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Il Giardino dei frutti perduti è un frutteto didattico di Roma Natura, realizzato nel 2006 dall’agronomo G. Lucatello. Contiene 160 specie e varietà locali di interesse agrario di albicocco, ciliegio, fico, mandorlo, susino, pesco, pero, melo, melograno, nespolo, sorbo, gelso e giuggiolo. Monte di queste varietà sono a rischio di «erosione genetica»: rischiano cioè di non venire più coltivate, soppiantate da altre varietà, spesso importate, più resistenti o dalla fruttificazione più copiosa, riducendo così la biodiversità complessiva dell’habitat locale.

Gli esemplari presenti nel giardino non sono stati espiantati ma sono stati moltiplicati per innesto. Questa tecnica agraria consiste nell’unire ad un albero o arbusto comune (detto «portainnesto») parti della pianta a rischio (detta «marza»): le marze crescono in simbiosi con la pianta ricevente, conservando però i caratteri propri. Le marze sono state fornite dall’Istituto sperimentale di Frutticultura di Roma. I lavori sono iniziati nel novembre 2006, a seguito della cessione in comodato d’uso del terreno di proprietà Milea sul clivo di via dei Martuzzi. Il terreno – esteso circa un ettaro – è stato recintato e dotato di un impianto idrico (che recupera un vecchio pozzo), camminamenti, panchine e gazebo. Insieme alle piante da frutto si trovano anche le tradizionali alberature nostrane (leccio, ulivo, alloro)m arbusti della macchia mediterranea e piante officinali.