Gli anni Ottanta si aprono con il completamento di un nuovo iconico edifi cio: i Triangoli di Lafuente e Rebecchini, 18.000 metri quadri di uffici della compagnia petrolifera Esso, nella nuova zona di uffici di Parco de’ Medici. La forma inconsueta ― tre triangoli rovesciati ― è originata dalla natura paludosa del terreno. L’ingegner Rebecchini impianta tre plinti-radice (tre torri sotterra nee di cemento armato) a 70 metri sotto il piano di campagna, su uno strato di occia. Da esse l’architetto Lafuente fa germogliare tre ventagli di vetro in una nervatura d’acciaio, riconoscibili da grandi distanze.

Più avanti, alla Magliana nuova, gli animi tornano a scaldarsi. Il comitato di quartiere preme per accordarsi con le immobiliari per la vendita delle case; gli autoriduttori invece vorrebbero proseguire l’autogestione a oltranza. Una concitata assemblea sancisce la frattura: i proletari della Magliana non vogliono trasformarsi in piccoli borghesi, padroni delle case in cui vivono.

Qualcosa in quegli anni migliora nei servizi pubblici. Dal febbraio 1980 entra in servizio la Metro A e l’Atac crea nuovi itinerari periferici: il 718 e 719 sul quadrante del Trullo e il nuovo bus 780, che unisce le vecchie linee 96 e 97.

Mentre alcune cose migliorano, altre toccano il fondo. La banda, che controlla il business della droga, ha inondato la città con un fiume di eroina e cocai na. La Magliana non ne è affatto immune. Anzi, una generazione intera di ragazzini e giovani adulti ne è travolta. È impossibile restarne fuori: “la roba” è ovunque, anche nelle scuole. Ogni famiglia o comitiva di amici può oggi ricor dare i nomi di giovani vite mancanti all’appello.

Lo scrittore Giovanni Bianconi, in Ragazzi di malavita, ha raccontato la geografia del narcotraffico romano. La città è suddivisa in zone, ognuna con i suoi referenti chiamati “cavalli”. Le zone più grandi si suddividono in piazze, mentre lo spaccio minuto, strada per strada, è affidato alle “formiche”.

Il boss Giuseppucci controlla la zona di Testaccio e viale Marconi, che condivide con Danilo Abbruciati. I testaccini di De Pedis controllano la zona di Trastevere e, più lontano, Centocelle e Torpignattara. La zona della Magliana fa capo ad Abbatino e i suoi: la piazza del Trullo è di Danesi, il Portuense di Castelletti. Il litorale è in mano agli uomini di Selis: Paolo Frau detto Paoletto tiene la piazza di Ostia, mentre Toscano e altri quella di Acilia. Altre zone di spaccio rilevanti sono Garbatella, Tormarancia, Prenestino, Tufello e Alberone.

Sono anni di affermazione per la banda e insieme di cambiamento. Si costituisce un arsenale centralizzato e lo si colloca nei sotterranei del ministero della Sanità all’Eur, via Liszt, 24. Il deposito è gestito con regole di sicurezza eleva tissime. Solo tre sodali possono accedervi: Abbatino, Colafigli e Sicilia, oltre al neofascista Carminati. Da via Liszt pro engono le armi dei depistaggi seguiti alla strage alla stazione ferroviaria di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980. Sul treno Milano-Taranto vengono fatte ritrovare armi e documenti contraffatti, per sviare le indagini su una pista sbagliata. È un lavoro “conto-terzi”: il com mittente rimarrà ignoto.

Arriviamo al 13 settembre 1980. Quel giorno segnerà per la banda l’inizio della fine.

Il boss Giuseppucci è a Trastevere, fuori dalla sala da biliardo di piazza San Cosimato. Scatta l’agguato: Giuseppucci viene colpito al fianco e al torace. Perde molto sangue. Il boss ingrana la marcia della sua Renault 5 e fugge via. Mentre guida capisce che le ferite lo porteranno in breve al dissanguamento. Raggiunge il pronto soccorso Nuovo Regina Margherita. Il boss spira sotto gli occhi dei medici.

Il capo è morto. La banda ha perso il proprio padre. I “figli” ― De Pedis, Abbatino, Selis e tutti gli altri ― organizzano ora l’implacabile vendetta.

A uccidere Giuseppucci sono stati “i pesciaroli”, quelli del clan Proietti, per rivalersi della morte di Franchino er Criminale. La prima imboscata ― contro Enrico Proietti detto er Cane, settembre 1980 ― è tragicamente maldestra: due malcapitati vengono ridotti in fin di vita al posto suo. In un secondo tentativo er Cane rimane ferito. La stessa sorte tocca al figlio Orazio. Il cugino Mario detto Palledoro viene ferito in due diversi agguati. Un loro affiliato viene freddato nel gennaio 1981.

La vendetta a sul clan rivale segna l’ultimo momento di unità della banda. Inizia ora una nuova fase: la lotta per la successione al boss defunto. Le tre anime dell’organizzazione ― Magliana, Testaccio e Acilia ― sono l’una contrapposta all’altra. Inizia la faida interna. Nessuno ne uscirà vincitore.


(aggiornato il 4 Luglio 2021)


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