L’Art. 35 del decreto Sblocca Italia autorizza la costruzione e l’attivazione di inceneritori sparsi per il territorio italiano come risposta alla costante e permanente emergenza rifiuti, imponendo una soluzione antiquata e certamente non sostenibile, che si credeva ormai superata stante anche una risoluzione UE del 2012, con la quale si indirizzavano gli Stati membri a percorrere strade diverse. Ciò sta già avvenendo in quelli più virtuosi, mentre per quelli più… duri di compredonio potrebbero profilarsi nuove e onerose procedure d’infrazione. Tutto ciò rappresenta un passo indietro rispetto alle lotte che Cittadini e Comitati hanno portato avanti negli ultimi anni, orientate innanzitutto a far capire che l’incenerimento non è la soluzione e, se anche fosse tale, non sarebbe la più conveniente.

A tal proposito è intervenuto Maurizio Melandri, vice presidente dell’Osservatorio sulla Valle Galeria, che lamenta innanzitutto una “regressione culturale” intrinseca nello Sblocca Italia, ovvero un ritorno a un modo di pensare che si credeva ormai consegnato per sempre agli archivi della storia, anacronistico. Purtroppo invece l’incubo sta tornando a farsi reale, e fra quelli che ne faranno maggiormente le spese ci sono i Romani residenti nei Municipi XI e XII, ovvero quelli che vivono nei pressi della discarica di Malagrotta, chiusa tre anni fa, i cui impianti possono essere di tanto in tanto riaperti per emergenza (segnatevi questa parola sul palmo della mano).

Ora, nessuno può dire con certezza quale sarà il raggio di influenza dell’impianto di incenerimento di Malagrotta, fermo da anni e che dovrebbe essere riaperto a breve. C’è chi parla di un’ampiezza di 3 km, chi di oltre i 20 km in assenza di vento; certamente si potrà dire che la sua apertura è un pugno allo stomaco anche rispetto alla delibera comunale n. 129/2014 (“Rifiuti zero”) – approvata dalla Giunta Marino e tutt’ora lettera morta in attesa di un regolamento applicativo –, delibera proposta dal Comitato Zero Waste del Lazio. Massimo Piras – esponente del suddetto Comitato e fra i sostenitori e promotori della c.d. economia circolare –, pur riconoscendo alla precedente giunta di aver fatto un passo nella giusta direzione, torna a criticarla per non aver messo fra le priorità la creazione delle norme attuative utili, anzi necessarie, a una seria e coerente politica di gestione dei rifiuti, ritardando e rimandando in continuazione gli atti utili alla concretizzazione della delibera comunale 129. Lo stesso vale per la nuova giunta e per il nuovo Consiglio, che finora non hanno neppure preso in considerazione la scrittura del regolamento in questione.

Gli fanno eco ancora Sergio Apollonio e lo stesso Melandri, figure storiche fra i Cittadini che si sono battuti per anni contro la discarica di Malagrotta e a favore di una gestione dell’immondizia vantaggiosa per la salute e per la tasca del cittadino, i quali lamentano un’indifferenza inaccettabile da parte di Regione e Comune: l’una – la Regione Lazio – dicendosi in attesa di dati aggiuntivi sulla “ipotetica” accensione dell’inceneritore di Malagrotta; l’altro – il Comune di Roma – che nulla di meglio ha saputo fare che una vaga dichiarazione di contrarietà, proveniente dall’assessora Muraro.

Oltre a tutto ciò rimane in un limbo indefinito, tra realtà e sogno, la tanto attesa bonifica di Malagrotta, ovvero più precisamente il capping, progetto necessario per la salute di tutti e che non può essere sospeso. Senza questo, come stabilito anche da un accurato studio del Politecnico di Torino, e senza i pozzi in grado di realizzare l’emulgimento del percolato, la discarica di Malagrotta continuerà a inquinare le nostre falde acquifere: un danno non sanabile! Anche qui le Istituzioni sembrano prese da un inspiegabile torpore, tale da non riuscire a far valere delle ragioni in realtà inoppugnabili.

Con queste premesse, l’apertura dell’inceneritore di Malagrotta sembrerebbe già cosa fatta, con un governo favorevole e gli enti locali sostanzialmente inerti, tranne i Municipi XI e XII – entrambi da sempre contrari –, i quali però non hanno peso in questioni come questa, e pertanto sono liberi di esprimersi e di restare irrilevanti, funzionando bene solo come valvola di sfogo: primo strato, solo apparentemente accogliente, del famoso muro di gomma.

Allora attenzione… un inceneritore non è affare da poco, non è una cosa che si costruisce in breve tempo e con pochi soldi, con un investimento minimo di risorse in modo tale da poter tornare indietro sulle proprie decisioni in maniera rapida e indolore. Compiere un investimento del genere significa condannarsi a questo metodo di smaltimento almeno per un paio di decenni. E dover sopportare anche le probabili sanzioni UE, che renderebbero la gestioni degli inceneritori un autentico supplizio per le tasche degli Italiani. Sul piano strettamente tecnico sussiste un’altra implicazione tutt’altro che trascurabile: per far funzionare un inceneritore occorre la materia prima, ovvero la monnezza; pertanto intraprendere questa strada significa strettamente che non ci sarà alcuna politica di riduzione dei rifiuti, ergo nessuna politica di riduzione dei costi, dato che lo smaltimento dei rifiuti si paga a peso; nessuna politica di recupero dei costi attraverso la vendita delle materie prime riciclabili, dato che il valore del CDR (combustibile da rifiuto) è infinitamente inferiore alle potenzialità economiche del riciclo.

Chi può fermare tutto questo? Saranno ancora i Cittadini della Valle Galeria l’ultimo e unico baluardo contro le insalubri speculazioni dei soliti noti e le iniziative insensate e retrograde prese a livello politico e Istituzionale? Certamente ci saranno! Cercando di portare avanti ancora una volta indefessamente, tanto con iniziative a livello istituzionale quanto mobilitandosi nelle strade, un modello di gestione dei rifiuti pulito e remunerativo, quello che converrebbe a tutti ma che, ohibò, non conviene a pochi; quello che quasi tutte le forze politiche sostengono di preferire in fase di campagna elettorale, ma che poi non è mai stato possibile perseguire concretamente a causa della solita contingenza sfortunata che si presenta puntuale rendendolo temporaneamente velleitario. Quello che da decenni ormai viene portato avanti dai Paesi che consideriamo più virtuosi e meglio organizzati di noi, ai quali, però, sistematicamente scegliamo di non assomigliare, continuando invece ad avvitarci in una spirale tutta italiana che ci trascina sempre più verso il basso.

Finiremo nel percolato anche noi, se non stiamo attenti.