In quello stesso anno incomincia una nuova bonifica su larga scala. A guidarla però non è un nobile riformista o un industriale in cerca di terra e manodopera, ma un eccentrico ingegnere. Oggi si direbbe un visionario.

Michele Angelo Bonelli (1869-1961), piemontese, arriva nella piaga fango sa di Pian Due Torri nel 1923, quasi per una scommessa con se stesso

Bonelli è uno stimato ingegnere, già oltre la soglia della me ’età e che si in cammina verso una serena e dorata vecchiaia. La vita gli ha sorriso e gli ha già dato molto, in agi economici e prestigio sociale: ha diretto i lavori di una tratta ferroviaria in Umbria; nella stessa regione ha fondato una banca e ha anche bonificato 400 ettari di terreno incolto. Da questa ultima esperienza ha tratto l’ispirazione per scrivere, uno dopo l’altro, ben quattro libri sulla coltivazione razionale, in cui sostiene che le nuove scienze di fine Ottocento potranno “esten dere lo spazio agrario” e permettere la “colonizzazione delle terre impervie”.

Il suo libro più importante è La concimazione razionale, in cui caldeggia il ricorso estensivo a fertilizzanti chimici in agricoltura (1897). Negli altri tre preconizza il prosciugamento delle paludi e l’irrigazione artificiale delle terre aride; la conserva zione di lungo periodo dei prodotti agro-alimentari attraverso conservanti chimi ci; la cura dei boschi per prevenire gli incendi estivi. Tutte cose che si faranno per davvero, nel secolo successiv . Bonelli è una sorta di Jules Verne dell’agricoltura.

Per dimostrare le sue teorie, Bonelli chiede al ministero dell’Agricoltura del nuo vo governo presieduto da Benito Mussolini (1883-1945, al potere dal 1922 al 1943) di affidargli la bonifica di un terreno ritenuto completamente sterile.

La scelta cade quasi subito su Pian Due Torri, arso dal fuoco in estate e invaso dalle acque del Tevere in inverno, dove Luigi Bianchi (nipote di monsignor Angelo Bianchi) ha già tentato nel 1909 la bonifica, senza riuscirvi. Sul finire del 1923 Bonelli si ritrova così in una stanza ministeriale con Carlotta Ricci, vedova di Luigi Bianchi, per rilevare la tenuta, al prezzo di lire 0,20 o 0,25 al metro quadro. Si tratta di un prezzo irrisorio, rispetto al costo medio della terra coltivabile, che oscilla tra le 10 e 15 lire al metro quadro.

Non senza disappunto Bonelli apprende però che la vedova ha riservato per il figlioletto Giovanni una striscia di terra pregiata, compresa tra via della Maglia

na e il

llettore di destra, denominata “Tenuta Casetta rossa” per via di un

aletto quadrato in cortina di mattoni.

L’affare va comunque in porto e nel maggio 1924 il ministero autorizza l’ini ziativa con due finanziamenti: lire 144.000 alla vedova Bianchi per bonificare la Casetta rossa, e lire 344.600 all’Anonima Gestioni Immobili Torino (Agit), società di cui Bonelli è proprietario, per i circa sessanta ettari restanti. Il mini stero si impegna inoltre a fìnanziare la costruzione dell’argine fluviale “sulla sponda destra del Tev e”

Bonelli mette piede nella nuova proprietà e si dà subito da fare. Intende dimo strare che le terre incoltivabili non esistono: esistono solo contadini pigri e padroni ignoranti. Bonelli, irrorando Pian Due Torri con soli cinque fertiliz zanti chimici ― l’azoto, la potassa (potassio), l’acido solforico, i fosfati e la calce (calcio) ― correggerà ogni manchevolezza del terr

Il metodo Bonelli consiste nell’analizzare il suolo e riconoscervi gli elementi già naturalmente presenti. Di lì si possono percorrere due strade: assecondare il terreno impiantandovi le coltivazioni che necessitano degli elementi naturali già presenti; oppure, attraverso irrorazioni di fertilizzante, si può impiantare qualsi asi coltura si desideri. Nel suo trattato, ortaggio per ortaggio, frutto per frutto, Bonelli ha declinato con minuziose tabelle gli abbinamenti con suoli e concimi; ha scandito precisamente i tempi della semina e del raccolto, e ha persino piani ficato le rotazioni pluriennali tra le colture, per permettere al terreno di riposare e ricostituire le sue energie. Bonelli in fondo somiglia molto anche a un antico sacerdote ar ale.

L’ingegnere studia il terreno di Pian Due Torri e trova l’abbinamento natu rale che non necessita di fertilizzanti: il carciofo romanesco. Tramite l’Agit inizia a reclutare i primi coltivatori di carciofi, per mettere subito la tenuta a reddito.


(aggiornato il 24 Giugno 2021)


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