Del soggiorno della regina Cleopatra negli Orti di Cesare ci rimangono i racconti degli artisti e delle illustri personalità che insieme a lei vi hanno soggiornato. Dalle loro testimonianze sappiamo di un ingente cantiere opere edilizie, di cui però rimangono oggi tracce archeologiche minime, forse sepolte per sempre sotto gli edifici intensivi di Marconi e Monteverde, forse perché gli archeologi non le hanno cercate nel punto giusto.

Le fonti parlano di un esteso cantiere incentrato sull’ampliamento di una precedente villa rustica, che sappiamo essere genericamente collocata alle pendici meridionali del Gianicolo. Con un occhio alla geografia attuale possiamo immaginare questo edificio non molto distante dall’attuale Stazione Trastevere, che costituisce l’ultimo lembo collinare del Gianicolo prima della pianura di Marconi.

Di questa villa rustica non sappiamo molto, a parte che è circondata di alti e odorosi pini.

Sappiamo però che il console Caio Giulio, su pressante richiesta di Cleopatra, la amplia e la trasforma in un sontuoso “Palatium”, cioè una dimora signorile, dai caratteri urbani.

Sappiamo anche che vengono chiamati vari artisti ad affrescarne gli interni, con scene mitologiche e che, in memoria delle conquiste di Caio Giulio, vi viene collocata una statua colossale di un guerriero gallico.

Sappiamo che Caio Giulio segue i lavori di persona: insomma, ci tiene molto che le cose siano fatte per bene. Ma la vera progettista dei lavori è Cleopatra, che subissa Caio Giulio di richieste esorbitanti, cui è impossibile dire di no. Cleopatra dispone, e Cesare – come ogni amante in ogni luogo e ogni epoca – salda sospirando il conto alle maestranze. Conosciamo questo aspetto perché gli oppositori politici di Caio Giulio, con Cicerone in prima fila, su questo calcano molto la mano, accusandolo di trascurare gli impegni pubblici per attendere al suo cantiere privato.

Al Palatium di Cleopatra si recano ben presto molte delle celebrità politiche dell’epoca: Bruto, figlio adottivo di Caio Giulio, il triunviro Marco Antonio, e il giovane Ottavio, il nipote prediletto di Cesare, dall’indole severa e assai duro nel giudizio verso Cleopatra. Al Palatium dimorano anche Tolomeo XIV, fratello di Cleopatra, e l’infante Cesarione.

Alla corte di Cleopatra stazionano più o meno stabilmente anche i poeti Sallustio, Asinio Pollione, Lucio Apuleio e i due giovanissimi Virgilio e Orazio, quest’ultimo di appena 21 anni e dal carattere esuberante e indisciplinato. Orazio non fa mistero di detestare Cleopatra, pur non disdegnandone la generosa ospitalità, i banchetti e il vivace ed esotico clima di fermento culturale che vi si respira.

È tuttavia per lui che Cleopatra stravede, mentre le fonti riportano che Cleopatra nutre per Sallustio una cordiale antipatia. Sappiamo infatti che Sallustio è assai solerte nel declamare alla regina i suoi versi del Bellum Iughurtinum appena composto, e si applica per farle da insegnante di lingua latina, che Cleopatra non ha alcuna voglia di imparare.  Cleopatra invece parla e pensa in greco, e non ha orecchie che per i versi del giovane Orazio. Cleopatra ascolta ammaliata le avventure amorose delle sue eroine, e pare anche che Cleopatra, ispirata da Orazio, abbia tentato di scrivere lei stessa un componimento letterario, andato perduto, e di cui non si conosce neppure il contenuto.

I frequentatori della corte di Cleopatra riferiscono tutti che il fascino della padrona di casa è grandissimo. Cleopatra, racconta Lucio Apuleio, indossa solitamente una conturbante tunica di lino, simile a quelle delle sacerdotesse egizie. Prudentemente Caio Giulio le ha messo a disposizione anche altre vesti più consone alla moda romana, nei colori tradizionali rosso e giallo; pare che Cleopatra abbia chiesto a un sarto di riadattarle, rendendole più discinte e provocanti.

Alla Corte risiedono anche mimi e attori, tra i quali Publilio Siro, e lo scultore greco Arcesilao, impegnato nel realizzare una statua della regina nelle vesti di Iside, che sarà poi fusa in oricalco (una lega di rame e zinco).

Di pari passo al cantiere edilizio, procedono anche i lavori per attrezzare i pascoli incolti degli Orti di Cesare in giardini di delizia, affacciati sul Tevere. Cicerone li chiama con un nomignolo spregiativo – i “giardini della lussuria” – e riporta sconsolato che in quei giardini “il povero vecchio console” viene irretito da Cleopatra, voracissima mangiatrice di uomini.

Il fondo suburbano di di Caio Giulio assume così la forma in una reggia campestre, in grado, almeno nelle intenzioni, di rivaleggiare con la Reggia palatina. Una volta a regime, nell’organico del Palatium di Cleopatra figurano 200 dignitari, 30 cortigiani, il corpo armato della Guardia reale e un numero imprecisato di servi e ancelle.

Si sa che le richieste di Cleopatra erano ben maggiori – 1000 dignitari e 200 cortigiani – ma Cesare l’ha prudentemente convinta ad accontentarsi, per non sfidare in sfarzo i suscettibili aristocratici dell’Urbe. Sono numerose infatti in città i chiacchiericci. A Caio Giulio vengono rivolte due critiche particolarmente insidiose: la prima è di aver concesso a una straniera onori regali; la seconda è di averle riconosciuto lo status divino di “reincarnazione della dea Iside”.

Anche Cleopatra però ha molte critiche da fare all’amante Caio Giulio. Cleopatra lo accusa di trascurarla e di averla confinata negli Horti, dove a parte passeggiare e ascoltare i poeti, c’è ben poco altro da fare. Nel complesso, le giornate portuensi di Cleopatra trascorrono in una noia mortale, e la regina subissa Caio GIulio di continue lamentele, per adeguare quel lembo di campagna alle imprescindibili necessità di una regina.

Cleopatra ad esempio si lamenta che i giardini di delizia sono continuamente invasi da pecore e buoi al pascolo. Si lamenta anche per il fracasso della Via Campana, percorsa senza sosta da carri e muli, e del traffico sulla via alzaria, la strada di servizio che costeggia il Tevere, da cui i buoi trainano in risalita le chiatte fluviali dirette a Roma. Cesare non può impedire che il traffico mercantile, diretto ad approvvigionare l’Urbe, attraversi la sua proprietà.

Nel complesso dunque, Cleopatra si dimostra sommamente insoddisfatta, dell’ospitalità offerta da Caio Giulio.

Il popolo di Roma osserva quanto accade, e prende unanimemente le parti di Calpurnia, la moglie legittima umiliata dalla pretese della conturbante straniera. A Calpurnia le informazioni giungono principalmente per il tramite di Cicerone ma fanno un po’ tutti a gara, a Roma, nel raccontarle – sdegnati ma intimamente compiaciuti – che Cesare “il conquistatore” è stato ormai conquistato dall’avvenente regina. Cleopatra non è di certo la sua prima amante: ma è di sicuro la più pericolosa. Eppure, in un paradosso tutto romano, Calpurnia rimarrà sempre a fianco del marito, fino all’ultimo giorno e a quelle famose idi di marzo dell’anno 44 in cui Cesare incontrerà un fatale destino.

Le informazioni di Cicerone, tuttavia, per quanto accurate, sono comunque di seconda mano. Il grande assente dalla corte di Cleopatra, infatti, è proprio lui: Cicerone! Per Cicerone, paladino della tradizione senatoria e “pater Patriæ” (padre della Patria), a Roma c’è un’unica corte regale, quella sul Palatino, e non possono esistere altri centri di potere.

Tuttavia, sappiamo che Cicerone agli Orti di Cesare, almeno una volta, c’è andato. L’occasione è un colloquio personale, tra il celebre oratore e la regina, con il quale Cicerone cerca di convincerla a finanziare una missione impossibile, un “pallino” che Cicerone ha in mente da anni, fin da quando Caio Giulio è sbarcato per la prima volta ad Alessandria in Egitto. Cicerone sa che la Biblioteca di Alessandria, la più celebre e grande biblioteca dell’antichità, sebbene abbandonata da secoli, è ancora lì, con il suo immenso patrimonio di conoscenze. Cicerone intende salvare dalla distruzione gli ultimi papiri della biblioteca, e trasferire la Biblioteca di Alessandria a Roma, con una grandiosa spedizione navale. In cambio, come compenso per il suo intervento, Cicerone chiede di poter tenere la Biblioteca di Alessandria “in domo sua” (letteralmente: a casa sua!), come collezione privata.

La regina egiziana è una donna colta, sa comprendere l’immenso valore di quella spedizione. Ma è anche una fine calcolatrice politica. Sa che Cicerone è disposto a pagare un prezzo altissimo, e sa anche che Cicerone la osteggia operamente. Quella biblioteca insomma, può essere l’occasione per rimettere i conti in pari. Cleopatra si mostra sorda alla richiesta di Cicerone, per accrescere il suo desiderio. La donna-coccodrillo intende così fargliela pagare, e attende silenziosa l’occasione per sferrargli un morso.

Dopo avergli per mesi negato un incontro, Cleopatra infine accetta di riceverlo. Cicerone non sta più nella pelle. Cleopatra lo convoca agli Horti, proprio dove Cicerone non avrebbe mai voluto mettere piede. E la vendetta della regina inizia.

A Cicerone viene imposto un cerimoniale bizzarro: gli viene spiegato che così si usa in Egitto. Per accedere al cospetto della regina, Cicerone deve avanzare piegato in due, col sedere in alto e il viso all’altezza dei piedi, tenendosi le caviglie con le mani. Cicerone accetta senza fiatare, pur di ottenere quel tesoro dell’umanità dei papiri alessandrini.

Cicerone, che non è più un giovanotto, avanza faticosamente con la testa tra i piedi, ma riesce ad arrivare ad un passo dalla regina. A quel punto Cleopatra gli dice che potrà parlarle, ma solo se riuscità a mantenere la posizione.

In quella scomodissima posizione, a Cicerone manca il fiato, e bofonchia a fatica poche parole indistinte. A quel punto Cleopatra leva in alto la mano, decretando che il tempo assegnato per l’udienza è finito. Cleopatra lo congeda senza appello, senza concedergli più altri incontri. Cleopatra è raggiante per aver lasciato senza parole il primo oratore di Roma. Cicerone non avrà mai i preziosi papiri.

E Cicerone, furibondo, confida all’amico Pomponio: “Se prima la detestavo, adesso la odio. Il morbo che fiacca Roma ha origine ad Alessandria!”.

Nuvole basse e nere si addensano ora all’orizzonte. Anche tempo a disposizione di Caio Giulio e Cleopatra sta per finire.


(aggiornato il 29 Agosto 2021)