Mentre Nervi e Bonelli lavorano alacremente ai rispettivi progetti, il nuovo governatore di Roma, Giuseppe Bot tai (1895-1959), dal 1935 pianifica la costruzione di un nuovo quartiere: l’Eur

Il nuovo abitato ospiterà una grandiosa esposizione internazionale delle scienze e delle arti, voluta da Benito Mussolini per celebrare i venti anni della Marcia su Roma. La cittadella fieristica ― denominata E42, Esposizione del 1942 ― farà da apripista all’urbanizzazione del quadrante sud-ovest di Roma: “La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli, lungo le rive del Fiume sacro, sino alle spiagge del Tir reno”. Al nucleo pioniere dell’E42 si affiancherà il nucleo terminale al Lido di Ostia e sull’asse tra i due si do        eare dei centri abitati intermedi, “come una freccia scagliata verso il mare”

Bonelli percepisce che quella freccia può costituire un pericolo per la sua tenuta, che potrebbero espropriargli da un momento all’altro. Bonelli ha ricevuto grandi benefici dal fascismo e ne condivide le politiche agrarie. Ma, da liberale piemon tese, la sua adesione si ferma lì. Non ne condivide la svolta autoritaria seguita al delitto Matteotti e men che meno i progetti edificatori nell’ Agro romano. Se qualcuno in camicia nera dovesse presentarsi a Pian Due Torri chiedendogli di sdebitarsi col regime, lo caccerà via a male parole. Bonelli ha resistito alle piene del Tevere, resisterà anche alle esuberanze del fascismo.

Nel giugno 1937 si presenta invece alla tenuta Pian Due Torri un uomo molto diverso. Ha perso tutto e chiede lavoro. Lo sconosciuto si chiama Ulderico Li spi, fabbro meccanico, appena licenziato dalla Maccaferri. Senza fargli troppe domande Bonelli lo assume all’Agit e gli procura un alloggio, in via Pian Due Torri 16. Lispi è un militante comunista, antifascista e sorvegliato speciale dalla Questura. Difficile pensare che l’accorto Bonelli non ne sapesse nulla.

Già dal 1936, a margine del piano generale dell’E42, i ministeri dei Lavori pub blici e dell’Aeronautica progettano un’imponente opera di regimazione idrauli

il Drizzagno del Tevere

Il progetto consiste nel “raddrizzare” un sinuoso meandro del Tevere lungo 2,7 chilometri, tra Campo Merlo e Mezzocammino, sostituendolo con un canale artificiale rettilineo di 1290 metri. Il Tevere scorrerà così più veloce, favoren do il deflusso delle acque durante le piene. Nel vecchio meandro, grazie a una

hiu

a paratie mobili lunga 195 metri, si pianifica lo scavo di un idroscalo:

un lago artificiale destinato al decollo e all’ammaraggio degli aerei idrovolanti. Accanto sorgeranno anche le piste di un nuovo aeroporto. Le due infrastrutture

―        idroscalo e aeroporto ― coordinate da un’unica torre di controllo, si chiame

Idroaeroscalo del Littorio. Il progetto si rivelerà da subito difficoltoso, per la natura paludosa del terreno

In quello stesso anno 1936 il censimento quinquennale rivela la crescita co stante della popolazione nella borgata rurale Magliana: gli abitanti sono ora 2555, 250 dei quali lavorano alla fonderia Maccaferri, che ha da poco avviato la nuova produzione di reti metalliche per letti. Accanto sono sorte altre fabbriche: un’industria che lavora i grassi, un’altra che fa tubi in cemento e una fornace che cuoce mattoni

Nel febbraio 1937 Mussolini approva il piano generale dell’E42, alla cui realizzazione prepone il commissario generale Vittorio Cini (1885-1977). Poco dopo approva anche l’Idroaeroscalo, chiamato “sbarramento manovrabile e con ca di navigazione sul fiume Tevere”. Il suo costo è faraonico: lire 25.430.000 (quasi 25 milioni di euro di oggi).

Ad aprile Cini declina il suo programma urbanistico, che prevede di realizzare “nuclei edilizi senza soluzione di continuità tra vecchio e nuovo” nelle aree libere del piano regolatore del 1931. Cinque progettisti lavorano sulla cittadella fieri stica E42: Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Ettore Rossi e Luigi Vietti. Il primo di essi, l’architetto Piacentini (1881-1960), attua la regia dell’intero progetto. Il vecchio Bonelli constata con soddisfazione che la sua tenuta Due torri non è lambita che marginalmente. Si progetta la demolizione della traballante passerella di ferro e al suo posto l’ingegnere Romolo Raffaelli ha pianificato un ponte monumentale ad arco, con una campata unica di oltre 200 metri. Il nuovo ponte sarà in grado di sostenere il passaggio del tramvai, lungo una grande “circonvallazione ferrotramviaria”.

A novembre arriva al cantiere del Drizzagno un personaggio talentuoso e in quieto: il geometra Enrico Ricci (1889-1956). Ricci, decorato al merito della Prima guerra mondiale, come molti altri reduci è tornato dal fronte con l’anima in subbuglio e ha trascorso i successivi venti anni vagabondando per l’Italia. Ha accettato lavori in varie imprese di costruzioni: ogni volta a cantiere concluso si è licenziato e ha cambiato città, senza mai mettere radici da nessuna parte. Ha documentato la sua fuga ventennale con un minuzioso diario fotografico, con la sua macchina Rolleiflex 6×6. I suoi reportage privati, lontani anni luce dalla retorica celebrativa del regime, sono testimonianze intime e fedeli delle fatiche degli operai e del genio costruttivo italiano. Lo scavo del Drizzagno sarà do cumentato da Ricci con 700 scatti, oggi conservati all’Archivio capitolino


(aggiornato il 25 Giugno 2021)


È il curatore di questo portale. Fa di tutto un po’: scrive, mette on line e cerca nuove idee.