Festeggiare i 400 anni della morte del Bardo con questo capolavoro vuol dire mettere al centro l’Uomo, la comunità degli uomini che, tramite le loro contraddizioni contemporanee, sono continuamente stimolati a conoscere se stessi. Qual è quella Misura che si rispecchia in se stessa e ci fa vedere cosa siamo? Questa pièce, come in un thriller,  racchiude e lentamente disvela la sua armonia a lieto fine. Ciò che siamo obbligati a conoscere ci lascia attoniti, inconsapevolmente conniventi della Commedia Umana.

La sessualità, l’uso di costumi licenziosi e lascivi, il desiderio irrefrenabile, quasi infantile, di infrangere la legge attraverso il peccato, il dualismo della moralità dei comportamenti, ci portano verso una ricomposizione dell’aspetto tragico e di quello comico che sono anch’essi in costante equilibrio fra loro, disvelando però, nella frizione, il volto di un nemico intimo e invisibile, quel seme della discordia, quella  “misura”, che si nasconde in ogni tentativo di società. Una tragicommedia, quindi, provocatoriamente sempre in bilico, che sembra non darci risposte evidenti se non nel tentativo di trasformazione del Ruvido in Sottile, del Profano in Sacro. Tra le polarità antitetiche si individua quella MisuraXMisura che ricongiunge l’immane dualità delle cose umane al senso più intimo del nostro desiderio di vita.

 

Misura X Misura di William Shakespeare. Traduzione, adattamento e regia Graziano Piazza, con Paolo Graziosi e Alessandra Fallucchi, Clara Galante, Viola Graziosi, Sergio Mancinelli, Franco Mirabella, Graziano Piazza e con gli interpreti della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma Paride Cicirello, Arianna Di Stefano, Pietro Masotti, Stefano Scialanga, Jacopo Uccella. Scenografie musicali Arturo Annecchino, costumi Maria Alessandra Giuri, registrazioni e mix Filippo Barracco, assistente alla regia Antonietta Bello.

Orari spettacolo. ore 21, 7 dicembre ore 17, domenica ore 18, lunedì riposo. Durata 2 ore 20’.

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e Il Carro dell’Orsa.

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Teatro. Teatro. E ancora Teatro. Vivrei di solo teatro.