Un istante dopo che Romolo ha scavato il solco invalicabile, il pomerium, si consuma la tragedia. Remo, livido di gelosia, balza armato oltre la fenditura. Scoppia il parapiglia: Faustolo accorre per placare gli animi e viene trafitto da Remo; in risposta Romolo uccide il fratello. Un parricidio e un fratricidio: Roma nasce così, con un solco colmo di sangue.

Poco dopo, anche Larentia si lascia morire, perché ha esaurito il suo compito di nutrice. Affronta la morte mistica, immergendosi nel torrente Velabro. Diventa una dea, la cui festa annuale ricorre il 23 dicembre (Larentalia).

Romolo adesso è re, con al fianco gli undici devoti fratelli adottivi, cui si aggiunge una ciurmaglia poco raccomandabile di schiavi in fuga, diseredati e reietti vari, cui offre asilo. Di donne neanche l’ombra.

Scoppia subito una guerra con i Sabini. In una scorribanda Romolo e i suoi hanno infatti rapito le loro donne, per farne delle mogli. I sabini attaccano, Romolo contrattacca, il tempo passa. E alla fine la scelta della pace è obbligata: sabini, latini e parte degli etruschi si fondono, e di tre ceppi etnici fanno un popolo solo. Il patto è garantito da due assemblee cittadine: quella popolare dei Comizi curiati e quella nobile del Senato.

Poi Romolo chiama a raccolta gli undici fratelli etruschi e affida loro la cura degli affari religiosi. Fa di loro i primi sacerdoti di Roma, nominandoli Fratres Arvales, Fratelli Arvali. Dove Arvales deriva da arva, i campi coltivati, cui è riconosciuto un valore sacro. Romolo nomina se stesso dodicesimo arvale.

Ai sacerdoti dei campi Romolo assegna due case consacrate: una sul Palatino, di cui oggi non rimane traccia; e una alla Magliana. Quella alla Magliana si trova nel Lucus, una radura sacra circondata da un fitto bosco, nell’area dell’attuale piazzetta Madonna di Pompei.

L’architetto Vitruvio ci ha lasciato una descrizione di questo primo edificio della Magliana, chiamato Tetrastylum. È costruito secondo il ripetersi iterativo del numero magico quattro: un podio quadrato regge quattro colonne, quattro travi e un tetto. Nello spazio sacro senza muri gli Arvali celebrano il primo rito: Ad benedicendum granum et agrum, la benedizione del grano e della terra.