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Nel 2007 l’area golenale di Pian Due torri, su spinta della Regione, è oggetto di una prima fase di recupero dei terreni, bonifica delle aree e sistemazioni idrauliche.

Un’ulteriore fase di bonifica avviene nel 2012, nell’area compresa tra la pista ciclabile e il fiume, da Ponte della Magliana a via dell’Impruneta. In questa fase vengono anche realizzate rampe di accesso dagli argini, sistemazione degli spalti lungo il piè d’argine e un primo intervento di piantumazione di alberi.

L’effettiva apertura al pubblico del parco fluviale attrezzato risale all’ottobre 2014, su progetto dell’arch. Maria Cristina Tullio per la Regione Lazio e il Municipio, in un’area estesa 9,5 ettari e della lunghezza lineare di 1 km lungo la riva destra. Il parco si presenta integrato con la pista ciclabile e dotato di rampe per attraversare l’argine. È presente un teatro all’aperto pensato come luogo per feste e pubbliche rappresentazioni. Una porzione del parco è sistemata a area giochi per i bambini, mentre un altro settore è pensato per lo sport all’area aperta.

Nel maggio 2016 vengono posizionate nel parco sei sculture contemporanee, opera di allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Due di queste opere rivestono un particolare rilievo: il Volto sorridente di Papa Francesco e la Scultura memoriale per Daniele Fulli. Il Volto sorridente è stato realizzato dall’artista cinese Dangyong Liu, con 8000 tappi di bottiglia di plastica montati su una struttura in acciaio. L’opera è pensata per celebrare il Giubileo della Misericordia e ha il titolo emblematico di «Misericordia e/è potere». Il volto riproduce la smorfia benevola e forse imbarazzata di Papa Francesco nell’atto di pronunciare la parola «buonasera», affacciandosi per la prima volta dal balcone di San Pietro. Dangyong Liu racconta:

Tutto ha inizio in una dolce primavera romana di due anni fa. Un uomo, appena diventato tra i più potenti del Mondo, si affaccia dal balcone di San Pietro: sorride e dice buona sera. Smetto di mangiare, fisso la televisione e con le mani traccio quella forma. Nell’estate 2015 [costruisco] quella forma [in ferro]. Tutte le notti, nel piazzale del Mattatoio, tra i suoni di un festival di musica, fisso tappi di plastica alla struttura di ferro. Le persone si avvicinano, riconoscono quel viso di ferro e mi aiutano. I tappi diventano preghiere, candele accese, ex voto, lacrime o semplici baci. Ripenso a mia nonna taoista: C’è tanta pienezza nel vuoto e tanto potere nella debolezza.

L’altra opera, in lapis tiburtinus, è una scultura memoriale in ricordo di Daniele Fulli, il ragazzo assassinato nel 2014 in quell’area degradata, prima che fosse recuperata. Simbolicamente l’opera rappresenta un albero ferito, che rinasce, generando una foglia.

Nella giornata dell’inaugurazione delle opere il Messaggero riporta un’intervista al presidente del Municipio Maurizio Veloccia, che espone gli obiettivi futuri:

Il Parco sul Tevere [è] il primo a Roma sulle sponde del fiume; riapre i battenti con la collocazione di sculture realizzate dall’Accademia di Belle Arti di Roma. Il Parco, quindi, non sarà più solo un’area verde attrezzata per lo sport e il divertimento ma una sorta di museo a cielo aperto. Ciò rappresenta un altro passo in avanti nel percorso di riqualificazione di Magliana, trasformandolo in un luogo unico che oggi rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra varie amministrazioni, cittadini e mondo della cultura. Siamo orgogliosi di aver realizzato alla Magliana un luogo così unico: ma non vogliamo fermarci, vogliamo estendere il parco fino al Ponte dell’Industria, coinvolgendo così anche il quartiere Marconi.

A distanza di un anno tuttavia il sogno del Parco Tevere sembra essersi infranto contro la mancanza di manutenzione: la natura si è ripresa il parco, ormai non più fruibile. L’ormai ex presidente Veloccia affida alle cronache locali parole di cupo sconforto: «Sembra incredibile ma a distanza di un anno quel chilometro di arte e paesaggio non esiste più. È stato spazzato via. Nel parco del Tevere hanno vinto il degrado e l’insicurezza». A Veloccia si aggiunge la voce del cronista locale Grilli, che descrive con parole severe il racconto di una sua visita al parco nel maggio 2017:

Con il tempo quel percorso si è modificato. Le sei sculture sono state in qualche modo assorbite dal paesaggio circostante. Fino a diventare un’unica opera d’arte: un solo, diffuso, monumento al degrado. La fine più indecorosa è spettata ala scultura realizzata con tappi di bottiglia. Raffigurava il viso sorridente di Papa Francesco. In assenza di manutenzione, complice probabilmente l’azione di qualche vandalo, si trova ora riversata in terra. Difficile anche distinguerla da un comune accumulo di rifiuti plastici.