Al posto del Capannone Saferrot non nascerà l’atteso complesso polifunzionale previsto nel PRU Magliana, ma, a quanto pare, un nuovo edificio privato con volumi maggiori. Il PD municipale non ci sta e chiede all’Amministrazione di sospendere i lavori per verificare i permessi.

A fine ottobre 2016 l’area in via Sillano era stata contrassegnata come cantiere, con un cartello lavori che annunciava l’ampliamento (foto), senza dire molto di più. “Abbiamo chiesto gli atti agli uffici – raccontano i consiglieri democratici Maurizio Veloccia, Giulia Fainella, Gianluca Lanzi e Angelo Vastola – e abbiamo convocato diverse sedute della Commissione Trasparenza, nel disinteresse totale del M5S al governo del Municipio, su una vicenda che segna il futuro della Magliana producendo un danno al quartiere: la realizzazione di un piano casa commerciale in un’area dove invece erano previste fondamentali opere di interesse pubblico, e senza che nessun onere fosse destinato al quartiere a fronte dell’intervento urbanistico”.

Il progetto originario contenuto nel PRU Magliana – che a questo punto sembrerebbe superato dai fatti – prevedeva la demolizione del vecchio capannone da 19.886 mc (era lì dal 1958) e la riedificazione al suo posto di un complesso polifunzionale con cubature ridotte a soli 12.673 mc. Il complesso era per la maggior parte destinato a uffici (8935 mc), per 1498 mc a uso commerciale e per i restanti 2241 mc ad attività turistico-ricettiva, con all’interno un ristorante, una sala riunioni/spettacoli ad uso del quartiere e locali per una biblioteca. L’opera prevedeva anche una piazza pubblica in quota con l’argine con la funzione di porta d’accesso al Parco Tevere, e sotto la piazza due livelli di parcheggi a servizio del quartiere.

I consiglieri democratici, con un comunicato congiunto con il PD Magliana, chiedono al Municipio di sospendere le nuove opere, in attesa di vederci chiaro: “Abbiamo studiato la documentazione e, da una prima analisi, sono emerse delle incongruenze che la Dichiarazione di inizio attività sembrerebbe contenere, in particolare in relazione ai numerosi condoni su cui si basa il titolo. Poiché la pratica è stata presentata al Municipio, e dunque non istruita a livello dipartimentale, chiediamo al Municipio la sospensione in autotutela del titolo, il conseguente fermo dei lavori e il coinvolgimento di tutti gli organi preposti al controllo affinché si faccia definitivamente luce sulla piena legittimità della pratica stessa”.

Verifiche erano state già richieste il 27 ottobre 2016 dalla segretaria del Pd Magliana Daniela Gentili, che aveva presentato un esposto all’Arma dei Carabinieri Lazio e al Comando municipale dei Vigili urbani. “Segnaliamo che in questi giorni è stato aperto un cantiere – scriveva –, e che mezzi e uomini stanno operando all’interno. Non è possibile evincere dal cartello esposto la tipologia del lavoro, l’autorizzazione concessa e altri elementi la cui indicazione è obbligatoria. Non è possibile comprendere inoltre se tale intervento è conforme o meno al quanto previsto dal PRG in quanto la generica descrizione apposta indica ‘ampliamento’. Non c’è evidenza né di quale soggetto ha rilasciato autorizzazione ai lavori, né per quale finalità”.

 

 

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