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Fra il 2010 e il 2015 si forma al Trullo un collettivo di «artisti anonimi», incentrato sulla «poetica del Muro», cioè la riscoperta dello spazio pubblico come supporto di arti visive, in particolar modo la pittura muralista e la street poetry, cioè la poesia estemporanea. Il primo nucleo, i Poeti der Trullo, si compone di sette ragazzi e ragazze, allora poco più che ventenni – Inumi Laconico, er Pinto, er Bestia, er Quercia, ‘a Gatta morta, er Farco, Marta der III Lotto –, che scrivono versi sui muri. Si tratta di semplici quartine a rima baciata, che diventano popolarissime quando, una a una, vengono «scoperte» in una sorta di caccia al tesoro e rilanciate sui social. Le tematiche sono quelle del vissuto quotidiano del quartiere, e sono banali solo in apparenza. Il Trullo non è solo un luogo fisico ma il caleidoscopio dell’intera umanità delle periferie urbane: «Il Trullo è un luogo della mente, tutta la periferia esistente può essere seme di poesia», mette in chiaro Inumi Laconico. A Helga Marsala, notista culturale di Artribune, si deve per prima di aver descritto la poetica urbana dei Poeti:

Nascevano un po’ per caso e un po’ per urgenza d’espressione. Ragazzi del quartiere trovatisi a condividere l’amore per il verso. Non la droga, non le aggressioni pseudo-ideologiche tra fazioni, non il vuoto quotidiano e la disillusione. La poesia come provocazione dolce. Giovani, ironici, cocciuti sognatori metropolitani: metroromantici. Sono i figli di un romanticismo urbano, senza metriche polverose, retoriche, artifizi e stilemi: un modo contemporaneo d’essere ottocenteschi, impastati d’emotività e di inquietudine, di empatie e minime ispirazioni, scegliendo la strada come spazio d’avventura. I Poeti der Trullo scrivono parole sui muri, sfrecciano su internet e impazzano sui social. Aiutati dal gioco della segretezza, intimamente popolari, seducono, conquistano, spargono mucchietti di parole fra i muri sgualciti di un quartiere-nido, giardino, isola, rifugio. Quei versi hanno attecchito fra il cemento e la distrazione diffusa.

Dal 2013 si affianca ai Poeti der Trullo un residente del quartiere, Mario d’Amico, che porta nel collettivo un secondo nucleo di artisti, i Pittori anonimi del Trullo. I loro interventi murali si caratterizzano per l’assenza di caratteri figurativi: semplici campiture di colore o composizioni geometriche o a raggiera, laddove in precedenza c’era la tinta monocroma «giallo Trullo» della Borgata Costanzo Ciano. I Pittori comprano secchi di vernice azzurra, turchese, verde-bosco, rossa, rosa-pastello, gialla, e nottetempo ridipingono a rullo le parti ammalorate dei vecchi muri, cancellando scritte di tifoserie o parolacce o semi d’odio, rimuovendo manifesti abusivi, sporcizia e degrado. Così li racconta Helga Marsala:

Qualche tempo dopo seguirono i colori. Mario d’Amico, un sessantenne dalle lunghe chiome canute e gli occhi infinitamente buoni, decideva di aprire una nuova pagina della sua vita un po’ sbilenca, da combattente e solitario freak, ai margini del mondo e nel cuore del quartiere: agire invece di voltare lo sguardo, unire anziché distruggere, seminare per non soccombere al degrado. Mario, amabile sciamano dalla vita irregolare, insieme a un gruppetto di coetanei prese a dipingere i muri, le panchine, le scale, preoccupandosi prima di pulire, cancellare, sistemare le aiuole. Operazioni di riqualificazione notturna, svelando al risveglio piccoli teatri variopinti. Una serie di esperimenti d’astrazione divoravano lo scempio di scritte politiche, ingiurie, scarabocchi, cartacce. L’armonia del colore sanciva la deposizione delle armi. Basta gang, fazioni, piccoli branchi di pischelli o adulti rabbiosi. La conseguenza migliore di tutto questo non fu la bellezza ritrovata del quartiere, quanto l’energia che ne veniva. La pittura come attivatore sociale.

Nel 2014 si unisce al collettivo un trentenne, che aveva già una certa fama tra i comic artist con lo pseudonimo Solo. Solo era nato al Trullo, quartiere dal quale si era allontanato dopo la perdita prematura del padre. Da allora aveva cominciato a disegnare i suoi «super-eroi dai tratti umani», con il coraggio di raccontare sconfitte e ripartenze. Scoprire che i compagni del padre si erano lanciati nell’avventura di ridipingere il quartiere è stato l’impulso per farvi ritorno, e contribuire al collettivo portando la pittura figurativa all’interno di quelle che sino ad allora erano state semplici campiture di colore. In quell’anno, nel portico verso il Monumento ai Caduti, vede la luce la prima opera realmente collettiva di Poeti-Pittori-Solo, che insieme con il lettering artist (calligrafo) Pepsy realizzano il murale «Nina». Nina è una ragazza dallo sguardo dolente, che emerge dalle campiture dei Pittori e con intorno i versi dei Poeti. In breve Nina fa il giro del web e diventa l’icona pop del Trullo.

Dopo la realizzazione di Nina, il collettivo Poeti-Pittori-Solo giunge a maturazione artistica. I tre rami del collettivo operano ormai anche disgiuntamente, e nei punti più disparati della città.

L’8 luglio 2015 viene data alle stampe l’antologia dei Poeti, dal titolo «Metroromantici», un’autoproduzione distribuita inizialmente dalla sola edicola del Trullo, che diviene in breve un caso letterario nazionale.

Nell’estate 2015 il collettivo lavora alacremente all’organizzazione del III Festival internazionale della Poesia di strada, che dopo Milano e Genova quell’anno fa tappa al Trullo. Il tema dell’anno è «Il viaggio», e sin dalle premesse – il Trullo è nato dal rimpatrio forzato degli Italiani all’estero – gli elementi perché quella sia un’edizione memorabile ci sono tutti. Dal 16 al 18 ottobre giungono al Trullo decine di artisti e vengono realizzate ben 11 opere pittoriche murali di grandi dimensioni. Er Bestia racconta così il clima di quelle giornate:

Ecco la street art, ar popolo appartiene

Potenza nelle vene che spezza le catene

Ner monno che se spegne è fòco nella strada

Che’n giorno apre l’occhi e se trova tatuata

Non conosce serrature e orari de chiusura

De’n museo a cielo aperto indomabile creatura.

Ciascuna delle opere si basa sull’abbinamento tra uno street artist, che realizza la parte pittorica, e uno street poet, che compone i versi murali. L’opera principale, tra l’altro l’unica opera di street art a tema sacro, è realizzata da Mr. Klevra e Sugar Kane, su versi dello street poet Alfonso Pierro. Si intitola «Mosso il sangue» e raffigura, sul retro della Chiesa di S. Raffaele, il volto ieratico dell’Angelo custode San Raffaele, che è insieme sia il santo patrono dei viandanti e il santo patrono della borgata Trullo.

Intorno a largo Cicetti e il mercato coperto si sviluppa un gruppo di cinque opere. Conosciutissima è l’opera di grandi dimensioni «Laura», impresa corale dei Poeti der Trullo, Pittori anonimi e Solo. Si tratta di un omaggio alla figura popolarissima di Laura la Rossa, indimenticata attivista del quartiere. Accanto è realizzato, sull’ambientazione di un viaggio interstellare, l’inno al «Coraggio clandestino», su versi di Marcy e pittura di Mr. Caos. Dall’edicola di largo Cicetti partono anche le «Serrande parlanti», opera diffusa realizzata sulle saracinesche delle attività commerciali. I versi sono di vari autori, come Pierro, Davide & Guido e Gio Evan, e tra essi compare come un cameo il piccolo dipinto di Jerico. Un duo milanese, l’autore Ivan e il calligrafo Piger, realizza all’ingresso del Mercato coperto una «membrana di calligrammi rossi e azzurri». Si tratta dell’unica opera non figurativa, in cui la parola stessa si fa segno pittorico e «seme». Il risultato, di grande impatto visivo e raffinata matrice concettuale, ruota intorno al calligramma «Chi getta semi al vento fa fiorire il seme». Nel mercato è presente anche l’opera del gruppo GRNDR, «Le viandanti», sul tema del viaggio declinato al femminile.

Tre opere si trovano in posizione più defilata ma non per questo sono meno importanti. Su via Arcidosso il conosciuto artista romano Pietro Maiozzi, in arte Bol23, è insieme sia autore dei versi che della pittura: la sua opera si intitola «La strada» e raffigura il popolare Lallo il pappagallo, su fondo dei Pittori anonimi. Su un distacco con accesso da via del Trullo, 273 si trovano i versi di Francesca Pels abbinati allo street painter Moby Dick in un omaggio alle «Donne d’Oriente». La coppia Ste-Marta (rispettivamente versi e pittura) su via di San Raffaele ha realizzato la «Dichiarazione d’amore al Trullo».

Le ultime due opere sono considerate opere-simbolo. La prima, su viale Ventimiglia, sul retro della Scuola Collodi, è «Ci ancoriamo per navigare altrove», su versi di Poesie Popcorn e street painting di Diamond. L’opera consiste nei profili contrapposti di un uomo e di una donna, ai lati di un’ancora. L’ancora è la cifra del rapporto tra un punto fermo, il quartiere, e il tema del viaggio verso un altrove. La seconda opera, all’angolo di via Sarzana, è «Ovunque sono», su versi del Poeta del Nulla e street painting di Gomez. L’opera, realizzata a pennello con tratti marcatamente convenzionali anziché ad aerosol, ritrae lo stesso Mario d’Amico, nei panni di uno scrivano d’altri tempi.