La città intanto si fa opulenta, cosmopolita, attira dalla Grecia emigranti coltissimi: architetti, maestri e poeti. Roma ne è incantata; il loro stile modella la tradizionale rozzezza romana in grazia.

Eppure, mentre tutto volge al meglio, si apre una fase turbolenta, che degenera in una guerra di bande: gli Aristocratici di Silla contro i Popolari di Mario (83-82 a.C.). La spunta Silla, ma il peggio è quello che accade dopo. Si stilano le liste di proscrizione, elenchi di sconfitti da punire, con arresti e confische. Nella fazione popolare è il fuggi fuggi: chi può ripara in Grecia; chi rimane fa una brutta fine. È in questo tempo distopico che si colloca la vicenda di una giovane donna della Magliana: Turia.

Il suo vero nome è oggetto di controversie tra studiosi ma la sua biografia è cristallizzata nel marmo di una laudatio, un elogio funebre di 180 versi ritrovato al Vicus Alexandri e oggi al Museo Nazionale Romano.

La vita di Turia è complicata sin dall’infanzia. Durante una rivolta servile gli schiavi di famiglia uccidono sotto i suoi occhi entrambi i ricchissimi genitori. Il dolore non la abbatte, anzi le forgia il carattere. È ancora piccola, eppure è già promessa in sposa a Quinto Lucrezio Vespillone: bello, nobile ed esperto oratore. Lo sente parlare e nel suo cuore di bimba ne è già innamorata. Si tratta solo di aspettare il tempo giusto per il matrimonio: la felicità arriverà anche per lei.

Ma Vespillone è una testa calda. Il suo soprannome ― e il soprannome nel mondo romano non è mai casuale! ― ce lo descrive magro e pungente come una vespa: pronuncia le parole più scomode nel momento più inappropriato e, neanche a dirlo, è uno dei Popolari, la fazione sconfitta. E quando tutto è ormai pronto per le nozze, finisce nelle liste di proscrizione. Deve fuggire precipitosamente, in Macedonia.

Turia sospira. Non si scompone. Ha visto morire i genitori, ora vede sparire il promesso sposo. Fa la sua scelta: aspetterà il suo ritorno, gli altri uomini non le interessano. E se Vespillone non torna, pazienza! rimarrà zitella. Turia sa cavarsela benissimo anche da sola.

Nella società romana il nubilato volontario è considerato uno scandalo, una scelta di vita adatta solo a schiave bisbetiche e prostitute. Turia suscita sentimenti contrastanti: è segretamente ammirata da tante donne, che rivendicano il diritto di determinare da sé la propria vita, senza che sia un uomo a deciderla per loro; ma dai più Turia finisce additata come una reproba. Soprattutto da quei pretendenti che bussano alla sua porta (più interessati al suo patrimonio che a lei) e che lei, puntualmente, respinge.


(aggiornato il 16 Luglio 2021)


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