Rice­via­mo e volen­tie­ri pub­bli­chia­mo la segna­la­zio­ne-denun­cia di Pao­la Fan­zi­ni, pre­si­den­te dell’associazione di volon­ta­ria­to La Lam­pa­da dei desi­de­ri:

«Voglio segna­la­re, anzi denun­cia­re, una situa­zio­ne al limi­te del­la decen­za che lede la liber­tà dell’individuo e va con­tro più di un arti­co­lo del­la Costi­tu­zio­ne, il dirit­to a una vita digni­to­sa, le pari oppor­tu­ni­tà.

Acca­de che ci sono for­ti discri­mi­na­zio­ni tra disa­bi­li e disa­bi­li. Per­so­ne con disa­bi­li­tà moto­ria che dopo la scuo­la non han­no un luo­go dove anda­re per­ché dopo la scuo­la non esi­ste assi­sten­za, nell’università, nei cen­tri di for­ma­zio­ne, nei labo­ra­to­ri socia­li ecc.

Mia figlia Ema­nue­la è sta­ta “accet­ta­ta” in una coo­pe­ra­ti­va socia­le nel 2009 per­ché giu­di­ca­ta un “caso urgen­te”, dopo esse­re sta­ta rifiu­ta­ta al cen­tro di for­ma­zio­ne del­la stes­sa coo­pe­ra­ti­va per­ché biso­gno­sa di assi­sten­za per anda­re in bagno.

Fino a oggi Ema­nue­la ha sem­pre fre­quen­ta­to i labo­ra­to­ri del­la coo­pe­ra­ti­va, e l’hanno sem­pre por­ta­ta in bagno. Oggi, dopo 7 anni, è sor­to il pro­ble­ma: mi han­no comu­ni­ca­to in una riu­nio­ne di équi­pe che Ema­nue­la, se vuo­le con­ti­nua­re a fre­quen­ta­re i labo­ra­to­ri, deve met­te­re il pan­no­lo­ne, per­ché loro non sono più in gra­do di por­tar­la in bagno.

In que­sta équi­pe era pre­sen­te la refe­ren­te del Comu­ne, la refe­ren­te del­la ASL, la respon­sa­bi­le dei labo­ra­to­ri del­la coo­pe­ra­ti­va, io e mia figlia.

La psi­co­lo­ga, dopo aver det­to alla refe­ren­te del Comu­ne che quan­do si fa una con­ven­zio­ne si deve pre­ve­de­re la figu­ra degli OSS, si è rivol­ta ver­so me e mia figlia dicen­do che poi, tut­to som­ma­to, met­te­re il pan­no­lo­ne era anche una sor­ta di liber­tà. A quel pun­to mi è sali­to il san­gue al cer­vel­lo… Ma come liber­tà! qua­le liber­tà? qua­le auto­no­mia? Met­te­re un pan­no­lo­ne come un bam­bi­no, o come un anzia­no incon­ti­nen­te… que­sta è liber­tà, que­sta è auto­no­mia?

È una ver­go­gna che per tagli, incom­pe­ten­ze o inef­fi­cien­ze una per­so­na con disa­bi­li­tà che a suo tem­po ha lavo­ra­to con fati­ca per otte­ne­re una pur mini­ma ma essen­zia­le auto­no­mia, ora per­ché le Isti­tu­zio­ni non sono atten­te, né rispet­to­se né del­la Costi­tu­zio­ne né del­la Con­ven­zio­ne ONU, deve arre­tra­re di anni luce e tor­na­re al pun­to di par­ten­za con nes­su­na digni­tà, nes­sun rispet­to per la per­so­na.

Allo­ra io sug­ge­ri­sco alle psi­co­lo­ghe, neu­ro­lo­ghe, neu­ro­psi­chia­tre: è inu­ti­le, fati­co­so, dispen­dio­so e stu­pi­do fare anni di logo­pe­dia, psi­co­mo­tri­ci­tà, tera­pie per rag­giun­ge­re “fan­to­ma­ti­che auto­no­mie” se poi a 30 anni devi can­cel­la­re tut­to per­ché non ci sono sol­di, o peg­gio anco­ra devi star­te­ne a casa per­ché ci sono “luo­ghi vie­ta­ti a chi ha biso­gno di anda­re in bagno, e non può far­lo auto­no­ma­men­te!».

Pao­la Fan­zi­ni