Alla fine, la tenuta Pian Due Torri viene venduta, all’anziano conte Filippo Cini, desideroso di regalare alla giovane moglie, la contessa Giulia (Giulia Prosperi-Buzi, 1811-1872), un luogo in cui poter correre a cavallo lontana da occhi indiscreti. La contessa è infatti chiacchieratissima. È passata alla Storia come l’amante e musa ispiratrice dello scrittore e diplomatico francese Stendhal (1783-1842).

La relazione scabrosa si intrattiene almeno dal 1833, quando il conte Cini, novello sposo, incomincia a ospitare come habitué lo scrittore Stendhal nella sua casa romana di piazza di Pietra. Stendhal, a sua volta, introduce in casa Cini il suo protégé, il giovane Filippo Caetani (1805-1864).

In alcune corrispondenze Stendhal definisce Giulia “languissante” (languida) e dotata di “ésprit naturel” (una naturale allegria). Ma Stendhal le rivolge anche altre lettere, assai più ardite, in cui copre il nome del destinatario scrivendo sulla busta “À Sandre”. Sandre è un gioco di parole, dal francese “cendre” (cenere), che in latino si dice “cinis”, cioè Cini.

Il conoscitore di cose romane Claudio Rendina riporta un aneddoto. Stendhal, spinto dal rimorso verso il suo amico conte Cini, decide di confessargli il tradimento. Il conte Cini, con aplomb da nobile, gli risponde: “È naturale, è una donna splendida. Sarete a cena a casa nostra stasera?”

Il conte, in realtà, è tutt’altro che tranquillo. Stendhal non è infatti l’unico amante della contessa Giulia: c’è un terzo incomodo, l’aitante Don Filippo Caetani. Appena Stendhal si distrae, il suo protégé gliela fa sotto il naso. Giulia ne è perdutamente innamorata.

La situazione si fa esplosiva quando il 9 maggio 1834 nasce il primo figlio dei Cini, Giuseppe. Nel suo diario Stendhal annota le parole del conte: “È orribilmente brutto. Decisamente, non è mio”.

Lo strano quartetto – conte e contessa, Don Filippo e Stendhal – partecipa a un ricevimento, il Ballo inglese dell’8 febbraio 1836, in cui gli animi si surriscaldano. Volano parole grosse tra Stendhal e il giovane Filippo. Alla fine, Stendhal scrive a Giulia un bigliettino: “Contessa Sandre, farò un sacrificio”. Si farà da parte. Il 26 marzo Stendhal ritorna a Parigi, dimenticando lo strano ménage à quatre.

Due anni dopo, Stendhal avrà modo di rievocare quella vicenda, nel romanzo considerato il suo capolavoro: La Certosa di Parma. Il protagonista, il conte Mosca, è l’alter ego di Stendhal. Il giovane Fabrice Del Dongo è Don Filippo Caetani. E la contessa Giulia è la protagonista femminile, la contessa di Pietra nera. Nera, come la cenere: è un altro gioco di parole. Questa almeno è l’ipotesi avanzata dal saggista Pier Paolo Trompeo, nel suo Le orme di Stendhal.

Così Stendhal descrive la sua eroina: “Giovane, brillante, leggiadra come un usignolo, ha 25 anni appena. La bellezza è il minore dei suoi fascini: è impossibile trovare un’anima più sincera e priva di ogni prudenza, che si libra nella sua interezza nel vivere l’attimo”.

Stendhal muore nel 1842. Sulla tomba si fa scrivere un epitaffio in italiano di sole tre parole: “Scrisse. Amò. Visse”. Giulia avrà altri amori. Don Filippo Caetani, alla sua morte, nominerà suoi eredi tutti e quattro i figli della contessa.