Il terzo personaggio della nostra storia è uno dei figlioletti di Cosimo de’ Medici, Ferdinando (1549-1609). All’epoca delle scampagnate campestri con lo zio papa, Ferdinando è un moccioso viziato di appena dodici anni; quando vi fa ritorno nel 1571, ne ha dieci di più e la stessa immutata passione per le battute di caccia. E nel mentre, lo zio papa lo ha nominato cardinale. Rimarrà alla Magliana come affittuario per 16 anni, fino al 1587.

Ferdinando vuole far sua la Magliana per sempre, al punto che intreccia con le proprietarie, le monache di Santa Cecilia, una serrata trattativa per acquistarla. Le monache hanno capito che il rampollo dei Medici è disposto a spendere molto: ogni volta che Ferdinando rialza l’offerta, le monache rilanciano. Ferdinando non riuscirà mai a comprare la tenuta.

Eppure è convinto di riuscirci, e da semplice affittuario comincia a fare migliorie a rotta di collo, come se la tenuta fosse già sua. Realizza una stanza-gioiello per il pontefice Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), che è solito accompagnarlo a caccia. Nelle stanze degli ospiti colloca arazzi, argenteria e quadri commissionati appositamente, come il Cristo alla colonna di Alessandro Alberti (1576). Interviene anche sul salone delle Muse, dove aggiusta il tetto e restaura gli affreschi. Il programma del giovane Medici è chiarissimo: riportare la Magliana ai fasti del suo avo, Papa Leone.

Ferdinando, per rendere più interessanti le battute di caccia, acquista numerosi animali selvatici. Fa scavare una peschiera e la riempie di pregiate specie ittiche. Realizza persino una “ragnaia”, una speciale trappola di reti per gli uccelli, sospese tra gli alberi.

Nel 1587 accade l’imprevisto che gli cambia la vita. Muore improvvisamente il fratello maggiore Francesco, granduca di Firenze. E la vita del cardinale-cacciatore cambia. Compie una scelta necessaria: lascia la porpora e la Magliana, per afferrare le redini della casata dei Medici, assicurando un erede al trono di Firenze. Avrà nove figli e sarà ricordato come uno tra i sovrani fiorentini più saggi e lungimiranti.