto residenziale interno di via dei Prati dei Papa alla grande arteria commerciale di viale Marconi. Vi sarà inoltre l’opportunità di sistemare la viabilità e i marciapiedi di via dei Prati dei Papa.

Altri interventi rispondono a esigenze mirate. Poco distante, la riapertura dei 64 posti auto a rotazione dell’ex Campari in viale Marconi rappresenta una boccata d’ossigeno per il cronico problema della mancanza di parcheggi, mentre in superficie, nell’area del centro commerciale, la riconversione progettata per alcuni spazi a “centro civico” restituisce un patrimonio pubblico alla sua utilità sociale.

Parallelamente, la trasformazione della storica Ditta Medici nel nuovo Opificio Italiacamp segna un altro punto di evoluzione. Un investimento privato di 5 milioni di euro e un attento restauro conservativo hanno dato vita a un centro culturale e formativo che testimonia la nuova attrattività del quartiere. L’Opificio Italiacamp dimostra come il “capitale umano” del quartiere Marconi, evidenziato dai dati demografici, stia finalmente venendo attivato da investimenti privati mirati.

È in questo complesso equilibrio tra passato industriale, presente denso e popolare e una nuova domanda di qualità urbana che Marconi sta cercando di scrivere il proprio futuro. Marconi di oggi si configura come un “laboratorio” in cui si affrontano tante sfide in parallelo. Si sperimentano modelli diversi di rigenerazione urbana, in un contesto ad altissima densità abitativa.


(articolo aggiornato il 9 Novembre 2025)