La Storia di una famiglia americana. Lehman Trilogy

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La sto­ria di una fami­glia ame­ri­ca­na, immi­gra­ta negli Sta­ti Uni­ti nel 1844 dal­la Bavie­ra e fal­li­ta nel 2008.

Leh­man Tri­lo­gy, fino al 18 dicem­bre al Tea­tro Argen­ti­na. Di Ste­fa­no Mas­si­ni, regia Luca Ron­co­ni. Con (in ordi­ne di appa­ri­zio­ne): Mas­si­mo de Fran­co­vi­ch, Fabri­zio Gifu­ni, Mas­si­mo Popo­li­zio, Mar­tin Ilun­ga Chi­shim­ba, Pao­lo Pie­ro­bon, Fabri­zio Fal­co, Raf­fae­le Espo­si­to, Denis Faso­lo, Rober­to Zibet­ti, Fau­sto Cabra, Fran­ce­sca Cioc­chet­ti, Lai­la Maria Fer­nan­dez. Sce­ne Mar­co Ros­si, costu­mi Gian­lu­ca Sbic­ca, luci A. J. Weis­sbard, suo­no Hubert West­kem­per, foto Lui­gi La Sel­va.

Da vede­re.

 

La storia

Tut­to ini­ziò l’11 set­tem­bre 1844, con l’arrivo in Ame­ri­ca dal­la Bavie­ra di Heyum Leh­mann, di reli­gio­ne ebrai­ca, regi­stra­to come Hen­ry Leh­man. In segui­to lo rag­giun­ge­ran­no i fra­tel­li e la sor­te, gra­zie alla loro intra­pren­den­za e volon­tà, gire­rà dal­la loro par­te. Con l’arrivo del Nove­cen­to il timo­ne dell’impresa pas­sa al figlio Phi­lip, che diver­si­fi­ca le atti­vi­tà da quel­le pret­ta­men­te ban­ca­rie anche alla bor­sa. Il 1929 segna la pri­ma gran­de cri­si per la Leh­man Bro­thers, con Bob­by figlio di Phi­lip. Bob­by Leh­man muo­re nel 1969 e la dire­zio­ne del­la Ban­ca va a un ester­no alla fami­glia: l’americano di ori­gi­ni gre­che Pet Peter­son. L’ultimo CEO sarà Dick Fuld Jr che non riu­sci­rà a supe­ra­re la cri­si dei deri­va­ti del 2008 segnan­do la fine del­la Leh­man Bro­thers.

Inte­res­san­te per entra­re in que­sta sto­ria fami­lia­re è la con­si­de­ra­zio­ne di Mari­cla Bog­gio nel suo arti­co­lo per cri​ti​ca​tea​tra​le​.it: “Di rilie­vo il fat­to che si trat­ti di una fami­glia ebrea, tenu­ta insie­me rigo­ro­sa­men­te da anti­che tra­di­zio­ni fami­lia­ri e reli­gio­se, che con­tri­bui­sco­no in manie­ra rile­van­te al suc­ces­so di ogni ope­ra­zio­ne intra­pre­sa. Via via che aumen­ta il pote­re del­la fami­glia, si slab­bra l’intesa fra i suoi com­po­nen­ti, sem­pre più distrat­ti da varie for­me di pote­re, fino a quel­lo poli­ti­co che inten­de subli­ma­re l’interesse eco­no­mi­co a una for­ma di impe­gno socia­le, ma che rima­ne ai mar­gi­ni del com­por­ta­men­to e si rive­la anch’esso uno stru­men­to di auto­va­lo­riz­za­zio­ne”.

 

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foto di A. Tri­mar­co

 

Lo spettacolo

Lo spet­ta­co­lo è idea­to in due par­ti distin­te e indi­pen­den­ti fra loro, che van­no in sce­na in manie­ra auto­no­ma: Tre fra­tel­li (I par­te, 2h 35’) e Padri e figli (II par­te, 1h 55’).

La sce­no­gra­fia è essen­zia­le e nel­la secon­da par­te le due attri­ci che inter­pre­ta­no più per­so­nag­gi indos­sa­no ele­gan­tis­si­mi abi­ti in nero. Men­tre gli atto­ri in cra­vat­ta indos­sa­no una tuta ele­gan­te ma comun­que una “tuta” di quel­le da mec­ca­ni­co, ope­ra­io, fale­gna­me. Come a dire: gen­te che lavo­ra e che ha come sco­po prin­ci­pa­le il lavo­ro. La reci­ta­zio­ne risuo­na net­ta le paro­le scan­di­te e tonan­ti. Ma su tut­to soprat­tut­to nel­la par­te secon­da il pen­sie­ro e la vita anche inte­rio­re del capi­ta­li­sta pren­de for­ma. È una sor­ta di osses­sio­ne che lo gui­da: non può per­de­re, non può mol­la­re, il sen­so del­la pro­pria vita diven­ta l’accumulazione e la neces­si­tà di incul­ca­re i biso­gni di acqui­sto nel­le mas­se dei poten­zia­li clien­ti:

 

Acqui­sto = vivo

Acqui­sto = vin­co

 

C’è un sen­so di inte­res­se col­let­ti­vo in tut­to ciò? No, l’unico signi­fi­ca­to è l’accumulazione per se stes­si e per la pro­pria impre­sa: cer­to que­sto fa pro­gre­di­re la tec­ni­ca, la tec­no­lo­gia, la cono­scen­za. In que­sto gio­co però non riman­go­no stri­to­la­ti solo i pove­ri cri­sti ma anche una fami­glia come quel­la dei Leh­man Bro­thers che sem­bra­va desti­na­ta all’eternità. Nel­la scrit­tu­ra di que­sta sto­ria c’è la rap­pre­sen­ta­zio­ne di ciò che acca­de, la vita di que­sta fami­glia e la sua sto­ria; a noi che la vedia­mo il com­pi­to di riflet­te­re sui mol­te­pli­ci signi­fi­ca­ti riguar­dan­ti la natu­ra dell’uomo, dell’economia, del­la reli­gio­ne, del­la sto­ria, del capi­ta­li­smo; del­la real­tà che vivia­mo oggi. Ho tro­va­to par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­vo e appro­pria­to quan­to ha scrit­to Mari­cla Bog­gio nell’articolo già cita­to: “Il col­las­so del­la ban­ca è anche, in chia­ve di meta­fo­ra, il col­las­so di una fami­glia ormai ine­si­sten­te, moral­men­te sva­ni­ta e pre­da di ‘nuo­vi mostri’ ben più agguer­ri­ti nell’impadronirsi del pote­re”.

Per appro­fon­di­re: Sal­ti­na­ria (recen­sio­ne). Le imma­gi­ni de video di coper­ti­na docu­men­ta­no lo spet­ta­co­lo Leh­man Tri­lo­gy al Pic­co­lo di Mila­no.