Andrea è uno stu­den­te dell’Artistico, che scol­pi­sce fac­ce uma­ne sui tron­chi mor­ti di quel­li che un tem­po era­no albe­ri mae­sto­si. A Mon­te­ver­de, poi Tra­ste­ve­re, Testac­cio, Ostien­se, e ades­so Mar­co­ni. Lo abbia­mo incro­cia­to oggi al lavo­ro su via Gri­mal­di (sul mar­cia­pie­de oppo­sto al bistrot).

 

 

La sua arte va rac­con­ta­ta. A Roma c’è l’abitudine di taglia­re di net­to, poco sot­to il metro di altez­za, i tron­chi degli albe­ri mor­ti o mori­bon­di: sono trop­pi gli albe­ri in cat­ti­va salu­te, ed è trop­po costo­so curar­li o toglier­li e ripian­tar­ne di nuo­vi; e allo­ra si pre­fe­ri­sce spes­so inter­ve­ni­re a col­pi di sega elet­tri­ca, lascian­do il relit­to sul posto. E lì arri­va Andrea, zai­net­to in spal­la e den­tro gli attrez­zi anti­chi dell’intagliatore: la sgor­bia (una sor­ta di scal­pel­lo con la pun­ta ricur­va) e il maz­zuo­lo (un mar­tel­lo dol­ce che accom­pa­gna i movi­men­ti del­la sgor­bia).

Andrea cer­ca di rida­re vita a un albe­ro sen­za lin­fa: è un modo per resti­tuir­gli digni­tà e un ruo­lo cen­tra­le all’interno del­la cit­tà. “Facen­do que­sti miei inter­ven­ti lascio un mes­sag­gio – dice –. Ren­do visi­bi­le ciò che è invi­si­bi­le. La gen­te non li guar­da i tron­chi taglia­ti, eppu­re sono una risor­sa, sono una super­fi­cie sfrut­ta­bi­le. E cre­do che que­sto mes­sag­gio, che può esse­re inte­so come un discor­so eco­lo­gi­co, sia ciò che biso­gna cer­ca­re nell’Arte, ades­so. Anche la riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­na, il ripor­ta­re la bel­lez­za a tut­ti e non solo rin­chiu­der­la in Cen­tro, ma por­tar­la anche nel­le sta­zio­ni, nel­le stra­de, nel­la peri­fe­ria, può dare un mes­sag­gio anche ai bam­bi­ni che pas­seg­gia­no e che maga­ri in un futu­ro vor­ran­no crea­re a loro vol­ta bel­lez­za. È come una rea­zio­ne a cate­na, basta inne­sca­re la mic­cia e poi ini­zia tut­to”.

 

 

 

Sul­la sua Pagi­na Face­book è pos­si­bi­le sug­ge­rir­gli qual­che spun­to, e maga­ri invi­tar­lo.