Del soggiorno di Cleopatra agli Horti di Cesare rimangono oggi variegate cronache, redatte dalle personalità e artisti che vi hanno soggiornato.

Gli Horti sono descritti come un esteso cantiere, incentrato sull’ampliamento di una villa rustica alle pendici peridionali del Gianicolo, circondata da alti e odorosi pini. Via via la villa si allarga con nuovi ambienti, fino a diventare un palatium, cioè una lussuosa dimora dai caratteri urbani. Vari artisti ne affrescano le stanze con scene mitologiche, ed è presente la statua colossale di un guerriero gallico. Cicerone riporta che Caio Giulio segue i lavori assiduamente e di persona, e per questo trascura gli impegni pubblici. Del Palatium di Cleopatra oggi purtroppo non rimane nulla.

Al Palatium dimorano anche l’infante Cesarione e Tolomeo XIV, fratello di Cleopatra. Vi si recano abitualmente molti componenti dell’establishment dell’epoca: il triunviro Marco Antonio; Bruto, figlio adottivo di Caio Giulio; e Ottavio, il suo nipote prediletto. Alla corte di Cleopatra stazionano più o meno stabilmente anche il mimo Publilio Siro, lo scultore greco Arcesilao, il precettore Sallustio e i poeti Asinio Pollione, Lucio Apuleio e due talenti emergenti Virgilio e Orazio.

Per Sallustio, che è chiamato ad insegnarle il latino, Cleopatra nutre una cordiale antipatia. Cleopatra stravede invece per il 21enne Orazio, dal carattere esuberante e indisciplinato. La regina ascolta ammaliata le avventure amorose delle sue eroine. I frequentatori riferiscono tutti che il fascino della padrona di casa è grandissimo. Cleopatra, racconta Lucio Apuleio, indossa solitamente una conturbante tunica di lino.

Di pari passo al cantiere edilizio, procedono anche i lavori per modellare i pascoli incolti in giardini di delizia, degradanti a terrazze fino alla riva del Tevere. Cicerone li chiama “giardini della lussuria”, dove “il povero vecchio console” viene irretito dalla vorace regina. Riguardo i giardini, la regina subissa il suo amante di continue proteste. Lamenta che i giardini di delizia sono continuamente invasi da pecore e buoi al pascolo, e la Campana è percorsa senza sosta da carri e muli, così come la via alzaria, la strada di servizio che costeggia il Tevere.

Gli scavi di Jacopi del 1939 hanno portato alla luce vicino ponte Marconi alcuni ambienti della stessa epoca, che con un po’ di fantasia possiamo immaginare come una dépendence del Palatium. I muri sono in opus reticulatum intonacati, con affreschi su fondo monocromo rosso. Alcune porzioni sono oggi al Museo Nazionale Romano e rappresentano una sequenza di uccelli affrontati ai lati di un vaso, con elementi vegetali.

Agli Horti è presente anche un edificio termale, individuato già dal 1915. I visitatori degli Horti riferiscono di quotidiane visite di Cleopatra alle terme e dicono che la regina, che non ama né il caldo né il freddo, predilige il tepidarium, dove sosta in compagnia di uno stuolo di matrone romane che la intrattengono in conversazioni leziose. Con loro la regina presiede alle celebrazioni dei culti isiaci, dal carattere segreto ed esclusivamente femminile.

Di fronte all’edificio termale, l’archeologo Jacopi ha individuato anche il piccolo scalo portuale, con banchine in calcestruzzo, arginatura in blocchi ciclopici e pilastri di ormeggio. Nel porticciolo sosta all’ancora il barcone egizio da parata che Cleopatra ha portato con sé da Alessandria. Sembra che questo barcone, a causa della scarsa portata d’acqua del Tevere, non si sia mai mosso da lì. Per gli spostamenti Cleopatra ha a disposizione un’imbarcazione di servizio, oppure si muove in lettiga, portata a spalla da schiavi.

Di questo porticciolo rimangono oggi anche due cippi di attracco con iscrizioni dei consoli Gallo e Censorino, conservati al al Museo Nazionale Romano. Sappiamo che rimane in funzione anche durante il Medioevo: l’ultima testimonianza di utilizzo risale all’anno 1483, quando Papa Sisto IV vi si imbarca diretto a Ostia su una “nave bucinatoria”.

Il fondo suburbano di Caio Giulio assume così la forma in una reggia campestre, in grado, almeno nelle intenzioni, di rivaleggiare con la Reggia palatina. Una volta a regime, l’organico del Palatium conta 200 dignitari, 30 cortigiani, il corpo armato della Guardia reale e un numero imprecisato di servi, ancelle e ospiti vari.

È troppo. Il popolo di Roma prende unanime le parti di Calpurnia, la moglie di Caio Giulio umiliata dalla pretese della conturbante straniera. Fanno tutti a gara nel raccontarle che Cesare “il conquistatore” è stato ormai conquistato dalla regina straniera. Cleopatra non è certo la sua prima amante ma è di sicuro la più pericolosa, riferiscono i visitatori.

Il grande assente dalla corte portuense di Cleopatra è Cicerone. Per il paladino della tradizione senatoria a Roma c’è un’unica corte regale, quella sul Palatino.

Tuttavia, sappiamo che almeno in un’occasione, Cicerone agli Horti c’è andato. L’occasione è un’udienza personale, che Cicerone ha chiesto alla regina per convincerla a finanziare una missione impossibile, che Cicerone pianifica da anni. Cicerone vuole salvare dalla distruzione la Biblioteca di Alessandria, la più celebre dell’antichità, con una grandiosa spedizione navale a Roma, che trasporti i preziosi papiri a Roma. La regina egiziana è una donna colta, sa comprendere che la proposta di Cicerone è un dono all’umanità. Ma Cleopatra è anche una fine calcolatrice politica e sa che Cicerone è un suo avversario, con cui intende saldare i conti. La donna-coccodrillo è pronta a sferrargli un morso.

Cleopatra lo invita agli Horti, proprio dove Cicerone non avrebbe mai voluto mettere piede. Un emissario gli fa sapere che la regina adotta un cerimoniale bizzarro: per accedere al cospetto della regina, Cicerone deve avanzare piegato in due, col sedere in alto e il viso all’altezza dei piedi, tenendosi le caviglie con le mani. Cleopatra è la reincarnazione di Iside, e a nessuno è concesso di parlare a una dea da pari a pari.

Cicerone, che non è più un giovanotto, avanza faticosamente, tenendo la posizione. E quando la regina lo invita a parlare, a Cicerone manca il fiato. Bofonchia a fatica. A quel punto Cleopatra leva in alto la mano, decretando che il tempo assegnato per l’udienza è finito, congedandolo senza appello. Cleopatra è raggiante: è l’unica che sia riuscita a lasciare senza parole il primo oratore di Roma. Cicerone non avrà mai i preziosi papiri.