Il nuovo papa Rodrigo Borgia (Alessandro VI) non ama la tenuta della Magliana, anzi la detesta.

Vi compie un’unica ed esplosiva visita nel 1493, di cui rimane la cronaca divertita di Stefano Infessura. Il cronista racconta – in un latino vernacolare che sa già di italiano – che al nuovo papa viene la curiosità di “ire ad prandere” nel “Palatio Sancti Ioannis de la Manliana”, cioè di andare a pranzo al Palazzo di San Giovanni della Magliana.

Ad attenderlo c’è l’eterea figura di Gian Giacomo Sclafenato, un tempo il favorito di Papa Sisto. Sclafenato nasconde con arte l’avanzare degli anni: le vesti damascate mascherano l’inevitabile declino fisico e la pinguedine. Sclafenato sa che quella visita è l’ultima freccia del suo arco: intende fare in modo che il pranzo di Papa Borgia diventi una giornata memorabile, che gli consenta di entrare nelle sue grazie e non finire, anche lui, tra le schiere degli amanti dimenticati e infelici.

Sclafenato dissemina via della Magliana di vedette, per avvertirlo quando il Santo Padre giungerà nei paraggi. Eccolo, arriva. Sclafenato non sta più nella pelle.

I suoi armigeri tirano fuori “unam bombardam grossam”: il pezzo forte dell’armeria, la “gran bombarda”, un’arma balistica in grado di scagliare in aria grandi palle di ferro che la tradizione vuole implementata da Leonardo da Vinci. La Magliana risuona di festosi colpi a salve.

Non tutto però va come previsto. Papa Borgia è sempre sul chi va là: uditi i fragorosi colpi, pensa a un’imboscata del suo nemico giurato, appena sconfitto in conclave: il cardinale Giuliano Della Rovere. Papa Borgia fa retrofront e ritorna in fretta in Vaticano.

Sclafenato è amareggiato. La rivalità tra Borgia e Della Rovere ha mandato in fumo la sua ultima occasione.

Sclafenato trascorre i cinque anni successivi da solitario guardiano della tenuta, nell’attesa di una seconda visita, che non arriverà mai.

Si spegne nel 1497, a 46 anni. Nella sua tomba a Sant’Agostino in Campo Marzio, Sclafenato dichiara ai posteri il suo ruolo di cortigiano del papa e fa incidere che la sua elevazione a cardinale è avvenuta per ingegno, fedeltà, perseveranza e… “doti corporali”. Sì, c’è scritto proprio “dotes corporis”.