Il flagello della peste rimarrà in città per due anni, anche se la maggior virulenza è concentrata nei primi sei mesi. Già con l’inizio del 1657 si percepiscono segnali di miglioramento. La fine del contagio viene decretata il 7 aprile, con il canto del Te Deum di scampato pericolo.

Il popolino attribuisce la fine dell’epidemia all’intervento della Madonna, tramite l’icona del Salus populi Romani. In tutta la città fioriscono gli ex voto.

È forse nel solco di questa gratitudine che nella chiesina di Santa Passera viene ridipinta l’intera scena centrale nell’abside, con al centro una Vergine in trono.

Accanto alla Vergine trionfante è dipinto anche un secondo soggetto: il terrificante combattimento tra Michele e Lucifero, pensato forse come un’allegoria della peste. L’arcangelo Michele ha grandi ali spiegate, mentre il suo sconfitto antagonista, Lucifero, è raffigurato come un rosso drago di fuoco, che giace agonizzante ai suoi piedi.

Il ritratto di Satana è così realistico e spaventevole che nel tempo la scena pittorica sarà ritoccata e riscritta, in termini più rassicuranti: l’arcangelo guerriero perde le ali e diventa Santa Prassede, e il drago fiammeggiante viene oscurato dalla sagoma di un basso catino battesimale. Il ritratto di Satana sarà riportato in luce dai restauri del 1934.

E passata l’epidemia, la vita riprende, con alcune cautele. Il castello della Magliana, ad esempio, diventa una dogana sanitaria, nella quale vengono controllate le merci in entrata in città via Tevere.

Sono complessivamente anni di grande trascuratezza e forzato abbandono dei campi, in cui la Magliana diviene facile preda di spregiudicati cercatori di tesori. Come Pietro Santi Bartoli (1635-1700), che attua, indisturbato, una raffinatissima razzia di marmi dalla necropoli romana di Vicus Alexandri. Si ha notizia, nel 1706 a Santa Passera, di una ricerca di reliquie. Senza grandi risultati per la verità: le reliquie di Abbas Kyros non verranno mai ritrovate.


(aggiornato il 18 Agosto 2021)