Nel 1956 il vecchio Bonelli, ormai 87enne, è intenzionato a cogliere l’ultima rosa del suo giardino, prima che arrivi l’inverno della vita. Convoca l’amico architetto Clemente Busiri-Vici e gli commissiona la costruzione di una villa da sogno, in via di Vigna Due Torri, sul modello delle ville hollywoodiane. L’edificio, circondato da un palmeto con piscina, ha un grande atrio con cupola alla moresca.

È una villa strana, che appare perfino sinistra: per ragioni sconosciute Bonelli se ne disfa rapidamente. La nuova proprietaria, la principessa Soraya di Persia (1932-2001), sarà perseguitata dalla malasorte.

Soraya è una giovane donna dalla bellezza struggente. I rotocalchi hanno raccontato il suo matrimonio da favola con lo scià Mohammad Reza-Pahlavi, avvolta in un leggendario abito di Christian Dior. Lo scià l’ha amata con devozione, fino alla terribile scoperta: Soraya è sterile e non può dargli un erede al trono. Con la morte nel cuore la ripudia.

Soraya trascorre l’esilio tra Parigi e Roma, trasformando la villa di Busiri-Vici nel ritrovo mondano del jet set internazionale. Le feste notturne si susseguono vorticose. Ospite fisso è l’attore Alberto Sordi (1920-2003). Sordi ama a tal punto le architetture di Villa Soraya che decide di acquistare per sé un’altra dimora ralizzata da Busiri-Vici, la celebre casa con parco affacciata sulle Terme di Caracalla (oggi casa-museo Alberto Sordi).

Altro ospite fisso è il principe Raimondo Orsini. Soraya se ne innamora e i rotocalchi danno per imminente il matrimonio. Poi succede l’imprevisto: un inserviente vede Soraya prostrata a terra, mentre prega Allah. A quel punto l’autorità ecclesiastica vieta le nozze, accusandola di una conversione insincera.

Soraya trova un nuovo amore, il regista Franco Indovina. E la sfortuna torna a infierire: l’uomo muore tragicamente, in un incidente aereo. La princesse aux yeux tristes, la “principessa dagli occhi tristi”, si spegnerà poco a poco, divorata dal male oscuro.