Papa Borgia muore nel 1503. Il nuovo conclave incorona il suo rivale, quel Giuliano Della Rovere che da pontefice prende il nome di Giulio II. Giulio detto anche Giulio il terribile; per il popolino di Roma semplicemente “il papa tosto”. Papa Giulio ha un temperamento collerico: distrugge con le armi, a bastonate, a schiaffoni, tutto ciò che resiste alla sua volontà. Si accorda con chi è disposto a fargli strada, dà battaglia senza quartiere a tutti gli altri.

A differenza del predecessore, Papa Giulio prende gusto a frequentare la Magliana. Ci va a piedi o a cavallo, seguendo la riva del fiume, da solo, senza corteo né scorta.

Nei boschi della Magliana trova il tempo per solitarie meditazioni ed elaborate pianificazioni di guerra. Progetta le azioni militari nei minimi dettagli, per poi realizzarle con azioni fulminee, oppure buttare tutto all’aria all’ultimo momento, con repentini cambi di fronte, attaccando i suoi stessi alleati. Una dopo l’altra piega così le signorie di Perugia e Bologna.

A condurre gli eserciti papali c’è un bravo capitano della Chiesa: Francesco Alidosi (1455-1511), che esegue con zelo gli ordini di Papa Giulio. Giulio II lo ricompensa, affidandogli la tenuta della Magliana. È l’11 agosto 1506.

Alidosi arriva alla Magliana con un compito ben preciso: ampliare il Palatium costruendovi intorno nuovi edifici, adatti ai soggiorni del papa e dei suoi nobili ospiti.

Tuttavia, la figura di Alidosi si rivelerà molto diversa dagli altri raffinatissimi capitani della Chiesa, tutti profondamente intrisi degli ideali dell’umanesimo. Il ritratto di Alidosi realizzato da Raffaello ci dà bene l’idea di un personaggio goffo e macilento, poco incline alle relazioni umane, animato tuttavia da una non comune ambizione personale e da progetti di rivalsa verso una sorte che ritiene gli abbia dato meno di quanto gli spetti.

Francesco Alidosi è infatti il figlio cadetto del signore di Imola. Affidato alla protezione di Girolamo Riario, Alidosi si è fatto conoscere a corte, per poi ottenere con Papa Giulio veloci balzi di carriera e la berretta da cardinale. Il cadetto di Imola brilla adesso di luce propria.

Per il cantiere della Magliana Alidosi si affida all’ingegnere militare Giuliano da Sangallo (1445-1516). Il Sangallo traccia intorno al Palatium i contorni di un castrum rettangolare, con mura e fossato, quest’ultimo realizzato deviando le acque del fosso della Magliana.

Il fossato è colmo d’acqua almeno fino al 1867, quando il critico d’arte François Gruyer avrà modo di annotare: “Un muro sormontato da merli guelfi racchiude i corpi di fabbrica. Superiamo il ponte levatoio sul fiume Magliano, imbocchiamo un portale monumentale con un arco a tutto sesto. Varchiamo la soglia: siamo in pieno Rinascimento, siamo alla Magliana!”.

All’interno il Sangallo realizza un fabbricato a forma di L, addossato alla cinta muraria, con affaccio sulla piazza d’armi interna. Al pianterreno alloggia i servitori; al piano nobile mette le stanze del papa e degli ospiti e il grande salone dei ricevimenti, dalle luminose finestre crociate. Sull’architrave del salone Alidosi fa incidere un’epigrafe con cui celebra se stesso:

Francesco Alidosi, cardinale di Pavia, discepolo prediletto di Papa Giulio II. La parola “alumnus” – discepolo prediletto – dichiara un peccato di vanità dell’Alidosi, che, come vedremo a breve, sarà all’origine di molti guai.


(aggiornato il 28 Luglio 2021)


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