Il primo a dimostrarsi inquieto è Selis il Sardo, capo della fazione di Acilia. Ce l’ha con il testaccino De Pedis, che accusa di aver incominciato a trattare affari in proprio, tenendone all’oscuro il resto della banda.

Il Sardo ha ragione. Renatino, riciclando i proventi illeciti nell’economia legale, ha costruito un impero personale, fatto di case, negozi e supermercati. Tra le sue disponibilità c’è anche l’esclusivo night club Jackie O’ a pochi metri dalla mitica via Veneto. Renatino ha preso anche a comprare e vendere quote socie tarie, scambiando favori e influenze con brokers, faccendieri, massoni e uomini dei servizi segreti. Anche Selis il Sardo però ha incominciato a giocare sporco. Ha concluso un accordo con la camorra per far arrivare agli uomini di Acilia il grosso delle forniture di stupefacenti, lasciando agli altri le briciole.

Nel febbraio 1981 si incontrano tutti, per una riappacificazione generale. Si stringono in un abbraccio corale. La scena è toccante. Poi qualcuno estrae la pistola e colpisce Selis alle spalle. Il capo di Acilia cade esanime sull’asfalto. Nella stessa giornata viene giustiziato Antonio Leccese.

La vendetta contro “i pesciaroli” va avanti. Marcellone Colafigli e Mancini l’Ac cattone tendono un nuovo agguato a Mario Palledoro, sorpreso su via di Donna Olimpia con il fratello Maurizio er P            . Spari all’impazzata, accorrono le televisioni. Er Pescetto muore sul colpo e Palledoro è ferito; riesce a fuggire, dopo avere a sua volta ferito Accattone e Marcellone. Arriva la polizia. I due killer della Magliana ingaggiano lo scontro a fuoco con le forze dell’ordine e hanno la peggio: vengono arrestati.

Tempo dopo sarà freddato anche Fernando er Pugile, l’ultimo dei “pesciaroli”. La vendetta adesso è completa.

Tra uccisioni e arresti, il numero dei componenti storici della banda si assottiglia. E i superstiti iniziano un sanguinoso gioco al massacro, eliminandosi a vicenda. Lo scontro principale, tra Abbatino e De Pedis, si trascina sotterraneo: Abbatino rivendica il posto vacante del boss Giuseppucci; De Pedis non è disposto ad accordarglielo.

Nell’ottobre 1981 la tensione tra i due è altissima. Senza informarne Abbatino, Renatino fa ammazzare Domenico Balducci, detto Memmo er Cravattaro. Memmo con la banda non c’entra nulla. È un cane sciolto che ha messo su una banca clan destina: fa raccolta di contante dai malavitosi e lo reimpiega facendo le “cravatte”, i prestiti a usura. Sulla vetrina del suo “negozio” a Campo de’ Fiori c’è una scritta più eloquente di mille insegne: “Qui si vendono i soldi”. Memmo er Cravattaro ha lasciato insoddisfatti alcuni clientie Renatino si è incaricato di riparare il torto.

Il mese dopo la banda incassa un duro colpo. La polizia scopre l’arsenale di via Liszt all’Eur. È immenso: revolver, mitragliatori, bombe a mano, munizioni ed esplosivi, tutti materiali molto specializzati o pezzi unici, che equivalgono a una firma. Gli inquirenti non ci mettono molto a processare le informazioni nelle prime banche-dati informatiche e a capire che nei grandi misteri d’Italia la banda c’è sempre.

Alcuni di questi misteri ci portano lontano. Siamo a Milano, dove il banchiere Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano, è entrato in contrasto con il presidente dell’istituto Roberto Calvi. La mafia siciliana avrebbe chiesto a De Pedis di esplodere qualche colpo di intimidazione contro Rosone, per sbloccare alcune operazioni finanziarie. L’agguato avviene il 27 aprile 1982 Il killer avvicina Rosone e spara, ferendolo. Una guardia giurata però risponde al fuoco: un colpo centra il killer, che muore sul colpo. La polizia ne scopre l’i dentità: è Danilo Abbruciati er Camaleonte della Magliana.

Abbatino è prima incredulo, poi furioso. I fatti di sangue vanno concordati con l’intera banda: ormai è evidente che dentro la banda c’è un’altra banda, quella dei testaccini, che si sono resi autonomi e agiscono per sé.


(aggiornato il 4 Luglio 2021)


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