Per il cantiere della Magliana Alidosi si affida all’ingegnere militare Giuliano da Sangallo (1445-1516). Il Sangallo traccia intorno al Palatium i contorni di un castrum rettangolare, con mura e fossato, quest’ultimo realizzato deviando le acque del fosso della Magliana.

Il fossato è colmo d’acqua almeno fino al 1867, quando il critico d’arte François Gruyer avrà modo di annotare: “Un muro sormontato da merli guelfi racchiude i corpi di fabbrica. Superiamo il ponte levatoio sul fiume Magliano, imbocchiamo un portale monumentale con un arco a tutto sesto. Varchiamo la soglia: siamo in pieno Rinascimento, siamo alla Magliana!”.

All’interno il Sangallo realizza un fabbricato a forma di L, addossato alla cinta muraria, con affaccio sulla piazza d’armi interna. Al pianterreno alloggia i servitori; al piano nobile mette le stanze del papa e degli ospiti e il grande salone dei ricevimenti, dalle luminose finestre crociate. Sull’architrave del salone Alidosi fa incidere un’epigrafe con cui celebra se stesso:

Francesco Alidosi, cardinale di Pavia, discepolo prediletto di Papa Giulio II. La parola “alumnus” – discepolo prediletto – dichiara un peccato di vanità dell’Alidosi, che, come vedremo a breve, sarà all’origine di molti guai.