Stasera cinema: Arrival. Dodici giganteschi gusci sono il loro segno, riusciremo a comunicare con loro?

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«Hannah… è qui che è iniziata la tua storia… il giorno in cui sono partiti».

Dottoressa Louise Banks (Amy Adams)

 

Arrival è la nostra proposta per il week-end al cinema. È un gran film di fantascienza a cui diamo 4 stelle e mezza, ma è anche un film sul tempo, sulla comunicazione, sulla vita, sull’amore e su come affrontare la diversità, che non necessariamente è un pericolo. L’inizio del film (e quei ricordi che vediamo) sono dunque il passato, il presente o il futuro?

In zona lo trovate in programmazione al The Space Parco de’ Medici, UCI Cinemas Parco Leonardo, Cineland, Eurcine, Intrastevere, Madison, Stardust Village Eur e in altre sale.

In un giorno come un altro, dodici “oggetti non identificati” si posizionano senza apparente logica in vari punti del Pianeta Terra. Sono alti più di 460 metri, non sono lisci e hanno una forma semisferica, come uova tagliate a metà per la parte più lunga. Incutono paura a tutto il genere umano, sono stati denominati gusci.

Chi sono, cosa vogliono? Eserciti e scienziati di tutto il mondo sono mobilitati per capire cosa fare. Negli Stati Uniti il colonnello Weber, che coordina l’intervento in Montana dove è posizionato il guscio “americano”, chiede aiuto alla linguista Louise Banks, che insieme ad altri farà parte di una squadra speciale creata per conoscere e comunicare con la specie aliena in quel sito. La professoressa Banks  viene scelta perché abilissima nella traduzione e già collaboratrice dell’esercito. Fanno parte della squadra anche il fisico teorico Ian Donnelly.

Così mentre nel mondo scoppia il caos e molti vorrebbero un attacco immediato, le nazioni del mondo faticano molto a dialogare tra loro per decidere piani comuni. Ma intanto Louise e Ian muovono i primi passi per entrare in contatto con gli alieni, che hanno sette gambe. I tentativi di comprendersi avvengono nel guscio che ogni 18 ore si apre per lasciar entrare gli uomini.

La comunicazione non è facile, gli alieni scrivono con una sorta d’inchiostro che lanciano come le seppie. Ma seppur lentamente un dialogo si avvia, ma intorno alla parola “arma” scritta dagli eptapodi ad un certo punto si sviluppa un dramma tra le nazioni coinvolte, la Cina non ne vuole più sapere e lancia un ultimatum agli alieni.

 

 

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“Noi non sappiamo se capiscano la differenza che c’è tra arma e strumento” insiste Louise, che è sicura che quella parola “arma” potrebbe anche voler dire altro. Così torna nel guscio alieno da sola e intuisce fino in fondo il loro linguaggio che non ha un tempo, passato presente e futuro: in quella intelligenza diversa dalla nostra il tempo non segue una linea retta, ma circolare. Louise scopre inoltre che sono gli alieni che potrebbero aver bisogno di noi.

Quando torna alla base questa consapevolezza le darà la forza con la quale cercherà di smontare la decisione ormai presa dai Cinesi e da altre nazioni di attaccare i gusci.

Un film da vedere sia per gli appassionati della fantascienza che per noi tutti, un film che ci fa riflettere sulla vita, sulle nostre certezze, sui nostri pregiudizi e su come affrontare scelte difficili e paure, che innanzitutto sono dentro di noi.

Grande prova del regista Denis Villeneuve e degli attori protagonisti Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker, la sceneggiatura è basata sul racconto “Storia della tua vita”, incluso nell’antologia di racconti “Stories of your life” di Ted Chiang, scritta da Eric Heisserer. Regia di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker.

Con 4 stelle e mezzo è un film difficile, ma da vedere. Non perdetelo.

 

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