Sotto il pelo dell’acqua fa capolino l’Emys orbicularis, una tartaruga palustre ancora oggi vivente, seppur minacciata dalla riduzione dell’habitat delle zone umide. Una curiosità: la tartaruga Emys ― carapace nero a macchie gialle, dita artigliate e lunga coda ― dalla Magliana non se ne è mai andata. Ne viene avvistata una nel luglio 2018, dagli agenti della Polizia stradale, che con una brillante operazione la soccorrono fuori dalla stazione di servizio Magliana Sud dell’autostrada Roma-Fiumicino. La rara testuggine sta camminando sulla corsia di emergenza, tra le auto in corsa: viene tratta in salvo appena in tempo.

La presenza di una fauna amante dell’acqua ci conferma, dunque, un clima temperato-caldo, con foreste lussureggianti intervallate da specchi lacustri collegati a corsi d’acqua, oppure stagni fangosi dalle deboli correnti. Qua e là non mancano spazi aperti e praterie dai caratteri di steppa, dove gli equini possono lanciarsi al galoppo.

Tutti questi animali preistorici hanno una caratteristica comune: sono miti erbivori al vertice della catena alimentare, privi di nemici nel mondo animale. Non c’è nulla che li impensierisca.

Ma in comune hanno anche una debolezza: nessuno di loro ― tartaruga a parte ― sa nuotare. L’impetuoso canyon del Paleo-Tevere costituisce un limite insormontabile. Non deve essere infrequente dunque vedere i mammiferi concentrati in grandi branchi, nel cul de sac tra la costa e la riva destra del fiume. Loro non lo sanno, ma si sono cacciati in un bel guaio: una trappola senza vie d’uscita. È a questo punto infatti che fa ingresso un nuovo predatore, il più temibile di tutti: piccolo, organizzato e prevalentemente carnivoro. È l’Homo Sapiens. La stagione della caccia è aperta.


(aggiornato il 14 Luglio 2021)


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