La costruzione del Ponte Sublicio apre la strada ai cercatori di fortuna. Tra di loro c’è anche l’intellighenzia etrusca ― mercanti raffinatissimi, notabili, élite culturali ― che si ambienta a Roma senza fatica, fino ad afferrare le redini dell’apparato statale.

Un re straniero, Servio Tullio, fa prosperare la città. E il re etrusco ringrazia la dea della buona sorte, Fors Fortuna, costruendole ben 26 templi. Uno dei maggiori, il Fanum Fortis Fortunæ, si trova alla Magliana, vicino al Tetrastylum. Gli archeologi ne intercettano più volte le tracce a ridosso della stazione ferroviaria Magliana, sulla linea FL1 per Fiumicino. Il suo aspetto segue probabilmente la moda etrusca: un alto podio, tozze colonne, la facciata a timpano decorata con terrecotte verniciate. I colori sono sgargianti.

Tullio fa combaciare un ultimo tassello: prolunga la Via Campana oltre il Ponte Sublicio, fino a raccordarla con le nuove mura cittadine, su cui apre un varco monumentale, la Porta Trigemina.

Al capo opposto della via, invece, regna la desolazione. Emerge anche un problema di tossicità del suolo, dovuto a una faglia idrotermale discontinua: a volte è tranquilla, a volte è violentissima. Vitruvio la descriverà come un “locus horribilis” con acque velenose, con “carcasse derelitte di serpenti, lucertole e uccelli”.

Il posto a cui l’architetto romano fa riferimento esiste per davvero e viene individuato nel 2001, durante gli scavi della nuova Fiera di Roma, al chilometro 17 500 della provinciale Portuense. Proviamo a calarci in questo scenario: nebbie venefiche, improvvisi sbuffi di gas luciferini, acque bulicanti, schizzi bollenti di fanghi sulfurei. È un varco verso gli inferi.

E dagli inferi sembra arrivare Tarquinio il Superbo, l’ultimo re. Il suo è un tempo scellerato di sopraffazioni e sacrifici umani. Un giorno i Romani gli fanno trovare le porte sbarrate: Roma non vuole padroni. Mai più re, la monarchia è abolita. È il 509 a.C.


(aggiornato il 10 Luglio 2021)


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