Torniamo ora indietro di un paio di anni, per raccontare un altro intervento di regimazione idraulica. Anche le case popolari del Trullo nascono infatti imbrigliando le acque, strappando un lembo di terra a un acquitrino paludoso, nella stretta vallata del torrente Affogalasino.

Fino al 1939 nell’area la popolazione è minima: una manciata butteri assediati dalle febbri malariche e uno strenuo vivaista di nome Sebastiano Bianchi, che, immune alle punture dell’anopheles, in quel microclima caldo-umido coltiva piante esotiche e ornamentali, richiestissime dalla borghesia cittadina.

L’acquisto pubblico coatto della palude – 9,8 ettari, con indennizzo forfettario di lire 7,7 al metro quadro – avviene il 5 aprile 1939, con una delibera del consiglio di amministrazione dell’Ifacp, Istituto Fascista Autonomo Case Popolari. Il vivaista Bianchi protesta energicamente: si impunta, ottiene un indennizzo doppio e alla fine se ne va pure lui. L’edificazione di una nuova borgata adesso può cominciare.

Il 5 luglio l’Ifacp torna a riunirsi, con una seduta che si apre nel commosso ricordo del conte Costanzo Ciano (1876-1939), morto pochi giorni prima. Ciano è un personaggio controverso. In gioventù è stato un eroe di guerra – sua la “Beffa di Buccari” con il poeta D’Annunzio –, poi l’adesione al fascismo gli ha spalancato le porte del potere: ministro e presidente della Camera dei Fasci e capo di un potente impero familiare. Suo figlio Galeazzo Ciano è diventato il genero del Duce ed è anche ministro degli Esteri. Un uomo potentissimo.

L’Ifacp decide di intitolare all’illustre scomparso la nuova borgata. Nella piazza principale (oggi viale Ventimiglia) sarà collocata una sua statua colossale, alta ben 9 metri. La commessa è affidata a una cava dell’isola di Santo Stefano, in Sardegna. Il colosso di granito oggi è ancora lì, incompiuto.

A distanza di un mese, il 17 agosto, l’Ifacp riceve una nota riservatissima: “Fare presto. Criteri di massima economia e celerità”. A scriverla è Galeazzo Ciano, nella sua veste di ministro degli Esteri. Il messaggio, per chi ha orecchie per intendere, è fin troppo chiaro: nuvole nere si addensano all’orizzonte. Il giovane Ciano ha da poco firmato il Patto di acciaio con la Germania di Hitler e ha incominciato, in fretta e furia, a rimpatriare i connazionali all’estero, con la promessa di offrire loro lavoro e “case popolari”, che Ifacp sta già costruendo di gran lena.

È una bugia. E il tempo per costruire le case popolari non c’è neppure.

Al loro posto l’Ifacp mette in cantiere le “case popolarissime”, cioè casette provvisorie di appena tre piani, destinate a essere smantellate e sostituite al più presto, con case popolari vere.

La loro progettazione è affidata all’ingegner Giuseppe Nicolosi (1901-1981) e all’architetto Roberto Nicolini (1907-1977). I due sono progettisti affiatati, di grande concretezza. Nicolini in particolar modo firmerà anche i progetti di altri quartieri romani, come il Villaggio Breda, San Basilio, Quarticciolo e Tiburtino III.

Nel frattempo gli eventi precipitano. Il primo settembre 1939 la Germania nazista invade la Polonia ed entra in guerra con Francia e Inghilterra. L’Italia per ora si dichiara “non belligerante”: non è in guerra, ma non è neppure in pace. Attende solo il momento propizio per intervenire e strappare alla Francia le città di Nizza e Marsiglia e l’isola della Corsica.

Appena cinque giorni dopo, il 6 settembre, l’Ifacp appalta i lavori della Borgata Costanzo Ciano. Il contratto, da 9,1 milioni di lire (otto milioni di euro di oggi), è affidato alla ditta Zaccardi.

Il costruttore Armando Zaccardi rispetterà alla lettera il contratto e il 5 aprile 1940 può già consegnare all’Ifacp le chiavi della nuova borgata. In appena sette mesi Zaccardi ha prosciugato la palude, incanalando il fosso Affogalasino dentro un alveo sotterraneo in cemento armato. Al di sopra corre la strada principale della borgata, oggi via del Trullo.